Il nuovo miracolo della sinistra scandinava è durato lo spazio di una conferenza stampa: con buona pace dei progressisti nostrani, che avevano già trasformato l’esiguo vantaggio elettorale in una «lezione storica» per le destre populiste che «si possono battere».
Il ritiro di Magdalena Andersson
Magdalena Andersson, prima donna premier e di nuovo candidata alla guida del Paese dopo il risicato vantaggio dei progressisti ottenuto alle urne il 13 settembre, ha gettato la spugna, restituendo il mandato esplorativo al presidente del Parlamento, prima ancora di mettere piede negli uffici governativi.
E l’entusiasmo della gauche caviar si è improvvisamente convertito in un pudico, imbarazzato silenzio.
Il caso Mohamed Abdukardir Ali
Il casus belli è esploso con Mohamed Abdukardir Ali, neodeputato del partito della sinistra (Vänsterpartiet), una sorta di Soumahoro: su di lui pende un’indagine della polizia per presunti brogli elettorali. Ali ha chiesto due settimane di congedo per «motivi personali», precisando però di non voler rinunciare al seggio.
Il Parlamento, intanto, ha rieletto presidente il moderato Andreas Norlén, anche con i voti dello stesso partito di Ali: la sinistra che aspirava al governo ha contribuito così a eleggere una figura istituzionale appartenente allo schieramento avversario. Non esattamente l’inizio trionfale della nuova stagione progressista.
Le indagini per brogli e la maggioranza risicata
Sul caso Ali, le principali testate svedesi, Dagens Nyheter e Aftonbladet, hanno scavato nella parabola privata e pubblica del candidato, portando alla luce elementi sufficienti a spingere l’Unità anticorruzione ad aprire un’indagine per possibile «influenza indebita sul voto»: nel mirino ci sono schede già crocettate distribuite fuori dai seggi a Borlänge, presunti «servizi taxi» per accompagnare gli elettori e movimenti di contante.
Segnalati anche legami societari riconducibili al controverso «Somaliaavtalet», l’Accordo Somalia, e frequentazioni con persone note alla criminalità locale.
Il risultato elettorale aveva consegnato 173 seggi al blocco di centrodestra e 176 a quello di centrosinistra (con una maggioranza fissata a 175), ma con un deputato in congedo e sotto indagine, governare per i progressisti diventa una partita giocata sul filo del rasoio.
La palla passa al centrodestra
Così la Svezia del modello progressista si ritrova, almeno per ora, con un governo che non c’è, una maggioranza che non c’è e un deputato temporaneamente fuori campo. La palla passa al moderato Ulf Kristersson, chiamato a tentare la costruzione di una maggioranza alternativa con i conservatori. Il miracolo scandinavo può aspettare.
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