Il bello è che faceva anche il fenomeno, in epoca Covid, prendendosela con i non vaccinati. Poiché il suo business principale, quello che gli aveva dato notorietà, era un po’ in crisi si era dedicato con entusiasmo alla persecuzione dei nuovi capri espiatori. Nel 2022 Pier Paolo Spinazzé in arte Cibo, professione writer, si faceva pubblicità sulla stampa spiegando che avrebbe coperto con i suoi graffiti le «scritte no vax» e lanciava il suo «grido di battaglia», ovvero «Una mela al giorno toglie i No vax di torno».
Con i giornali si vantava della grande impresa facendo il modesto: «Si chiama senso civico».
Già, a dare lezioni di senso civico ai non vaccinati perseguitati era un signore che due giorni fa è stato arrestato assieme a un amico nei pressi dell’Adige a San Giovanni Lupatoto con l’accusa di coltivazione, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti.
Cibo e la sua battaglia contro l’«antifascismo»
Cibo e il suo sodale a quanto pare gestivano due piantagioni di marijuana con un sistema piuttosto professionale. Come scrive Mattino di Verona, «le due piantagioni occupavano complessivamente circa 200 metri quadrati ed erano dotate di un impianto centralizzato di irrigazione, alimentato attraverso fusti destinati alla raccolta dell’acqua. Ma c’era anche un sistema di sorveglianza.
Nella vegetazione erano state nascoste fototrappole attraverso le quali sarebbe stato possibile controllare a distanza chi si avvicinava alle coltivazioni e accorgersi così dell’eventuale arrivo di estranei o delle forze dell’ordine». Curioso che il Corriere della sera abbia parlato con simpatia di «piantine», ma tant’è. Altre piante e altra sostanza sono poi state trovate nelle abitazioni dei due fermati.
Non che i due fossero paragonabili a Pablo Escobar, chiaro, ma per Cibo si tratta di un curioso scherzo del destino: il grande moralizzatore, a quanto sembra, non ha poi questo piedistallo su cui accomodarsi.
L’ipocrisia tipica della sinistra del writer Cibo
Del resto non è la prima volta che la doppia morale del soggetto viene a galla. Chi scrive ha potuto farne esperienza diretta. Era il 2019: La Verità raccontò qualche dettaglio interessante sul personaggio.
Cibo era diventato famoso grazie ad alcuni articoli (di Repubblica, fra gli altri) che lo dipingevano come una sorta di giustiziere artistico. Da graffitaro anonimo si era guadagnato celebrità cancellando svastiche e altre scritte a suo giudizio «fasciste» in giro per Verona: le copriva con disegni di pietanze.
E fin qui, niente di che. Ovviamente, i media lo sfruttavano per alimentare il consueto allarme fascismo, presentando Cibo alla stregua di un eroe della resistenza. Lo chiamavano il «writer anti odio». E lui ci sguazzava, attribuendo patenti di legittimità a destra e a manca (qualche anno fa fu pure denunciato dalla Lega che si sentiva ingiustamente avvicinata alle dittature novecentesche).
Noi scoprimmo però che, sui suoi profili social, Cibo l’odio non lo cancellava ma lo alimentava eccome. Scriveva cattiverie irripetibili sulle donne e sugli ebrei israeliani. Una figuraccia notevole, che il writer non prese per niente bene. Sulle prime tentò di ignorarci, poi si mise a inviare messaggi minacciosi al sottoscritto, tanto per tenere fede alla sua nomea di nemico dell’odio.
Pietoso epilogo: Cibo si mise a parlare di «macchina del fango», evocò una persecuzione nei suoi riguardi. Alla fine però dovette mestamente scusarsi tramite video e interviste vagamente piagnucolanti.
L’attività «antifascista» di Cibo
Poi si sa, il tempo passa e tutto cancella. Dimenticata dai media la pessima figura, Cibo ha ripreso la sua attività da moralizzatore di strada. Contro i soliti nazisti veri e soprattutto immaginati e contro i no vax e in generale i nemici ideologici della sinistra.
Poco tempo fa un nuovo caso mediatico. Cibo ha raccontato di essere stato vittima di una aggressione fascista nel giorno di ferragosto. Colpevole l’ex arbitro Enrico Ciriaci, che gli avrebbe messo le mani addosso dentro una gelateria a San Giovanni Lupatoto. Secondo Cibo si è appunto trattato di un assalto politico, Ciriaci ha invece dichiarato di non aver mai fatto politica in vita sua e ha raccontato di avercela con il writer per via di alcune discussioni che avevano avuto sui social.
La sinistra porta il writer in palmo di mano
In seguito all’episodio è intervenuto il capogruppo del Pd di San Giovanni Lupatoto, Marco Taietta, proponendo di conferire all’artista addirittura la medaglia d’oro che il Comune veronese attribuisce ai cittadini illustri: «L’inaccettabile aggressione subita dal nostro concittadino Pier Paolo Spinazzè, in arte Cibo, davanti alla sua famiglia, per motivi legati al suo pacifico impegno civile e artistico contro i simboli dell’odio, rappresenta un evento straordinario nella sua drammaticità, che ha scosso profondamente l’opinione pubblica locale e nazionale», disse Taietta.
Il quale evitò opportunamente di citare gli insulti che Cibo a suo tempo pubblicava online contro donne ed ebrei. Il tempo, appunto, lava ogni onta. Specie se sei di sinistra: se sbagli, ti perdonano rapidamente e ti riabilitano alla velocità della luce. Di più: se capita ti danno pure una medaglia.
Chissà, forse da questa storia delle piantagioni di marijuana sarà più difficile uscire lindi: Cibo dovrebbe cancellarsi dal curriculum le topiche come fossero svastiche su un muro. Ma può darsi che qualcuno a sinistra si premuri comunque di difendere l’amico in nome dell’antiproibizionismo. Vedremo. Per ora rimangono le accuse e l’arresto. E nemmeno stavolta si tratta di persecuzione o macchina del fango: si chiama senso civico, tutto qui.
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