beppe grillo
Beppe Grillo (Ansa)

Il tormentato iter della nuova legge elettorale supera un altro snodo cruciale: l’Aula del Senato, questa mattina, ha approvato il testo con 113 sì, 71 no e 2 astenuti. Ora la legge deve tornare alla Camera, essendo stata modificata a Palazzo Madama dopo il primo passaggio a Montecitorio: la discussione generale in Assemblea è prevista per il 28 settembre.

Maggioranza compatta nel voto finale. La legge all’articolo 1, quello clamorosamente bocciato alla Camera un mese fa col voto segreto prevede i capolista bloccati e tre preferenze da esprimere su un listino di sei nomi, con alternanza di genere.

Come abbiamo più volte scritto, questo meccanismo consente di eleggere una buona parte di parlamentari con le preferenze solo ai partiti più grandi, Fdi e Pd: tutti gli altri, salvo rarissime eccezioni, finiranno per portare in parlamento solo i capolista.

Le polemiche si spostano su un’altra novità: l’aumento esponenziale delle firme da raccogliere per chi non ha attualmente un gruppo parlamentare e vuole presentarsi alle elezioni. La soglia necessaria di firme quadruplica: si passa da 1.500 a 6.000 per ogni collegio. Calcolatrice alla mano, solo per quel che riguarda la Camera, dove i collegi sono 49, un partito che vuole presentarsi in tutta Italia dovrà raccogliere 300mila firme.

Firme quadruplicate per i partiti senza gruppi: Onorato attacca e invoca Mattarella

Chi non riuscirà a raggranellare le firme per almeno la metà dei collegi, sarà escluso completamente dalle prossime elezioni. I partiti che hanno già un gruppo in almeno una delle due Camere, come ad esempio Futuro Nazionale, dovranno raccogliere 1.500 firme per collegio.

Infuriate le formazioni come Progetto Civico Italia, dell’assessore capitolino Alessandro Onorato, non rappresentate nell’attuale parlamento ma già in campagna elettorale: «Con questa legge», dice Onorato nel corso di una manifestazione di protesta, «Chi è in parlamento ci rimane a vita, chi è fuori non ci può entrare.

Questa è la norma truffa della legge elettorale che hanno pensato. La cosa ancora più grave e che mi lascia veramente basito è che nel 2013 Fratelli d’Italia dovette raccogliere appena 40mila firme: perché noi ne dovremmo raccogliere 10 volte tante? Le regole devono essere uguali per tutti non è che si possono aggiustare in base al momento». «Venerdì scorso», aggiunge Onorato, «Ci siamo permessi con grande rispetto di scrivere al presidente Sergio Mattarella verso il quale nutriamo la più grande fiducia. Siamo sicuri che starà seguendo i lavori della legge elettorale con la massima attenzione che ha sempre dimostrato. Però ci interessava formalizzare che questa norma è oggettivamente incostituzionale perché le sentenze della Corte costituzionale dicono chiaramente che tu non puoi stabilire delle barriere impossibili da superare a chi sta fuori e salvare quelli che stanno dentro».

A questo punto non è da escludere che qualche partito di centrosinistra dia in «prestito» a Onorato i parlamentari sufficienti per formare una componente alla Camera o al Senato, per aggirare l’ostacolo.

Siamo di fronte, come è evidente, a tecnicismi, che però avranno il loro impatto sul risultato delle prossime politiche.

Grillo prepara il ritorno alle urne: il nuovo partito può scuotere il M5s e il centrosinistra

A proposito di impatti: certamente notevole sarebbe quello di un nuovo partito di Beppe Grillo in campo alle elezioni. La suggestione è corroborata dagli spifferi che circolano nel M5s e da qualche segnale lanciato dall’ «elevato», che ha cambiato l’immagine del suo profilo di Whatsapp inserendo un finto simbolo della sua creatura con la scritta «Movimento zero stelle».

Grillo si presenterebbe in solitaria, e per Giuseppe Conte e il centrosinistra sarebbero dolori: nessuno è in grado di quantificare l’appeal elettorale del politicomico, ma è facile immaginare che farebbe presa sui tanti pentastellati della prima ora delusi dalla svolta partitocratica impressa al movimento prima da Luigi Di Maio e poi da Giuseppi.

Non solo: a gennaio è in calendario l’udienza per la proprietà del simbolo del M5s, nell’ambito della causa avviata da Grillo al tribunale di Roma, ed è facile immaginare quale catastrofe sarebbe per i «nuovi» grillini se a Beppe venisse riconosciuta la titolarità del simbolo storico del movimento.

Dal simbolo del M5s a «Pulp»: l’ex fondatore torna a far tremare i grillini

Comunque vada, Grillo ha già seminato il panico tra i pentastellati con l’annuncio della sua partecipazione, il prossimo 21 settembre, alla prima puntata della nuova stagione di «Pulp», il podcast condotto da Fedez e Mr Marra. Non ce ne vogliano gli attuali parlamentari e dirigenti del M5s, ma la partecipazione alle elezioni di Grillo con un suo partito renderebbe assai più frizzante la campagna elettorale: facile pronosticare fuochi d’artificio da parte del «fondatore» innanzitutto contro i suoi ex compagni di strada, ma pure nei confronti degli altri partiti di centrosinistra.

Grillo e Vannacci, due minacce diverse per gli equilibri dei partiti

Il parallelismo con il rapporto tra Futuro nazionale di Roberto Vannacci e il centrodestra vale fino a un certo punto: il generale, nella sua imprevedibilità, è comunque un soggetto politico già in campo, e al di là della conflittualità con Forza Italia e Lega non ha mai nascosto la sua piena disponibilità a sostenere Giorgia Meloni, pur subordinando l’alleanza alle famose «linee rosse» del programma.

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