Conoscendo le profonde divisioni che esistono tra Pd, 5 Stelle, Avs e centristi, Elly Schlein continua a sfuggire alle richieste di predisporre un programma comune in vista delle primarie. Tuttavia, parlando ai giovani di sinistra riuniti a Ventotene, la segretaria del Partito democratico ha indicato i pilastri su cui si dovrebbe reggere l’azione di un futuro governo del campo largo: sanità, casa e lavoro.
Come dire: tutto e niente, perché quello elencato dalla giovane leader non è un programma e nemmeno si tratta di capitoli di un più ampio piano politico, ma semplicemente siamo di fronte a titoli che non spiegano come si intendano raggiungere gli obiettivi di accorciare le liste di attesa negli ospedali, aumentare l’occupazione e dare un’abitazione a chi non ce l’ha.
L’immigrazione nel programma della sinistra
Tuttavia, nonostante Schlein, per evitare dissidi, sia reticente a parlare di scelte concrete, noi siamo in grado di mettere alcuni punti fermi nel programma della sinistra. Infatti, grazie alle dichiarazioni di vari esponenti del fronte che si candida a governare è possibile capire la direzione che intendono prendere la segretaria e i suoi compagni.
Cominciamo dall’immigrazione. Che la sinistra voglia aumentare la quota di stranieri, convinta a torto (ne abbiamo scritto nei giorni scorsi) che questi ci pagheranno la pensione, è noto. Ma forse è meno conosciuto non soltanto il fatto che sono pronti a dare battaglia per continuare ad avere classi ghetto, dove gli stranieri siano maggioranza, ma anche che i progressisti fanno campagna per consentire la costruzione di nuove moschee (vedasi il caso Venezia), nella speranza che poi gli islamici li votino.
Che il programma del Pd e dei suoi alleati preveda più immigrati per tutti, cioè per ogni singolo Paese della penisola, lo dimostra anche la furia con cui la sinistra cerca di impedire che si parli dell’aumento della criminalità di origine straniera e dell’impatto che questo ha sulla sicurezza. Nel campo largo si nega l’evidenza, accusando chiunque ne discuta di razzismo.
Significativo a questo proposito è l’intervento fatto dall’ex capo della polizia Franco Gabrielli al Festival del Buon vivere di Forlì. L’aspirante ministro dell’Interno di un governo di sinistra ha invitato a non chiamare «maranza» i maranza, perché, ha spiegato, «si tratta di un insulto». È probabile che con i compagni al governo anche i delinquenti non dovranno più essere definiti tali e quanto agli stupratori vedremo.
Per dire che cosa ci aspetta in tema di immigrazione basta però una frase pronunciata da Gabrielli: la remigrazione non si può fare perché con gli stranieri non è previsto il reso Amazon. Dunque, se ne deduce che con la sinistra a Palazzo Chigi dovremmo tenerci clandestini e spacciatori.
Il nuovo nemico: il vino
Ma nel programma dei compagni, indecisi su tutto quando c’è da parlare di Ucraina ed energia (non si è ancora capito se il campo largo è per il nucleare e a dire il vero nemmeno se ha intenzione di costringere i suoi governatori a un piano per installare le rinnovabili), pare esserci un nuovo nemico, ovvero il vino.
Bruxelles vuole varare norme che ne impediscano la pubblicità, obbligando i produttori a fare quello a cui è già costretta l’industria del tabacco, ovvero scrivere a caratteri cubitali che l’alcol nuoce gravemente alla salute. In prima fila nel promuovere le norme c’è l’europarlamentare del Pd Alessandra Moretti, che pur essendo veneta sembra decisa a condannare a morte le aziende di Prosecco, Soave, Pinot, oltre che di Amarone.
Del resto, essendo per l’Italia una voce di bilancio che incide per circa 30 miliardi (fra produzione e indotto) sul Pil, come con i migranti il Pd se c’è una cosa che fa male al Paese la sposa subito.
Auto, parcheggi e doppie misure
E non è finita. Credo che gli automobilisti delle grandi città già sappiano che gli amministratori di sinistra sono impegnati in una battaglia senza quartiere contro i veicoli a quattro ruote. Ogni metropoli, a cominciare da Milano, è stata riempita di piste ciclabili a scapito delle sedi stradali riservate alle autovetture, che perciò sono costrette a lunghe file, con inevitabile perdita di tempo e denaro, oltre che con conseguente aumento dell’inquinamento.
Inoltre, le centinaia di chilometri di vie riservate a cicli e monopattini non hanno soltanto sottratto corsie alle macchine, ma hanno fatto sparire pure migliaia di posti per parcheggiare, aumentando il caos urbano.
Beh, che cosa dice a questo proposito la sinistra? Che nessuno ha diritto al posto auto sotto casa, vale a dire che si può lasciare la vettura anche in periferia. Conclusione: i compagni dicono che gli alunni stranieri che affollano le classi non possono essere smistati in scuole che non siano a 100 metri dalla loro abitazione, ma gli automobilisti possono lasciare la loro vettura, con cui magari si recano al lavoro ogni giorno, a chilometri di distanza.
Capite perché Elly Schlein non parla del programma? Se rivelasse ciò che lei e i suoi compagni hanno in testa, altro che precipitare sotto il 20% (come ha certificato un recente sondaggio): il campo largo si rivelerebbe in breve un campo stretto, tra buon senso e follia.
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