Che a Bologna siano gli antagonisti, sedicenti antifascisti, a decidere chi deve parlare, quando e cosa deve dire è, ormai, un’evidenza. Giovedì scorso nel quartiere della Bolognina la polizia è dovuta intervenire in tenuta antisommossa per impedire l’aggressione violenta del content creator Jolly Time da parte di un nutrito gruppo di attivisti dei collettivi di ultrasinistra.
La tentata aggressione all’influencer pro agenti
Jolly Time, all’anagrafe Ambrose Omo Irogho, è un trentaduenne di origini nigeriane, noto per i video di denuncia degli effetti della accoglienza indiscriminata e della mancata integrazione girati proprio a Bologna.
Lo scorso luglio, aveva partecipato al presidio a favore delle forze dell’ordine dopo l’arresto e la morte di Abderrahim Fakir – il quarantaduenne deceduto il 19 luglio 2026 durante un controllo di polizia – e questa sua posizione ha determinato la necessità di dotarlo di una scorta in occasione della passeggiata pubblica, per evitare che venisse assalito con violenza da chi voleva impedirgli di attraversare a piedi, con la bandiera italiana sulle spalle, un quartiere che si definisce «antifa».
All’opposto nella giornata di ieri, completamente indisturbati, gli attivisti bolognesi – membri dei collettivi a cui appartengono i 26 facinorosi denunciati per la guerriglia urbana che lo scorso 20 luglio ha devastato il centro della città – hanno occupato, per l’intera giornata, gli spazi della Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna per «iniziative di confronto» sempre sul tema Fakir.
L’occupazione a Bologna «in omaggio» a Fakir
La vulgata sostenuta, ovviamente, senza alcun contraddittorio, è che il quarantaduenne sia morto «in quanto migrante», tesi oltretutto avvallata pubblicamente dall’avvocato Fabio Anselmo, che rappresenta la famiglia di Fakir, intervenuto la sera precedente a una iniziativa del centro sociale Labas. Per Anselmo «Fakir doveva morire», come «segnale della propaganda di Stato».
Sempre ieri il sindacato di base Sì Cobas, presente alle iniziative di occupazione, ha annunciato la volontà di proclamare una giornata di «sciopero generale» dedicata a Fakir – ma anche al «carovita e al caro carburante» – da organizzare nelle prossime settimane con mobilitazioni in zona Interporto Bologna. Il prossimo appuntamento è fissato per il 30 settembre, quando tutte le componenti presenti all’assemblea torneranno a riunirsi.
Tra le prossime iniziative dei compagni, inoltre, è prevista anche una mobilitazione davanti all’Ufficio immigrazione della Questura di Bologna. La protesta sarà dedicata ai lunghi tempi di attesa per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno.
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