Dalla mostra sui feti agli aborti evitati: la sinistra non sopporta più la vita
Just Euman

Ogni volta che si parla di difendere la vita, qualcuno a sinistra perde la testa. Risulta clamorosamente evidente se si osserva ciò che accade a Strasburgo e a Torino. Nella sede del Parlamento europeo è stata organizzata, su iniziativa del deputato di Fratelli d’Italia Paolo Inselvini e per la curatela di Pro Vita & Famiglia, una mostra intitolata «Just Euman. Come nasce un cittadino europeo».

Vuole raccontare «lo sviluppo umano dalla fecondazione alla nascita» e consta di 17 pannelli e di un video, ovvero Baby Oliver, che mostra lo sviluppo del bambino nel ventre materno.

Alla sinistra oramai sembra dia fastidio la vita

Ebbene, tutto ciò per i progressisti europei è semplicemente inaccettabile. «Sono letteralmente sconvolta», ha detto a Repubblica Alessandra Moretti del Pd, «nel vedere che un eurodeputato italiano di Fratelli d’Italia abbia organizzato, all’interno del Parlamento europeo, una mostra contro il diritto all’aborto e contro la libertà delle donne di autodeterminarsi e scegliere sul proprio corpo. L’interruzione volontaria di gravidanza è per ogni donna una scelta drammatica, forse la più dolorosa della vita. Vedere un’esposizione che calpesta i nostri diritti e le nostre libertà all’interno delle istituzioni europee è inaccettabile, così come è grave che sia stata autorizzata».

Spiace per la deputata, ma sinceramente non si capisce quali diritti possa violare una esposizione che mostra le fasi di una gravidanza. Dobbiamo dedurne che debba essere proibito nelle sedi europee anche solo esibire una immagine di una donna incinta?

Per Carolina Morace del Movimento 5 stelle la mostra è addirittura «un oltraggio a tutte le donne» e «un ripudio dei valori europei». Ottimo: ora sappiamo che secondo qualcuno un bambino nella pancia della mamma è contrario ai valori Ue.

Le solite insensatezze della sinistra

Ovviamente non potevano non intervenire il tema pure i progressisti europei al gran completo. I presidenti dei gruppi parlamentari di Socialisti, Sinistra e Verdi hanno inviato una lettera a Roberta Metsola, presidente dell’Europarlamento, in cui dichiarano che le istituzioni Ue hanno «la responsabilità di difendere i diritti fondamentali e i valori di uguaglianza e dignità su cui si fonda il progetto europeo. Dare visibilità a iniziative che mirano a limitare la libertà riproduttiva delle donne invia un messaggio politico estremamente preoccupante, mentre il Parlamento si dovrebbe schierare a difesa dei diritti fondamentali».

I deputati chiedendo dunque a Metsola di «adottare le misure necessarie per rimuovere la mostra dai locali del Parlamento» e di «garantire che gli spazi dell’edificio non vengano utilizzati per promuovere campagne che minano i diritti fondamentali delle donne».

Insomma vogliono che la mostra sia censurata. Fantastico, in un colpo solo la sinistra è riuscita a offendere la vita e la democrazia.

Ora sono pure contro l’aborto evitato

Qualcosa di analogo accade anche in Piemonte. La Regione nei giorni scorsi ha confermato la volontà di portare avanti il progetto Vita nascente che offre aiuto e assistenza alle donne intenzionate ad abortire per motivi economici. In tre anni, stando ai dati ufficiali, questo progetto ha consentito di mettere al mondo qualcosa come 1.226 bambini.

Ai progressisti risulta difficile contestare il risultato e anche il fatto che siano stati stanziati soldi per le donne in difficoltà. Dunque concentrano l’astio verso un’altra iniziativa, ovvero la riapertura della Stanza dell’ascolto presso l’ospedale Sant’Anna di Torino. La stanza era stata aperta nel settembre dello 2024 con l’obiettivo di «offrire supporto concreto e vicinanza alle donne in gravidanza, contribuendo andar superare le cause che potrebbero indurre alla interruzione della medesima».

Cosa succederà ora a Torino

Insomma, si trattava di un luogo di ascolto per le donne, a cui veniva offerto un aiuto e la possibilità di non abortire. Una possibilità che, però, la Cgil di Torino e le femministe di Se non ora quando non gradivano affatto. Sindacato e femministe lo scorso anno hanno fatto ricorso al Tar sostenendo che la Stanza dell’ascolto violasse la legge 194. E in effetti il tribunale ha ordinato la sospensione dell’attività, giudicando illegittima la convenzione siglata tra la Città della Salute torinese e il Movimento per la vita.

A ben vedere, però, il Tar non ha affatto dato ragione a Cgil e compagne, anzi ha stabilito che la Stanza non viola affatto la legge. Motivo per cui ora la Regione ne ha annunciato la riapertura, «assegnandone la gestione in convenzione al Centro di Aiuto alla Vita e Movimento per la Vita Giuseppe Foradini Odv di Rivoli. Come da delibera, si procederà ora alla stipula della convenzione e alla formazione integrativa obbligatoria aziendale per le volontarie, come previsto dall’Avviso pubblico». Risolte le difficoltà tecniche che avevano portato il Tar a fermarlo, adesso il progetto riparte.

I dem piemontesi che promuovono l’aborto

Il fatto che qualche donna, rispettosamente aiutata, possa decidere di non abortire e di far nascere un bambino risulta però insopportabile per la sinistra piemontese. Secondo Alice Ravinale, capogruppo di Avs in Regione, la riapertura della Stanza è, niente meno, «uno scandalo», una «prepotenza nei riguardi delle donne».

A risponderle ci pensa Maurizio Marrone, vicepresidente della Regione per Fdi: «Comprendo la frustrazione della sinistra perché ogni nostra azione a favore della vita e della vera libertà è una picconata ai loro tabù woke», dice alla Verità.

«Alle donne che affrontano una gravidanza in difficoltà economica loro spacciano l’aborto come unico diritto possibile, mentre noi offriamo tramite i centri di aiuto alla vita anche un’alternativa di servizi a sostegno della nascita con l’aiuto economico per affitto, mutuo e bollette, la fornitura gratuita di pannolini, latte, biberon, culle, passeggini e corredini, l’accompagnamento al lavoro, la formazione per chi non ha esperienza. Nell’ospedale primo in Italia sia per parti sia per interruzioni di gravidanza, il Sant’Anna di Torino, superiamo tutti gli ostacoli dalle intimidazioni antagoniste dei centri sociali ai ricorsi giudiziari per riaprire una stanza accessibile a tutte le donne in dolce attesa dove le volontarie del movimento per la vita possono garantire un servizio di ascolto e assistenza».

A Strasburgo come a Torino, le modalità di azione dei progressisti sono le medesime. Pretendono censure e mordacchie, blaterano di diritti violati. Si nascondono dietro la legge 194 fingendo di non sapere che questa tutela la vita fin dall’inizio. Ma proprio questo è il punto. La sinistra europea non accetta alcuna forma di difesa delle nascite. Straparla di diritti delle donne, ma odia chi aiuta concretamente quelle che vogliono diventare madri. Nell’Europa progressista, la vita non è un valore.

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