Franco Gabrielli, ex capo della Polizia e dei servizi segreti, candidato con il movimento di Ernesto Ruffini
Franco Gabrielli, ex capo della Polizia e dei servizi segreti (Ansa)

Caro Franco Gabrielli, le scrivo per ringraziarla della sua discesa in campo. In effetti nel centrosinistra mancava qualcuno che rappresentasse il centro: per il momento lo fanno solo Renzi, Calenda, Ruffini, Onorato, Magi, Della Vedova, Pina Picierno, Enzo Maraio (Psi) e altre decine di persone che purtroppo dimentico.

Lei ha scelto di aderire al movimento di Ruffini, chiamato con apprezzabile autoironia Più uno e già ribattezzato Uno più (uno meno). Ora, siccome lei era il capo dei servizi segreti e Ruffini il capo dell’Agenzia delle Entrate, quei maligni dei miei colleghi vi hanno subito definiti «lo Spione&l’Esattore». Ma noi siamo certi che gli italiani non vedono l’ora di poter votare due figure professionali così simpatiche. A proposito: avete deciso se portare con voi, come suggerito dal Foglio, anche un necroforo?

Gabrielli, una carriera negli apparati dello Stato

In realtà, come scritto da Maurizio Belpietro, a voi poco interessa il carisma che non avete. Preferite il potere che avete sempre avuto. Passando dalla Digos al Sisde, dall’Aisi al vertice della Polizia, lei ha messo il naso nella vita di tutti noi.

Ad Aldo Cazzullo del Corriere della Sera ha assicurato che «le informazioni conosciute nell’esercizio di una funzione pubblica non appartengono alla persona ma appartengono allo Stato» e che noi dobbiamo fidarci perché i dossieraggi «non appartengono» alla sua «cultura istituzionale». Infatti. Quello che da Palazzo Chigi, sottosegretario con delega ai servizi segreti, mostrava il dossier con i putiniani d’Italia, doveva essere un suo lontano cugino.

Viareggino, 66 anni, un’intera carriera negli apparati di Stato, prima di diventare capo della Polizia è stato nella Digos, nei servizi segreti (Sisde e Aisi) e prefetto, prima all’Aquila e poi a Roma.

Dai Casamonica al caso Ramy

Nella Capitale si distinse soprattutto nel 2015, quando i Casamonica organizzarono sotto i suoi occhi un funerale show con tanto di musica del Padrino ed elicotteri che spargevano petali di rose. «Non doveva accadere», disse, dimenticando che quello che doveva impedire che accadesse era proprio lei.

Si è occupato anche di Protezione civile. Memorabile quando se la prese con gli abruzzesi colpiti dal sisma: «Gli emiliani sono meglio», disse stilando la sua personale classifica delle vittime del terremoto.

La sua grande passione, però, resta la sicurezza. Un giorno, quand’era capo della Polizia, misero una bomba davanti alla caserma dei carabinieri, ma lei minimizzò: «Più grave la manifestazione sotto la redazione di Repubblica». Può una manifestazione essere più grave di una bomba?, le chiesero. E lei precisò: «No, si equivalgono».

Diventato responsabile per la sicurezza del Comune di Milano si fece notare sul caso Ramy: subito dopo lo schianto, lei aveva già risolto tutto. «L’inseguimento dei carabinieri non è stato condotto in modo corretto», sentenziò. Poi si dimise in attesa di un’altra poltrona, che non è arrivata.

La nuova avventura con Ruffini

Così ha scelto di candidarsi, uno più uno meno, al fianco di Ruffini. «Voglio rendere più largo il centrosinistra», ha detto. E noi siamo sicuri che ce la farà perché è sempre riuscito a fare meglio delle persone che aveva attorno.

Per dire: alle elementari andava a scuola con Giorgio Panariello. Lui è diventato un ottimo comico. Ma lei fa ridere di più.

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