La sinistra rimprovera alla destra di occuparsi di legge elettorale e non dei problemi degli italiani. Ma in che cosa è impegnata invece la sinistra? Nel dibattito sulle primarie. Da mesi i partiti che la compongono discutono se il candidato premier della coalizione debba essere scelto con una consultazione ai gazebo o nelle segrete stanze dai capi corrente di Pd, 5 stelle e Avs.
E dunque, se alle prossime elezioni a guidarla debba essere Elly Schlein o Giuseppe Conte, Silvia Salis o altri sindaci come Roberto Gualtieri e Gaetano Manfredi. Oppure un Papa nero, anzi rosso, tipo Franco Gabrielli, ex capo della polizia e pure già direttore dei servizi segreti interni.
Il variegato profilo della rosa dei candidati da solo testimonia che la confusione regna sovrana. Che dire di una coalizione che si professa progressista e che ipotizza di affidare il Paese a un poliziotto, seppure di alto livello?
Anni fa, quando girò il suo nome per la carica di ministro dell’Interno, Vincenzo Parisi, che come Gabrielli guidò gli 007 e poi gli agenti, mi spiegò che in nessun Paese democratico si mette il capo della polizia o dei servizi segreti al vertice del Viminale. Dunque, se anni fa era sconsigliabile trasformare un superpoliziotto in ministro dell’Interno, perché oggi dovrebbe essere normale nominarlo presidente del Consiglio?
Misteri inspiegabili, soprattutto considerando che si tratta degli stessi partiti che ogni settimana rilanciano l’allarme democratico e i pericoli di scivolare verso una dittatura.
Ma a proposito di bizzarrie e contraddizioni, non vi sembra strano che da mesi una parte della sinistra prenda in considerazione l’idea di candidare alla guida del Paese una donna che da appena un anno fa il sindaco di Genova e che non ha ancora dato prova di sapere fare l’amministratrice? Va bene che gli incarichi politici sono a scadenza, come lo yogurt, ma scambiare una città di 600.000 abitanti per un taxi, da cui scendere quando conviene, non vi pare una presa in giro degli elettori?
Certo, quanto a prese per i fondelli la più grande resta comunque il dibattito attorno alle primarie senza che ce ne sia uno attorno al programma che il candidato dovrà applicare nel caso diventi davvero premier. Elly Schlein, chiudendo la festa dell’Unità, ha detto che la sinistra è pronta a governare. Sì, ma per fare che cosa?
Perfino sulla faccenda più urgente, ovvero se continuare a dare soldi e armi all’Ucraina, nessuno è in grado di dire che cosa farebbe un governo di sinistra. Passerebbe la linea un po’ tartufesca della segretaria pd oppure quella un po’ integralista del leader 5 stelle? Nessuno lo sa. E sull’energia, che cosa farebbe la coalizione progressista? Direbbe sì al nucleare, darebbe il via libera ai parchi eolici al largo della Sardegna e sulle coste della Puglia, all’apertura di nuove raffinerie oppure no? Nessuno sa dirlo, perché la sinistra ha al suo interno gruppi che si oppongono a ognuno di questi progetti.
E sulle tasse, quale sarebbe la linea di condotta di un premier a trazione «democratica»? Verrebbe varata la patrimoniale come vuole la coppia di fatto Bonelli & Fratoianni oppure questa sarebbe accantonata, come lascia intendere Giuseppe Conte? Mentre le misure economiche a sostegno del reddito e delle famiglie sarebbero quelle che ho sentito proclamare in tv da Elisabetta Piccolotti, moglie del capo di Sinistra italiana, o quelle che vanno elencando Matteo Renzi e gli altri capetti centristi?
C’è poi il grande tema della sicurezza che, in seguito all’avanzata delle destre un po’ in tutta Europa, anche la sinistra italiana ha riscoperto. Quali sono le proposte del fronte progressista?
Al momento, l’unica pietra miliare del dibattito su come proteggere gli italiani da reati del calibro di rapine e stupri è costituita dal libro di Roberto Speranza di cui nei giorni scorsi ha scritto Francesco Borgonovo. L’ex ministro della Salute che ci chiuse in casa durante il Covid si è spremuto le meningi e ha prodotto un volume dal titolo La nostra sicurezza. Contro la guerra e le disuguaglianze.
Un tomo di 224 pagine che sono tenute insieme da un unico concetto: non bisogna piegarsi alla «sicurezza della paura, dei muri e della propaganda», ma bisogna puntare su «quella che nasce dalla pace, dal lavoro dignitoso, dalla salute garantita, dall’istruzione pubblica, dalla giustizia sociale». Pippe, e scusate la volgarità.
Ecco, la sinistra che rimprovera la destra di non occuparsi dei problemi degli italiani, ha la faccia e gli argomenti di uno come Speranza. Il nulla vestito a festa che piace a Massimo D’Alema. E ho detto tutto.
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