schlein

{{ subpage.title }}

Mentre avanza la frana a Niscemi la Schlein fa propaganda anti-Ponte
Elly Schlein (Ansa)
L’area a rischio si allarga e il Pd continua con il solito tormentone: spostate i fondi stanziati per l’opera che unirà Sicilia e Calabria sulla ricostruzione. Come se ci fosse un legame. Salvini: non se ne parla.

È vero che il bilancio dello Stato talvolta sembra fatto di vasi comunicanti, però non che se c’è da rifare un ospedale a Belluno, si prendono i fondi dalle Olimpiadi invernali di Cortina. Funziona così soltanto nei dibattiti da bar Sport. O nella propaganda al tempo di Elly Schlein, che si è accostata al problema della frana di Niscemi, avanzata minacciosamente anche ieri, con la stessa competenza dell’umarell che bercia ai cantieri con le mani dietro la schiena.

Continua a leggereRiduci
Zuffa nei dem sull’antisemitismo. I riformisti rifiutano il ddl rivisto
Graziano Delrio (Ansa)
Ripicca della minoranza dopo lo stop a Delrio. La Flotilla: a primavera torniamo a Gaza.

Il ddl antisemitismo manda in tilt il Pd. È questo l’ultimo psicodramma che spacca a metà il partito. La dirigenza Schlein ha preso le distanze dal senatore Graziano Delrio, colpevole di aver presentato al Senato un disegno di legge lontano dalla narrativa pro Pal. Dopo settimane di riflessioni e mediazioni, ieri è stato presentato alla riunione dei senatori un nuovo testo redatto dal capogruppo in commissione Affari costituzionali, Andrea Giorgis. Ma al momento del voto, dopo quattro ore di assemblea, i senatori riformisti si sono sfilati.

Continua a leggereRiduci
Ora lo dicono tutti: «Il Quirinale dirige il Pd»
Sergio Mattarella (Ansa)
Per «Il Foglio» a Montepulciano i dem si son ricompattati dietro a Schlein. Con la regia di Mattarella, vero leader dell’opposizione. Al di là di quale sia la vera strategia del presidente, il piano anti Meloni è alla luce del sole. Se lo scriviamo noi però è «eversione».
Continua a leggereRiduci
Schlein e Cgil unite contro il Ponte che crea 40.000 posti di lavoro
Elly Schlein (Ansa)
Corteo a Messina per dire no all’opera. Salvini: «Nessuna nuova gara. Si parte nel 2026».

I cantieri per il Ponte sullo Stretto «saranno aperti nel 2026». Il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, snocciola dati certi e sgombera il campo da illazioni e dubbi proprio nel giorno in cui migliaia di persone (gli organizzatori parlano di 15.000) sono scese in piazza a Messina per dire no al Ponte sullo Stretto. Il «no» vede schierati Pd e Cgil in corteo per opporsi a un’opera che offre «comunque oltre 37.000 posti di lavoro». Nonostante lo stop arrivato dalla Corte dei Conti al progetto, Salvini ha illustrato i prossimi step e ha rassicurato gli italiani: «Non è vero che bisognerà rifare una gara. La gara c’è stata. Ovviamente i costi del 2025 dei materiali, dell’acciaio, del cemento, dell’energia, non sono i costi di dieci anni fa. Questo non perché è cambiato il progetto, ma perché è cambiato il mondo».

Continua a leggereRiduci
Faccia tosta Pd: ha massacrato Mps e ora accusa Giorgetti di «opacità»
Pier Carlo Padoan (Ansa)
Schlein chiede al governo di riferire sull’inchiesta. Ma sono i democratici che hanno rovinato il Monte. E il loro Padoan al Tesoro ha messo miliardi pubblici per salvarlo per poi farsi eleggere proprio a Siena...

Quando Elly Schlein parla di «opacità del governo nella scalata Mps su Mediobanca», è difficile trattenere un sorriso. Amaro, s’intende. Perché è difficile ascoltare un appello alla trasparenza proprio dalla segretaria del partito che ha portato il Monte dei Paschi di Siena dall’essere la banca più antica del mondo a un cimitero di esperimenti politici e clientelari. Una rimozione selettiva che, se non fosse pronunciata con serietà, sembrerebbe il copione di una satira. Schlein tuona contro «il ruolo opaco del governo e del Mef», chiede a Giorgetti di presentarsi immediatamente in Parlamento, sventola richieste di trasparenza come fossero trofei morali. Ma evita accuratamente di ricordare che l’opacità vera, quella strutturale, quella che ha devastato la banca, porta un marchio indelebile: il Pci e i suoi eredi. Un marchio inciso nella pietra di Rocca Salimbeni, dove negli anni si è consumato uno dei più grandi scempi finanziari della storia repubblicana. Un conto finale da 8,2 miliardi pagato dallo Stato, cioè dai contribuenti, mentre i signori del «buon governo» locale si dilettavano con le loro clientele.

Continua a leggereRiduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy