Schlein e la congiura dei finti umili
Da Bersani al sindaco Salis, nel campo largo scalpitano varie figure che fanno credere di voler solo dare una mano. In realtà si muovono per un posto al governo o al Colle.
Da Bersani al sindaco Salis, nel campo largo scalpitano varie figure che fanno credere di voler solo dare una mano. In realtà si muovono per un posto al governo o al Colle.
Secondo le rilevazioni Istat, il 30% delle famiglie immigrate si trova in povertà assoluta e necessita di continui sussidi pubblici. Ma sul bilancio (criticato dall’Europa) pesano anche i trattamenti previdenziali minimi corrisposti a chi aveva scarsi contributi.
Il campo largo deve indicare il candidato a Chigi. Intanto Elly dà del bugiardo al rivale Giuseppi.
La segretaria in direzione contro M5s: chi ha più voti si impone. Ma l’ex premier: decideranno i cittadini. La minoranza dem diserta il voto. Poi Elly bisticcia con la Meloni: «Vai a casa, hai fallito», «Dici solo falsità».
Majorino prova a inseguire Calabresi facendo un passo in avanti. Altri scalpitano. E il capo del partito, atteso oggi dalla direzione, resta spiazzato dal nodo primarie: usarle per il caso locale le rilancerebbe a livello nazionale. Il M5s intanto spinge per il terzo nome.
Dopo la lettera sull’energia, il segretario del Pd si rivolge ancora al premier: «Deve dire quando ci confronteremo nelle urne». Intanto Giuseppi la snobba e pensa al programma.
I progressisti accusano Meloni di concentrarsi su falsi problemi, tipo la legge elettorale. Ma loro di che si occupano? Da settimane si scannano sulle primarie, mentre il programma resta per aria. Ucraina, energia, sicurezza, welfare: quale sia la linea è un mistero.
Da sempre, la politica banchetta a Viale Mazzini. Ma l’attuale assetto è figlio della riforma Renzi, che peggiorò lo status quo
Da statuto, il Pd dovrebbe fissare ora l’elezione del nuovo leader. Ma Elly non schioda.
Renzi attacca Meloni e Vannacci: secondo lui, alleandosi, non avrebbero più credibilità. Fa sorridere, detto da chi restò in campo nonostante la promessa di lasciare in caso di sconfitta al referendum. E strillava anche «mai col M5s», salvo poi farci un governo.
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