Goffredo Bettini
Goffredo Bettini (Imagoeconomica)

Mentre il presidente russo, Vladimir Putin, ribadiva ieri che alle radici del conflitto ucraino c’è stata l’espansione della sfera egemonica occidentale, in Italia la questione se continuare o no a inviare armi all’Ucraina infiammava il centrosinistra.

Sullo sfondo di approcci del Partito democratico al Movimento 5 stelle per un’alleanza elettorale, il dirigente del Pd e direttore della rivista Rinascita, Goffredo Bettini, ha criticato l’invio di armi, chiedendo un cessate il fuoco con garanti neutrali: «La posizione del centrosinistra deve uscire dal dilemma pressante, armi sì o armi no. Armi per cosa?».

Ha proposto: «Tregua sulla linea del fronte. Fascia smilitarizzata garantita da forze neutrali sotto bandiera Onu. Sì all’Ucraina nell’Unione europea. No nella Nato».

Bettini divide il Pd sulla linea per Kiev

Posizioni non condivise nel suo partito. La senatrice Pd Sandra Zampa: «Bettini ha perso una buona occasione per tacere. Avanza una proposta che vuol dire: arrangiati Ucraina e lo fa con falsi argomenti».

Ha invece apprezzato il presidente del M5s, Giuseppe Conte: «Bettini ha sempre il merito di impostare ragionamenti di ampio respiro, non banalizza la realtà complessa. Invoca per l’Ue un ruolo diverso da quello di volenterosi che vogliono portare armi e, anche un po’ vigliaccamente, continuare, anzi incalzare militarmente per proseguire una guerra per procura».

Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, in un’audizione alle commissioni Esteri e Difesa del Senato ha illustrato lezioni del conflitto: «Un carro armato sul terreno fra Ucraina e Russia, se non ha protezione da droni, dura 22 minuti sul campo di battaglia. In futuro, anche i militari sul terreno dovranno avere strumenti per monitorare ciò che accade intorno a loro».

Putin rilancia la sua lettura del conflitto

Putin, al forum del Valdai, ha affermato che la guerra è la risposta della Russia all’espansione dell’egemonia occidentale fin sui confini e allo scivolamento a Ovest dell’Ucraina: «Non abbiamo cominciato noi la guerra, è stata iniziata contro di noi. Dal 2014, col rovesciamento del presidente filorusso Viktor Yanukovich, la Russia è stata posta in una situazione in cui è stata costretta a difendersi con le armi e rispondere all’aggressione. Gli avversari volevano infliggerle una sconfitta strategica e smembrare la Russia».

In sostanza, si riferiva alla dottrina geopolitica propugnata dal diplomatico Usa Zbigniew Brzezisnki: spaccare la Russia in più Stati dopo averle sottratto l’influenza sull’Ucraina, senza la quale «cesserà d’essere un impero eurasiatico».

Il capo del Cremlino ha ribadito che la Russia è pronta a usare ogni arma, anche nucleare, per difendersi, ma «non ha intenzione di attaccare nessuno, né nel 2029, né nel 2030 o nel 2050».

Stando a una dichiarazione congiunta Ue-Ucraina, Bruxelles ha trovato i fondi per ripianare il deficit di Kiev: «Grazie a sforzi congiunti e coordinati, abbiamo individuato le modalità per coprire le esigenze di bilancio e di difesa dell’Ucraina per il 2026. Per il 2027, abbiamo concordato lo stanziamento di 45 miliardi di euro a sostegno dell’Ucraina».

Gli attacchi russi e ucraini

Ieri i russi hanno colpito con droni un centro logistico e una fabbrica di droni navali a Kiev, mentre a Odessa il data center Hosting-Ua vicina all’intelligence ucraina e a Chernomorsk una nave cargo.

Gli ucraini hanno attaccato una base di lancio di droni russi presso Orel, un impianto petrolifero nella regione di Samara e un deposito di rifornimenti militari nella regione di Briansk».

Intanto i soldati russi hanno preso nella regione di Kharkiv tre villaggi: Nesternoye, Rublenoe e Vysoka Yaruga.

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