Il Pd si schiera con i medici no Cpr. Stavolta i pm diventano i nemici
Debora Serracchiani (Ansa)

Lesa maestà. Il reato è di quelli terribili, che meritano un’ispezione del ministero, il pubblico ludibrio e qualche scudisciata di stile iraniano agli ex amici pm. Lesa maestà dei medici che alcune Procure hanno osato indagare con l’accusa di stilare e firmare certificati falsi per evitare ai migranti clandestini di essere mandati nei Cpr in attesa di rimpatrio.

È questo il riassunto concettuale di un’interrogazione parlamentare di 29 deputati del Pd ai ministri Carlo Nordio (Giustizia) e Orazio Schillaci (Salute) per stigmatizzare le modalità dell’indagine, prendere le distanze dalla sua essenza e far sapere al soccorso rosso in càmice che il muro dem somiglia a quello di Berlino. Il referendum è acqua passata, i giudici invece «no pasarán».

Come i senatori del Pd difendono i medici anti Cpr

Improvvisamente iper-garantisti e preoccupati da un attivismo investigativo che va da Bari a Biella, da Bologna a Varese, da Milano a Roma passando per Ravenna, gli onorevoli piddini si sono premurati di riportare alla luce principi sotterrati durante l’emergenza pandemica come il «rapporto fiduciario medico-paziente» (allora il dottore sorpreso in casa veniva arrestato direttamente dal ministro Roberto Speranza) o il «principio di universalismo nell’accesso alle cure» (allora i non vaccinati erano considerati paria della società).

Il codice deontologico è magicamente riapparso, peraltro a sproposito perché un’inchiesta per falso ideologico ha molto più a che vedere con il codice penale che con il «sollievo della sofferenza nel rispetto della dignità umana».

Per difendere a prescindere (con la coda di paglia a tergicristallo) l’invasione indiscriminata e sicuri elettori a sinistra, il Nazareno ha schierato la cavalleria: 29 su 68, quasi la metà degli effettivi a Montecitorio.

Alcuni firmatari sono graduati, se non colonnelli o generali in pensione del partito rosso come Debora Serracchiani, Matteo Orfini, Laura Boldrini, Piero Fassino e Gianni Cuperlo, fin qui noto per la frase social: «Troppo spesso ho ravvisato nella classe medica i sintomi della rapacità e del cinismo che si trasformano in incuria». Evidentemente non in questo caso.

Perché ora la magistratura diventa nemica per il Pd

L’interrogazione, datata 21 settembre, ha immediatamente il tono dell’allarme in casa propria. È notizia di questi giorni che diverse Procure stiano indagando su presunta formazione e rilascio di certificazioni mediche false finalizzate a impedire l’invio di cittadini stranieri irregolari presso i Centri di permanenza per il rimpatrio; nell’ambito dell’attività giudiziaria sarebbero state effettuate perquisizioni nei confronti di diversi medici, alcuni dei quali non indagati. Le perquisizioni sarebbero avvenute nelle prime ore del mattino.

Secondo quanto appreso da fondi di stampa, l’avvocato Fabio Anselmo, che assiste alcuni dei medici coinvolti nell’ultima operazione ha dichiarato all’Ansa: «Sono basito, sconvolto per le modalità delle perquisizioni, persone non indagate sono state trattate come criminali mafiosi, svegliate prima delle 6 di mattina, accompagnate in questura per i sequestro di cellulari e pc». Fine della prima parte.

La narrazione volutamente drammatica è facilmente criticabile. L’autorità giudiziaria indaga su reati odiosi per un medico (falso ideologico, truffa ai danni dello Stato); i Cpr possono non piacere ma sono in funzione da 28 anni dopo essere stati istituiti dalla legge Turco-Napolitano; le perquisizioni all’alba sono legittimate dall’articolo 251 del codice di procedura penale (secondo comma) che prevede come «nei casi urgenti l’autorità giudiziaria può disporre per iscritto che la perquisizione sia eseguita fuori dai limiti temporali (7 di mattina)».

La metamorfosi della sinistra (a seconda della convenienza)

Sorvolando sulle granitiche fonti (l’avvocato Anselmo, lo stesso difensore di Abderrahim Fakir, e un articolo de La Repubblica), non è difficile concludere che le risposte sono contenute nelle domande e che l’interrogazione ha l’unico scopo politico di intimidire chi sta indagando e di allertare le toghe amiche a scendere in campo.

La seconda parte dell’interrogazione, che si conclude con la sollecitazione ad inviare gli ispettori del ministero (la Procura di Ravenna ha già ricevuto da via Arenula la richiesta di una relazione sulle perquisizioni), è un esercizio moralistico a compendio. Come se il Pd avesse necessità di non farsi sorpassare a sinistra, visto che non più tardi di una decina di giorni fa, a Bologna, Avs e Cgil erano scese in piazza al grido di «Metodi da Gestapo».

Così lo scritto parlamentare galleggia fra l’accusa di «grave lesione della dignità professionale e della riservatezza dei professionisti sanitari» e l’indignazione democratica per un’operazione contro «il principio di universalismo nell’accesso alle cure, la Costituzione e anche il codice deontologico, che determinano quale dovere le medico la tutela della vita e il sollievo dalla sofferenza».

Grazie a un’inchiesta sacrosanta vediamo compiersi il miracolo: il Pd riscopre cardini dimenticati quando fa comodo e al tempo stesso (per la prima volta da tempo immemore) punta il dito contro le Procure. Sull’argomento il numero uno dell’Ordine dei medici, Filippo Anelli, aveva detto: «Se i colleghi hanno redatto certificati falsi saranno sanzionati oltre che dalla legge anche dall’Ordine». Come si permette?

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