La questione rimpatrio, al centro del dibattito politico nazionale, continua a essere una querelle che tiene banco a diverse latitudini e con posizioni differenti. Di recente, il problema è stato affrontato in due modalità: nel primo caso si è risolto con un volo pagato dal Comune e un biglietto aereo di 170 euro.
Nel secondo caso, la vicenda passa per Bruxelles, per il Consiglio Gai dei ministri dell’Interno Ue, per un piano europeo contro gli arrivi di massa e per la costruzione di nuovi centri di permanenza per i rimpatri.
La vicenda di Pieve di Soligo
La prima storia arriva da Pieve di Soligo, in provincia di Treviso. Protagonista è un sessantenne di origine marocchina da 12 anni residente nel comune trevigiano. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano Il Corriere del Veneto, l’uomo in realtà aveva un permesso di soggiorno di lungo periodo, poi scaduto e mai rinnovato, ma non ha mai ottenuto la cittadinanza italiana. Per anni ha avuto un lavoro regolare, una casa, una famiglia.
All’improvviso, poi, la sua vita è crollata. Da oltre due anni viveva ai margini, tra elemosine, espedienti e segnalazioni per piccoli furti.
Al quotidiano veneto, il sindaco Stefano Soldan (di centrosinistra) ha raccontato la condizione del sessantenne e perché il Comune ha deciso di pagargli il volo e mandarlo a casa: «Quando aveva fame andava al supermercato e prendeva qualcosa da mangiare. Qualche volta gli stessi titolari preferivano lasciargli prendere il necessario per non dover sporgere denuncia. Se una persona non ha nulla da fare tutto il giorno, in qualche modo deve sopravvivere. E il rischio è che tutto peggiori».
La proposta di remigrazione del sindaco
È stato lo stesso cittadino marocchino a presentarsi in Comune per chiedere aiuto: voleva una casa e un lavoro. L’amministrazione non ha potuto soddisfare le sue richieste, soprattutto considerata la sua condizione di irregolarità.
Per questo motivo il sindaco gli ha proposto di ritornare in Marocco: «Gli ho detto chiaramente che cosa potevo fare: aiutarlo a tornare nel suo paese. Pago il biglietto aereo e copro le spese necessarie. All’inizio ha storto un po’ il naso, voleva restare qui. Poi ne abbiamo parlato, abbiamo ragionato sulla sua situazione e alla fine ha capito che poteva essere una soluzione. Non c’è stata nessuna costrizione, è stata una scelta condivisa».
In pochissimi giorni, i servizi sociali del Comune e le forze dell’ordine sono riusciti a preparare i documenti e programmare la partenza.
Il sindaco ha spiegato i passaggi di questo intervento che è costato in totale 250 euro (170 euro per il volo e la cifra restante per altre spese compreso un biglietto del treno): «Con qualche centinaio di euro abbiamo dato una prospettiva diversa a una persona e una risposta alla comunità. Si parla tanto di remigrazione, spesso usata come slogan. Ma oltre agli slogan ci sono persone e casi concreti. Non serve una nuova Legge per questo. Basta volerlo. Bisogna prendere un immigrato alla volta, capire qual è il problema e cercare di risolverlo».
Le mosse di Piantedosi sui Cpr
Questa è stata la soluzione «fai da te» del sindaco trevigiano. Nei giorni scorsi, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato che al prossimo Consiglio Gai (la riunione dei ministri della Giustizia e degli Interni dei Paesi dell’Unione) la Commissione europea presenterà un piano d’azione per prevenire e contrastare gli arrivi illegali improvvisi e di massa.
Il ministro dell’Interno, inoltre, ha confermato che il governo ha avviato le procedure per la realizzazione di un nuovo Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio) in Emilia-Romagna e le indiscrezioni più insistenti indicano Bologna come sede prescelta, probabilmente nell’area di via Mattei.
L’annuncio, però, ha subito scatenato un po’ di polemiche e di reazioni da parte della politica locale e, in particolare, del Pd. I democrat emiliani sono apparsi non del tutto in sintonia sulla questione del nuovo Cpr. Il presidente della Regione, Michele de Pascale, ha liquidato la mossa come «campagna elettorale».
La posizione della sinistra su Cpr e remigrazione
Più cauto, anche se storicamente contrario, è apparso il sindaco di Bologna Matteo Lepore, che è propriamente andato «in soccorso» del governatore della Regione. Infatti, la sua replica è stata velata: «Non abbiamo informazioni in merito», sottolineando di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dal Viminale.
Per De Pascale la decisione di realizzare un nuovo Cpr in via Mattei sta in questi termini: «Lo ascrivo alla campagna elettorale: negli altri casi si parla di destinazioni regionali, casualmente in Emilia-Romagna invece si parla di una città specifica, quindi la volontà è quella di fare campagna elettorale e fare discussioni. Ci sono stati quattro anni di questo governo, ma si arriva agli ultimi sei mesi e le cose si fanno tutte adesso: io credo di aver dato sempre il massimo della disponibilità al confronto, al dialogo e all’ascolto, però la modalità mi sembra la tipica modalità di campagna elettorale».
Queste, invece, le parole di Lepore che ha ribadito la sua posizione: «Commenterò questa notizia quando avremo istituzionalmente qualche comunicazione. Faccio fatica a esprimermi su cose che non conosco, al momento non ci è stato detto nulla».
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