«Elon ci tiene troppo», così Beppe Grillo risponde con la solita verve ironica alle sollecitazioni della Verità che gli chiede un commento sul pranzo più importante del giorno, quello sulla terrazza romana dell’Hotel Forum. Un paio di ore a tavola con alcuni dei suoi fedelissimi – Nina Monti, Elio Lannutti e Marco Bella – e soprattutto con Andrea Stroppa, il braccio destro di Musk in Italia.
Gli incontri tra i due sono iniziati ad agosto, ma è la prima volta che il cofondatore M5S decide di palesarsi in pubblico con l’uomo che sussurra a Elon (per parafrasare le ultime battute del comico su Conte). Tra le portate non è mancata qualche accesa discussione sull’Intelligenza artificiale e sulle enormi potenzialità dell’uso delle nuove tecnologie sul sistema Paese. Nel recente discorso alla festa del Tempo, Stroppa aveva evidenziato che non deve essere la politica a governare l’IA, semmai deve succedere il contrario: «Usiamo l’IA per controllare la politica». Come? Robot e algoritmi – spiegava – vanno usati per ridurre la spesa pubblica, sfoltire le leggi, tagliare i tempi della giustizia e dotare ciascun cittadino di un assistente IA che prenoti per lui una visita, contesti una pratica o compili tutti i moduli per aprire un’attività. Insomma per semplificarci la vita. «Dicono e l’ha detto pure il ministro Salvini che l’intelligenza artificiale ruberà il lavoro», rincarava la dose Stroppa, «questo non è dimostrato, ma è dimostrato che può potenziare la produttività». Insomma, «la prossima sarà la legislatura più importante del Dopoguerra, perché si intreccia con una rivoluzione industriale. Farò di tutto per sostenere chi avrà questi temi nell’agenda politica».
E Grillo? Sta pensando di lanciare un nuovo movimento, magari dedicato agli under 30, che metta l’IA, i robot e le nuove tecnologie in cima alle priorità di un nuovo Eldorado dove si lavora meno e si vive meglio.
Elio Lannutti che era presente al pranzo e che con il comico ha condiviso diverse battaglie non si sbottona. «Beppe? L’ho trovato come sempre in grande forma», spiega a LaPresse, «lui è un genio. Se spero faccia un nuovo movimento? Io sono vecchio, ho la sua stessa età ma non sono interessato. Se lui invece è interessato? Mai dire mai. Non mettere mai limiti alla provvidenza». Più ciarliero Marco Bella, l’ex deputato M5s, punto di contatto fondamentale con tutto un mondo nostalgico delle origini grilline, si pensi ai giovani «Figli delle stelle», che su Facebook sottolinea: «Se volete saperlo, Stroppa ha idee diverse dalle mie su come affrontare la questione immigrazione […] io penso che una delle prime leggi di QUALSIASI nuovo governo dovrebbe essere lo Ius scholae, però, anche se abbiamo idee diverse, trovo irreale che un ragazzo come Andrea sia costretto a vivere sotto scorta». E poi: «Con Beppe abbiamo parlato di acqua pubblica, rinnovabili, governo delle città per il bene dei cittadini. Non abbiamo parlato di poltrone e mandati. Se mi chiedete di Alessandro Di Battista, vi confermo che non c’era oggi da Beppe».
Del resto, indizi di condivisione di intenti tra Grillo e Stroppa (e quindi Musk) si potevano scorgere già da luglio. «Dalla Cina un segnale storico: salario vitale e reddito universale entrano nel dibattito sull’IA», titolava un post di mezza estate pubblicato sul blog del comico. E giù encomi a Pechino che metteva l’Intelligenza artificiale al centro di un nuovo progetto di società che si poneva gli obiettivi di «raggiungere un’occupazione di qualità, aumentare i redditi delle famiglie, migliorare i servizi pubblici, indicando come orizzonte la prosperità comune».
«Per il 2027», scriveva Stropa ad agosto, «serve una forza capace di reinterpretare il reddito di cittadinanza: una sua evoluzione in grado di conciliare le esigenze di chi ha un lavoro povero e di chi non ha nulla, aumentando i controlli e combattendo gli sprechi. Con l’arrivo della robotica e l’IA su larga scala l’orizzonte è il reddito universale di base».
Genova chiama e a Starbase (estremo sud del Texas, sede principale di SpaceX, la creatura più innovativa di Musk) risponde. Il punto è che nella sua terza età Grillo sembra essere diventato più saggio, aprendo alla teoria dei due forni di democristiana memoria. Da una parte l’America e dall’altra la Cina. Non è passata inosservato, la presenza di Grillo alla festa dell’ambasciata cinese di lunedì sera per la celebrazione del 77mo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare. Insieme a Massimo D’Alema, il grande nemico con il quale condivide però la passione per Pechino.
Il legame tra Beppe e la Cina, del resto, è di vecchia data. Il ricordo di una quarantina di anni fa non è dei migliori (Grillo è stato cacciato dalla Rai per una battuta sul viaggio in Cina di una delegazione di socialisti italiani: «Qui son tutti socialisti? Ma allora a chi rubano?»), poi però le cose sono migliorate. Già nel 2019, il comico si era recato all’ambasciata cinese per alcuni incontri che avevano fatto discutere e a dicembre dello stesso anno aveva indossato una mascherina protettiva spiegando che la usava per difendersi dai «batteri» dei microfoni.
Una mise che ha scatenato una marea di critiche e polemiche quando da lì a qualche settimana è scoppiato il Covid, portato dalla Cina in Italia (L’accusa era: «Sapeva in anticipo?»).
Non solo. Perché Grillo è stato un grande sponsor della Via della Seta (la strategia di Xi Jinping per potenziare i collegamenti commerciali ed economici tra la Cina e resto del mondo) e ha criticato il governo Meloni per averla abbandonata. E ora che sta pensando di tornare in campo, sarebbe assurdo scegliere tra Pechino e l’America. Quando li può avere entrambi.
I due forni non si escludono (basti pensare agli enormi interessi di Musk in Asia) e anzi per tanti aspetti si sorreggono l’un con l’altro.
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