I due paletti di Conte alla Schlein: «Primarie e programma condiviso»
Elly Schlein nel comizio di chiusura della festa nazionale dell'Unità a Reggio Emilia (Ansa)

«Sembra una soap opera turca». Il premio titolo migliore lo vince Carlo Calenda descrivendo perfettamente le paturnie interne del centrosinistra. Il leader di Azione descrive la situazione così: «Renzi propone un caffè a Conte che declina e chiede di superarlo (non il caffè ma Renzi stesso). Renzi lancia la Salis che lo manda signorilmente a stendere e che voterà scheda bianca alle primarie.

Ma anche l’altro «papa straniero in pectore» Manfredi dice non voterà alle primarie se si trasformeranno in una conta (il che è precisamente la funzione delle primarie). Schlein si fa prorogare segretaria promettendo posti e distribuendo dicasteri. Intanto non c’è uno straccio di programma e Conte diffonde propaganda pro putinista in ogni dove. Sembra sempre di più una soap turca». Come dargli torto.

Conte contro il Pd: «La regola del partito più forte è egemonica»

Il balletto ieri è proseguito con l’intervento di Giuseppe Conte, ospite della festa de Il Fatto Quotidiano. «Il Partito democratico, il Nazareno, ha chiarito che per loro vale la regola del partito più forte, del partito più grande che prende più voti come regola preferenziale. Voi ci conoscete un poco, noi siamo in politica per fare delle battaglie e non per portare acqua preventivamente al mulino di qualcuno.

Allora abbiamo detto: questo non è possibile perché non rientra nelle nostre caratteristiche e non ci dà nessuna garanzia. Non è una questione personale nei confronti di Elly Schlein, che aspira legittimamente ad essere candidata, ma noi non possiamo metterci preventivamente nelle mani di un’altra forza politica, che sia il Pd o qualsiasi altra forza.

Schlein insiste sull’unità del centrosinistra: «Il Pd è il perno della coalizione»

La regola del partito più forte è una regola egemonica e non è una categoria politica per quanto ci riguarda per fare le nostre battaglie». La segretaria del Pd, Elly Schlein, risponde dal palco di chiusura della festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia. «Il Pd è il primo partito della coalizione ed è perno di questa coalizione».

Annunciata dal braccio destro Igor Taruffi che conta 10.000 persone ad aspettarla, il leader dem dichiara di aver perseguito «due obiettivi fondamentali: l’unità del Partito democratico, che è la premessa per l’unità dell’Alleanza progressista, che batterà finalmente queste destre. Meritate un’alternativa dopo il fallimento di Meloni. A voi dovevamo questa unità. Siamo testardamente unitari perché ce lo chiedete voi».

Nel mondo degli unicorni di Schlein il Pd è unito e va d’accordo con gli altri partiti della coalizione. Da Italia Viva ad Avs, passando per il Movimento 5 stelle. E insiste: «Noi l’unità la pratichiamo ogni giorno, faticosamente ma lo facciamo nell’interesse del Paese. Anche nei momenti più difficili non abbiamo mai rinunciato a questo spirito unitario.

Certo, il cammino è ancora da completare, ma oggi possiamo vedere con fiducia che l’alternativa esiste già, è concreta ed è al lavoro». Poi torna con i piedi per terra e riconosce che ancora non esiste un programma comune. «È tempo di accelerare. Non partiamo da zero. Non basterà una somma di proposte concrete, servono i valori, al paese dobbiamo offrire una visione del presente e del futuro».

Poi dice: «Siamo noi la novità, hanno paura che finalmente uniti vinceremo le prossime elezioni. Noi siamo e ci faremo trovare pronti in qualsiasi momento ci porterà al voto. È Meloni che deve dirci quando ci porterà al voto, e visto che il governo è stato inutilmente lungo, prima è meglio è per il paese».

Poi annuncia: «A novembre, a Verona, faremo l’assemblea dei sindaci del Pd». La retorica è sempre la stessa, come quando dice che a destra si parla di sostenere la famiglia «ma poi nessuno di loro ha la famiglia di cui parlano».

Il comizio di Schlein sembra fermo al 2008: stessi temi, dieci anni dopo

Un comizio, un’apertura di campagna elettorale che potrebbe essere quella del 2008 perché i temi sono sempre gli stessi: accoglienza indiscriminata, tasse per chi produce, emergenza climatica e la pace nel mondo. Schlein è rimasta a 10 anni fa, ma non se ne è accorta. La speranza è che se ne accorgano gli elettori del Pd.

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