Che ci facciamo con Elly? Da Alessandro Di Battista agli ospiti della Leopolda, la kermesse organizzata da Matteo Renzi, cambiano gli orchestrali, ma la musica è la stessa: a sinistra sono tutti straconvinti che se la Schlein sarà la sfidante alle elezioni di Giorgia Meloni, il destino è già scritto: la leader di Fdi vincerà senza problemi.
Di Battista lo dice chiaro e tondo, lanciando un avvertimento che sa di ultimatum alla sinistra: «Già la Meloni per me era favorita mesi fa», dice l’ex M5s ad Accordi e Disaccordi sul Nove, «se continuano così, possono anche non farle le elezioni. C’è una parte di cittadini che sostiene il M5s che la Schlein non la voterebbe neanche sotto tortura.
A parte gli argomenti che li dividono, li sento raramente parlare di temi. La grande forza del M5s era scegliere dei temi e martellare giorno e notte. Chi votava M5s sapeva perfettamente questi sono quelli che vogliono: ridurre gli stipendi parlamentari, abolire il finanziamento pubblico ai giornali e ai partiti, il reddito di cittadinanza, la legge anticorruzione. Sono quelli contro la Casta. Oggi andiamo a chiedere a dieci cittadini, se li troviamo tra l’altro, che sostengono il campo largo, cosa vuole fare: quanti rispondono?».
Severo ma giusto, il Dibba, che dice con chiarezza quello che nove sui famosi dieci elettori del campo largo pensano: di questo passo, e con Schlein e i suoi fedelissimi che già si vedono a Palazzo Chigi, il rischio di una disfatta epocale alle urne è assai concreto. Tanto è vero che, passando alla Lepopolda, Giorgio Gori, eurodeputato pd della cosiddetta componente «riformista», che altro non significa che la destra interna, rilancia l’ipotesi di una seconda candidatura dem alle primarie, alternativa a quella della Schlein, scenario che il Nazareno esclude categoricamente: «Di primarie del centrosinistra con più candidati Pd», dice Gori, ospite di Renzi, «in direzione praticamente non se n’è parlato; sono stato l’unico a sollevare il tema, ma penso che ci riproveremo, perché penso che sia un errore per il Pd sacrificare la possibilità di allargare la sua base di consenso».
Alla Leopolda le critiche a Schlein
Altro che sponda centrista della Schlein: Renzi ha capito che con la leader dem non si va da nessuna parte e la Leopolda diventa un festival di critiche alla segretaria. Dopo le parole dure di Vincenzo De Luca sulla ritrosia del Pd radical-chic schleiniano a parlare di sicurezza, ecco il rilancio del presidente dell’Emilia-Romagna, Michele De Pascale: «Dobbiamo continuare a dire», sottolinea De Pascale, «che come senza prevenzione non si riesce ad affrontare un fenomeno, occorre agire sulle cause».
«Però di fronte a una ragazza che ha paura ad attraversare la stazione, veniamo percepiti come quelli che dicono di voler rimuovere gli ostacoli sociali. E invece la gente si aspetta che alcuni luoghi, come le stazioni, diventino più sicuri, con la presenza di forze dell’ordine e chi ha molestato la ragazza venga perseguito. Il centrodestra ha proposto una ricetta fallimentare e neanche attuata, ma tantissimi italiani non fascisti né estremisti di destra, pensano che noi non abbiamo una proposta».
Altra pietra lanciata contro le finestre del Nazareno, l’endorsement di Renzi al giornalista Mario Calabresi: «Lo vedrei benissimo come sindaco di Milano». E lo stesso Calabresi pure azzanna, ancora sul tema della sicurezza, tabù della sinistra salottiera: «Io sono di sinistra», sostiene Calabresi, «ma c’è una cosa che non mi piace della sinistra, l’essere un po’ maestrini. Se la gente ti dice: ho paura, mi sento insicuro, non gli puoi dire ti spiego io, hai sbagliato e stai sbagliando. Devi farti carico della paura e delle percezioni delle persone, devi vederle. E, a quel punto, non puoi dire loro: non capisci. Devi rispettare il sentimento delle persone».
Sul palco anche Fedez, che respinge le accuse di essere stato troppo compiacente con la Meloni, ospite del suo podcast: «Ha fatto tanto clamore il fatto che la Meloni sia venuta», sottolinea Fedez, «ma quando ho visto la Meloni da Mentana non è che ho visto questo gran contraddittorio, così come l’altro giorno guardavo un bellissimo dibattito tra Luca Sommi e Ranucci, dove in un’ora di conversazione non riesce a contraddirlo manco una volta. Andrea Scanzi ci critica dicendo che facciamo il pollaio e poi lo trovi in televisione a litigare con la De Crescenzo…».
Renzi risponde a Conte: «Comprati un tostapane»
Non manca una frecciata di Renzi a Giuseppe Conte, che sulla presenza in coalizione del leader di Iv è stato corrosivo: «La Schlein e il Pd», ha detto il leader del M5s l’altro ieri, «sono garanti della presenza di Renzi nella nostra coalizione. Una grande responsabilità politica». «Clint Eastwood», risponde Renzi, «diceva: “Se vuoi una garanzia, comprati un tostapane”».
La politica non si fa sulla base dei rapporti personali, si fa sulle idee. Allora io dico a Conte e a tutti gli altri: se volete stare su discussioni di merito, noi ci siamo. Magari con un contratto alla tedesca. Continuare a litigare nel centrosinistra significa regalare il paese alla Meloni e il Quirinale alla Meloni».
Alla convention anche la procuratrice anti-riforma Nordio
Tra gli altri ospiti della Leopolda di ieri, Pier Ferdinando Casini e Francesca Nanni, procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Milano. Quest’ultima, in prima linea nella campagna referendaria contro la riforma della giustizia, ha ritenuto opportuno partecipare a una iniziativa pubblica di un partito politico.
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