Roggero resta dentro perché è italiano
Mario Roggero (Ansa)

Non ho mai avuto dubbi sulla decisione dei giudici del tribunale di sorveglianza di Torino. Fin dal primo giorno in cui gli avvocati di Mario Roggero hanno presentato istanza di scarcerazione del loro assistito, con richiesta di rinvio dell’esecuzione della pena, ero certo che la risposta sarebbe stata negativa.

Non ci voleva molto a capire che sarebbe andata così. Che diamine, il gioielliere di Grinzane Cavour non è un bengalese che ha violentato una minorenne. È un uomo di 72 anni che, di fronte a tre rapinatori che avevano minacciato moglie e figlia con le armi, ha reagito.

Li ha inseguiti fuori dal suo negozio e, con la pistola regolarmente denunciata, ha sparato, facendo secchi due malviventi e ferendone un terzo. Si può essere indulgenti con un tipo che, dopo aver subito altri assalti, perde la testa ed esplode dei proiettili contro dei banditi? Ovvio che no.

E, infatti, come era già accaduto in tutti e tre gradi di giudizio, i giudici non hanno avuto alcun tentennamento, rispondendo picche alla domanda avanzata dalla difesa del gioielliere.

Bisogna riconoscere che per una volta la Giustizia, con la G maiuscola, non si è fatta attendere. Mentre in altri casi procede a passo di lumaca, in quello di Roggero è stata velocissima: neppure le vacanze estive, con conseguente chiusura del tribunale, hanno rallentato il processo per ribadire che un tizio colpevole di aver ucciso due rapinatori, ferendone un terzo, deve restare in carcere.

Arrestato a metà luglio, il negoziante si è visto negare la scarcerazione in meno di due mesi: una sentenza da record, con cui si dimostra che nei tribunali qualche cosa funziona.

Certo, resta da capire perché nei confronti di un uomo di 72 anni che ha difeso la famiglia la giustizia sia rapida e inflessibile, mentre quando di mezzo c’è un violentatore di minorenni se la prenda comoda, al punto che nel caso di Torino, nonostante i pm abbiano fatto ricorso contro la scarcerazione, il giudice non ha ancora preso una decisione, ma anzi l’ha rinviata di un mese.

Guarda caso la giustizia a due velocità, che ha sempre per teatro il capoluogo piemontese, è rigidissima con un italiano ed elastica con un extracomunitario. E sempre per una coincidenza fortuita, mentre nella sentenza di condanna a 14 anni e nove mesi per Roggero si tende a evidenziare senza sconti la reazione spropositata del gioielliere di fronte alla minaccia dei rapinatori, in quella che ha disposto la scarcerazione del bengalese si sottolinea il trauma patito dal poveretto al momento dell’arresto.

Lo straniero, che prima di violentare una tredicenne aveva molestato un’altra donna, non si aspettava di finire in galera ed è forse per averlo trovato in stato di choc – lui, non la vittima – che il magistrato ha deciso di metterlo fuori. Immagino che il turbamento sia considerato un’attenuante solo se si è immigrati. Perché nel caso di Roggero non è stato considerato affatto e non è valso né ad accorciargli la pena né a consentire il differimento della detenzione.

Tuttavia, mentre da un lato i giudici hanno affossato la speranza del gioielliere di essere restituito alla propria famiglia, dall’altro hanno ribadito che l’unico modo per scarcerare l’uomo è concedergli la grazia.

Infatti, nell’ordinanza del tribunale di sorveglianza, uno degli argomenti usati per dire no alla richiesta dei legali è che la questione di una liberazione è di competenza del presidente della Repubblica. «Sarebbe una quasi irrispettosa intrusione della magistratura in un ambito che costituisce prerogativa esclusiva del capo dello Stato».

Il tribunale non nega le condizioni particolari del caso Roggero, spiegando che «la reazione di una persona ingiustamente aggredita non la si può misurare con il bilancino», e contemplando la possibilità che in tali frangenti possa verificarsi «l’esplosione di una sorta di choc emotivo capace di obnubilare e di indurre così la vittima designata a condotte inconsulte nelle fasi immediatamente successive l’avvenuta iniqua aggressione».

Sì, il gioielliere può effettivamente aver perso la testa e aver reagito in preda a un grande turbamento, ma la legge non ammette reazioni «fuori controllo».

Dunque, tocca a Sergio Mattarella agire: vuole continuare a lasciare in galera un uomo che ha difeso la propria famiglia dai banditi mentre fior di violentatori di minorenni restano a piede libero?

Se necessario, sono pronto a inviare al capo dello Stato un elenco di delinquenti scarcerati per eccesso di buonismo e tornati rapidamente a delinquere. Rimettere in circolazione stupratori e picchiatori di poliziotti è il vero scandalo, non rimandare a casa un uomo che ha il torto di aver reagito di fronte ai rapinatori.

Io credo che le persone per bene stiano con Roggero e non con i rapinatori: il presidente della Repubblica non può ignorarlo.

Da non perdere

Qui qualcuno vuole gonfiare Vannacci contro Meloni
L'editoriale

Qui qualcuno vuole gonfiare Vannacci contro Meloni

L’idea di schierare Monti, simpatico come la carta vetrata, a duellare con un asso della comunicazione qual è Vannacci, induce a sospettare manovre per aumentare i consensi di Fn, sperando li tolga alla maggioranza. Del resto il primo a pensarci è stato Renzi.

Senza la Meloni saremmo già in bancarotta
L'editoriale

Senza la Meloni saremmo già in bancarotta

Il governo più longevo, forse il primo che completerà la legislatura, non ci ha portato il Bengodi. Ma con Schlein & C. saremmo andati in default. Invece abbiamo lo spread a picco (meglio che con Draghi), 1 milione di occupati in più e l’80% di sbarchi in meno.