Il panorama dell’offerta televisiva di questo autunno si sta arricchendo di una nuova intrigantissima serie.
La «serie tv» delle candidature del centrosinistra
La novità è che non viene trasmessa dalle piattaforme a pagamento, tipo Netflix o Hbo, ma è gratuitamente disponibile per la visione di chiunque legga i giornali o consulti i siti di informazione. Il titolo non è granché: «Cercasi candidato confusamente». Ambientata a Milano, è messa in scena dal «campo largo del centrosinistra» e il protagonista principale è al momento il Pd lombardo e milanese. C’è anche un cattivo, interpretato dal Pd nazionale. Siamo al quarto o quinto episodio della prima stagione, e già se ne annunciano di nuovi. È in ipotesi perfino la nuova stagione 2027.
Le puntate precedenti hanno mandato in scena lo scalpitante Pierfrancesco Majorino, poi i personaggi di secondo piano – sia detto senza offesa – che dentro la galassia dem ambiscono al ruolo. La discesa in campo di Mario Calabresi, con annessi e connessi del suo conflitto di interessi «etico» legato al suo ex lavoro, e alle difficoltà politiche che la sua candidatura pone. Il penultimo episodio, del quale questo giornale ha già fatto una piccola sinossi, verteva sulla perentoria telefonata (stile «fraterna correzione») fatta da Elly Schlein al segretario milanese del Pd Alessandro Capelli, richiamato all’ordine per certe sue posizioni non ortodosse.
L’intervento di Elly Schlein e la missione di Igor Taruffi
L’ultimo episodio che va raccontato descrive la stessa segretaria Schlein che, volendosi accertare di essere stata capita a dovere, ha inviato a Milano il suo braccio destro, Igor Taruffi da Porretta Terme, responsabile nazionale dell’organizzazione. A Milano Igor ha incontrato i vertici milanesi e lombardi del Pd, impartendo direttive molto simili a ordini e spiegando anche come eseguirle. Centralismo democratico 2.0.
Innanzi tutto ha messo bellamente in stand-by la questione delle primarie: non le ha escluse ma è troppo presto, se ne riparlerà (forse) a febbraio 2027. In secondo luogo, Taruffi ha reso esplicito che Calabresi non è un candidato del Pd, e che il Pd avrà un suo unico candidato.
Lanciando due messaggi molto precisi. Primo: il Pd a eventuali primarie avrà un solo candidato, ma nel non fare il suo nome ha di fatto messo in stand-by lo stesso Majorino, che non l’ha presa benissimo. Il secondo messaggio è stato un invito a utilizzare il tempo a disposizione per far fare passi indietro ai molti eventuali pretendenti che si stanno agitando sulla piazza.
Non ci risultano obiezioni fatte dai vertici Pd locali: hanno preso atto delle direttive nazionali e si sono messi a disposizione per osservarle. Difficile dire se Capelli e la stessa Silvia Roggiani (segretaria regionale) abbiano i fondamentali per farle osservare, visto che dopo la visita del nazionale tutti i potenziali candidati hanno ripreso la loro attività alla grande.
Decisionismo romano e il nodo del programma politico
Questo interventismo decisionista romano, che a prima vista potrebbe essere considerato un elemento di forza, in realtà descrive lo stato confusionale in cui versa il Pd: ritardi e indecisioni che si verificano a livello milanese sono dovuti oggettivamente al loro stretto collegamento con le vicende nazionali. In sostanza si decide di non decidere.
Molti osservano che in questo modo Schlein rischia di far male i conti per alcuni motivi. Innanzitutto, perché le macchine dei candidati ormai sono in moto: Majorino sta predisponendo il suo comitato e continua a fare moltissimi incontri, Calabresi ha dato il «la» alla sua candidatura con l’evento al Teatro Parenti, ed è difficile che faccia un passo indietro visti anche gli sponsor «pesanti» che lo sostengono. In sostanza, Calabresi non si è dimesso dalla sua società per fare un giro turistico di Milano.
In secondo luogo, nell’evoluzione politica che lo scenario potrebbe presentare ci sono domande che esigono risposte: chi scrive il programma? Qual è il perimetro politico della coalizione? E questo programma lo si propina agli eventuali candidati senza un loro diritto di parola? E poi: quale tipo di programma? In continuità con i 15 anni di Giuliano Pisapia e Beppe Sala, lasciando viaggiare Milano con quella sorta di pilota automatico con cui procede da lungo tempo? O un programma di rottura , con fascinazioni radicali tipo New York e, udite udite, Berlino?
Non tutti i candidati possono andare bene per tutti i programmi, perciò è inverosimile prepararlo senza consultarli. Ma se si fanno partecipare alla stesura, si riconosce il loro diritto a essere in campo con le conseguenze del caso in ordine alla organizzazione delle primarie e al loro esito.
L’ipotesi del terzo candidato per superare l’empasse
Rimane in fondo un’ultima ipotesi: le primarie non si fanno. A oggi risulta difficile che uno dei due principali competitor possa fare passi indietro. In questo caso, il centrosinistra andrebbe al voto con due candidati della stessa area, e il rischio di rendere possibile al centrodestra di giocare la propria partita anche per sperare di vincere.
Sono interrogativi che la parte più avvertita del centrosinistra si sta ponendo in questi giorni, non trovando ancora risposte. Motivo per cui, qualcuno comincia ad avanzare l’idea che il tempo a disposizione potrebbe essere utilizzato non solo per redigere un programma, ma anche per corredarlo di una «nuova ipotesi» di candidatura a sindaco che costringa gli attuali contendenti a fare un passo indietro.
Troverà spazio nel dibattito della coalizione questa nuova ipotesi? Oggi è difficile dirlo ma, in assenza di decisioni, più passerà il tempo e più questa idea potrebbe prendere sempre più corpo.
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