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Socialisti con i soldi degli altri
Pedro Sánchez (Ansa)
Dopo i guai di José Luis Zapatero, la Guardia Civil perquisisce la sede del partito di Pedro Sánchez a Madrid a caccia di prove su finanziamenti illeciti. L’idolo di Elly Schlein però s’incolla alla poltrona. A New York il sindaco Zoran Mamdani, in stile Ilaria Salis, vuol requisire le case a chi le tiene chiuse. In Francia la macroniana presidente della Corte dei Conti studia il prelievo sui depositi bancari per tappare il buco sanitario.

Parafrasando la frase del celebre filosofo di Zagarolo, alias Stefano Ricucci, fanno tutti i socialisti con i soldi degli altri. Anzi, rimaneggiando l’aforisma attribuito a Pietro Nenni sui puri che trovano sempre qualcuno più puro che li epura, si potrebbe dire che dietro qualcuno che si proclama puro c’è sempre qualcuno che ti depura, nel senso che ti alleggerisce di qualche cosa. A volte mettendo direttamente le mani in tasca, altre volte nascondendo le proprie intenzioni dietro nobili ideali, ma sempre dando sonore fregature al prossimo.

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Socialisti con i soldi degli altri
Pedro Sánchez (Ansa)
Dopo i guai di José Luis Zapatero, la Guardia Civil perquisisce la sede del partito di Pedro Sánchez a Madrid a caccia di prove su finanziamenti illeciti. L’idolo di Elly Schlein però s’incolla alla poltrona. A New York il sindaco Zoran Mamdani, in stile Ilaria Salis, vuol requisire le case a chi le tiene chiuse. In Francia la macroniana presidente della Corte dei Conti studia il prelievo sui depositi bancari per tappare il buco sanitario.

Parafrasando la frase del celebre filosofo di Zagarolo, alias Stefano Ricucci, fanno tutti i socialisti con i soldi degli altri. Anzi, rimaneggiando l’aforisma attribuito a Pietro Nenni sui puri che trovano sempre qualcuno più puro che li epura, si potrebbe dire che dietro qualcuno che si proclama puro c’è sempre qualcuno che ti depura, nel senso che ti alleggerisce di qualche cosa. A volte mettendo direttamente le mani in tasca, altre volte nascondendo le proprie intenzioni dietro nobili ideali, ma sempre dando sonore fregature al prossimo.

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La Schlein vuole imitare Sánchez? Allora gas da Mosca e nucleare
Elly Schlein (Ansa)
Reduce dal raduno dei progressisti a Barcellona, la leader dem illustra alla «Stampa» il modello spagnolo: «Investire sulle rinnovabili». Si scorda però di precisare che Madrid sfrutta l’atomo e importa Gnl da Vladimir Putin.

Il mega raduno mondiale della sinistra a Barcellona, guidato e celebrato nel weekend da Pedro Sánchez e Lula da Silva, è finito. Ma la fascinazione di Elly Schlein per il premier spagnolo è ancora viva e lotta insieme a noi, per un’Italia più libera e autonoma, anche sulle fonti energetiche. Il segretario del Pd prende a esempio il collega iberico, ma descrive una Spagna che non c’è e conferma il veto sul gas russo.

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Schlein chiede l’investitura a Sánchez ma sa solo ripetere la ricetta Meloni
Elly Schlein a Barcellona con Pedro Sánchez (Ansa)
Il segretario dem vola a Barcellona per un selfie con Lula e la Clinton. E accusa il premier di far la «guerra alle rinnovabili» scordandosi che Madrid compra energia da Mosca. Sui cacciamine copia la linea di Giorgia Meloni.

A corto di consensi e di simpatie in Italia, soprattutto all’interno del suo stesso partito e della sua coalizione, Elly Schlein vola a Barcellona alla «IV Riunione in difesa della democrazia» che si svolge in parallelo al forum «Global progressive mobilisation», in pratica la «nuova internazionale socialista», per tastare il polso dei progressisti internazionali. Nella speranza che almeno loro la prendano in considerazione. Un’iniezione di stima per alzare il suo standing internazionale, proprio nello stesso giorno in cui il premier, Giorgia Meloni è, invece, a Parigi con Emmanuel Macron alla riunione dei «volenterosi».

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A sinistra è già totopremiership
Elly Schlein (Ansa)

«Anche stavolta non ci hanno visto arrivare». Le prime parole pronunciate da Elly Schlein, subito dopo la sua elezione a segretaria Pd, valgono anche oggi. Solo che adesso è lei che deve stare attenta a chi arriva.

Prima del referendum i dem lodavano le primarie. Adesso i compagni si sono accorti che se le facessero finirebbero nelle fauci di Giuseppe Conte. Una consapevolezza alimentata dai sondaggi che assegnano la vittoria all’avvocato del popolo.

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