Caro Massimo Mezzetti, caro sindaco di Modena, le scrivo per farle una proposta: perché non si candida come leader del centrosinistra? Lo so che le sembra azzardato. Ma ci pensi. Per mettere d’accordo il campo largo ci vuole un bel coraggio, e lei ha dimostrato di averne più di chiunque altro.
Infatti a maggio, dopo che Salim El Koudri ha compiuto nella sua città un attentato terroristico chiaramente ispirato all’Isis, lei ha convocato una piazza non per solidarietà con le vittime, ma «contro l’islamofobia». Fatte le debite proporzioni è un po’ come se a New York, il 12 settembre 2002, fossero scesi in strada per solidarizzare con Bin Laden. Perciò noi puntiamo su di lei: chi riesce in un’impresa del genere forse è in grado anche di mettere d’accordo Conte e Elly Schlein.
Mezzetti e le prime dichiarazioni sull’attentato
Del resto lei fu categorico, fin dai primi minuti, nell’individuare le motivazioni di quella carneficina: gesto di un folle. «È un giovane italiano affetto da gravi problemi psichici», sentenziò subito. Peccato che il giovane Salim El Koudri, di origini marocchine, non si sentisse per nulla italiano come hanno dimostrato i suoi video. E peccato che la perizia lo abbia definito perfettamente capace di intendere e di volere. Dal che si desume che non ne ha azzeccata una nemmeno per sbaglio. E anche questo, ci pensi, è un requisito perfetto per guidare il campo largo.
I video dell’Isis e la piazza contro l’islamofobia
Non è tutto. Dai telefonini di Salim El Koudri, infatti, sono emersi video di attentati dell’Isis, cui il terrorista si è chiaramente ispirato nel compiere il suo gesto. E anche un altro video in cui mostra la barba appena tagliata dicendo «mi sono purificato», proprio come fanno i jihadisti prima di compiere i loro attacchi. Dunque è evidente che quando lei ha convocato la piazza contro l’islamofobia non sapeva quel che faceva. E anche questa è una dote importante per candidarsi alla guida della sinistra.
Il curriculum politico di Mezzetti
Il suo curriculum, per altro, è perfetto. Nato a Roma da genitori abruzzesi, 64 anni, cresciuto nella Capitale, iscritto a Lettere senza mai arrivare alla laurea, ha sempre vissuto di pane e politica. Dirigente della Federazione giovani comunisti italiani fu spostato a Modena nel 1982, diventando qui segretario comunale, poi provinciale, consigliere e assessore comunale. Nel 2007 il salto nel Sel con cui è diventato finalmente assessore regionale (2010-2020), poi il passaggio a Articolo 1 (con Bersani e D’Alema), quindi il matrimonio con la segretaria storica di Stefano Bonaccini e l’elezione a sindaco di Modena nel 2024. In mezzo anche la presidenza dell’Istituto Gramsci e la trombatura alle Politiche 2013.
L’attacco alla famiglia di una vittima
Purtroppo per lei non è mai riuscito a diventare parlamentare, e per uno con il suo talento è un peccato. In effetti è riuscito persino ad attaccare il fratello di una vittima dell’attentato di Modena, accusandolo di essere «in mala fede» e di «strumentalizzare il dolore altrui» (altrui?). Per questa sua ennesima impresa è stato querelato, ma anziché chiedere scusa ha contrattaccato minacciando la denuncia per calunnia. E questo mi convince ancora di più che lei sia un perfetto leader del centrosinistra: uno che dopo un attentato, anziché con i terroristi e i loro ispiratori, se la prende con le vittime, è proprio capace di tutto. Potrebbe persino dire che il Campo largo può governare ‘sto Paese.
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