«Italiani evasori». E gli scrittori di sinistra hanno la solita ricetta: «Ora la patrimoniale»
Gianrico Carofiglio (Ansa)

C’è una frase di Luigi Einaudi – primo presidente della Repubblica – che andrebbe scolpita in tutti gli uffici pubblici: «Il denaro dei contribuenti deve essere sacro». Sarebbe questa la prima vera riforma fiscale. Ma a sinistra la pensando diversamente e scalpitano per la patrimoniale.

Ieri l’ex magistrato Gianrico Carofiglio, sulla Stampa, ha fatto un pensoso elogio delle tasse, dal titolo «Non dimenticare il ceto medio».

Carofiglio si unisce al coro sinistro sulla tassa patrimoniale

La prosa è elementare e bolsa, ma l’argomento è: strizziamo i patrimoni per alimentare il «Fondo nazionale contro gli imprevisti della vita». È uno spettacolo di scarsa conoscenza dell’economia e di magnificenza della retorica. Carofiglio dà anche i numeri: in Italia si possono stimare 31.000 persone con un patrimonio da 10 milioni.

Il fu pm ora letterato ha in mente una patrimoniale del 2% sui nostri super ricchi: il gettito sarebbe pari a 6,2 miliardi. Pigliando per buona la classificazione dell’Istat in Italia, il ceto medio è rappresentato dal 61% dei 26,6 milioni di famiglie residenti: significherebbe che a ogni famiglia quel fondo potrebbe garantire al massimo 3.820 euro all’anno.

A Carofiglio deve sfuggire che il suo Fondo contro le avversità ha un’alternativa antica e pratica: detassare le polizze sui rischi. Gli sfugge che nel 1347 a Genova è stato inventato quel contratto – si studia a diritto privato, primo anno di giurisprudenza – che si chiama assicurazione! Che ha un vantaggio: non scoraggia chi ha i soldi dal comprare i Btp, indispensabili per elargire i bonus a chi ha l’Isee basso.

Giusto per rinfrescare la memoria all’ex senatore del Pd Dario Franceschini, eminenza grigia del suo partito, è autore del bonus facciate che ha tolto ai poveri per dare ai ricchi, costato 26,5 miliardi. Il bonus edilizio è costato con la stessa formula 180 miliardi.

Ma senza scendere troppo nel particolare, con i vari bonus chi ha un Isee compreso tra 15.000 e 40.000 euro mette insieme da 7.000 a 3.000 euro annui di sconti.

Le folli idee di Carofiglio (e dei dem)

Che Carofiglio non sappia molto di economia lo dimostra il fatto che prende spunto da un libro di Daron Acemoglu che si occupa degli Usa, dove lo Stato non spende come in Italia 200 miliardi in assistenza: 7.147 euro a persona.

Ed è da lì che è partita la campagna orchestrata dalla Repubblica e dalla Stampa contro gli evasori. Leggendo a modo loro il consueto rapporto di Itinerari previdenziali del professor Alberto Brambilla sulle dichiarazioni dei redditi del 2024, hanno scoperto (impegnando fini analisti come Ilaria Salis) che «gli 8 milioni di contribuenti che dichiarano almeno 35.000 euro lordi l’anno versano il 65% dell’imposta».

Morale: gli autonomi, gli imprenditori sono tutti evasori. Repubblica in sequenza ha titolato: «Così l’evasione fiscale penalizza i giovani». E poi «Le flat tax spingono l’evasione». La Stampa, che con Carofiglio ha toccato l’apice della sua campagna contro gli evasori: «Fisco, dichiarazioni dei redditi: il 30% paga l’80% delle tasse» e a rafforzativo «Le nostre tasse a la carte», articolo di Vincenzo Visco che parla di «intollerabili disparità di trattamento fra contribuenti».

Ed è qui il punto. Vincenzo Visco, detto Dracula nel Pd di Elena Schlein , è tornato in auge. È lui – ex ministro delle Finanze di Ciampi, Prodi e D’Alema – che detta il programma sulle tasse con uno studio fatto per Demo, la fondazione di Gianni Cuperlo. Esalta le virtù taumaturgiche della patrimoniale sopra i 100 milioni, ma poi si va a calare con l’aliquota continua, che significa che al crescere del reddito, anche di soli 1.000 euro, cresce l’imposta. Scaglioni addio e per stanare gli evasori uso dell’Intelligenza artificiale.

Le conseguenze di un’eventuale tassa patrimoniale

Sulle tasse il campo largo schiera anche Ernesto Maria Ruffini, che dell’Agenzia delle entrate è stato il capo supremo. Spiega Raffaello Lupi – grande tributarista che insegna a Tor Vergata – nel suo Manuale di evasione fiscale (conoscerla per contrastarla) che l’evasione sta anche nei bangladini che non pagano, nel lavoro nero, sta soprattutto in come i vari Visco e Ruffini hanno immaginato la riscossione, usando i grandi agglomerati (le imprese, le banche) come sostituti d’imposta.

L’Irpef, peraltro, copre solo il 36% delle entrate. Ci sta perciò che il gioielliere presunto evasore abbia con la sua società versato un sacco di soldi. Carofiglio, decretato il fallimento del liberalismo, ci spiega che «Quando la diseguaglianza si cristallizza, la promessa democratica perde di credibilità», anche fra il ceto medio.

Ma non sarà che si aggrava perché un immigrato clandestino ha più vantaggi di un impiegato? E non sarà che il fisco della sinistra è un fiasco colmo d’ipocrisia? A introdurre la flat tax per i super ricchi è stato Matteo Renzi, che nel 2017 disse ai Paperoni della terra: pagate 100.000 euro e potete stare in Italia. Chi ha portato la tassa almeno a 200.000 euro è stata Giorgia Meloni. Ma è la sinistra che vuole la patrimoniale per continuare col tassa e spendi. Che non funziona.

Arthur Betz Laffer lo ha spiegato con la sua famosa curva che fu alla base del boom americano con la Reaganomics: oltre una certa soglia di tasse il gettito diminuisce. Aveva ragione Winston Churchill: «Il vizio del capitalismo è l’ineguale distribuzione della ricchezza, la virtù del socialismo è l’equa ripartizione della miseria». Carofiglio docet.

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