Per arrivare al Quirinale, magari con stazione intermedia a Palazzo Chigi, Giuseppe Conte prende la Tav. Anzi, prende i no Tav. È questa la mossa per spiazzare il Pd e dire a Elly Schlein: non potete pretendere di pigliare tutto. Se non bastassero il no al riarmo, la simpatia per Vladimir Putin dei «pacifinti» sulla questione Ucraina, la spaccatura sul ddl antisemitismo (Schlein aveva votato norme simili al Parlamento europeo, ma s’indigna a quello italiano), il campo s’allarga anche agli antagonisti con la scusa ecologista e va in frantumi.
Appendino in testa al corteo No Tav
Difficile credere che l’ex sindaco di Torino, Chiara Appendino, ieri fosse in testa al corteo di un migliaio di «militanti per la Val di Susa», disposti anche ad assaltare di nuovo i cantieri della Torino-Lione, per afflato naturale. Lei che è un esponente di punta del Movimento 5 Stelle ha mirato due piccioni con una protesta: il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo (Pd), che ha già messo in cantiere un suo campo largo alla ricerca del bis il prossimo anno e flirta con gli antagonisti di Askatasuna, il centro sociale ispiratore della guerriglia contro i cantieri nel luglio scorso e dei recentissimi disordini di Bologna, ed Elly Schlein, avvertendola che i pentastellati si tengono le mani libere. Se la segretaria del Pd dalla direzione nazionale (dove i riformisti le hanno voltato le spalle) ha ricordato a Giuseppe Conte: «Uno non vale uno» e i voti si contano da Torino, anzi dalla Val di Susa, è partita una risposta ad alta velocità: uno vale mille! E il M5s consolida l’alleanza con Avs, in evidente contrasto al Pd. Più che un campo largo, in Piemonte scavano una trincea.
Peraltro l’ex sindaco della Mole non era sola. Alla testa del corteo, a farle compagnia, c’erano Marco Grimaldi, deputato di Avs, e la capogruppo dei «Fratonelli» al consiglio regionale del Piemonte, Alice Ravinale. In marcia lungo i quattro chilometri che separano piazza Sant’Ambrogio a Torino da Avigliana anche molti sindaci del Pd ed esponenti di +Europa (quando sono più di uno sono già una folta rappresentanza). La ragione di questo schieramento ultra-sinistro e ultra-ambientalista, il Pd la spiega come adesione a scelte locali.
FdI: «Il campo largo è a fianco di chi aggredisce i poliziotti»
Per la verità danno ragione a Fratelli d’Italia, che apostrofa così i pellegrini del no a tutto: «Il campo largo è sì in campo, ma a fianco di chi aggredisce e insulta i poliziotti». Augusta Montaruli, piemontese e vicecapogruppo dei meloniani alla Camera, commenta: «Oggi (ieri per chi legge, ndr) ci saranno da un lato le forze dell’ordine, dall’altro i centri sociali scortati da autorevoli esponenti dei partiti del centrosinistra, il Pd in primis, mentre ancora il sindaco Lo Russo pensa a come coccolare il cerchio magico intorno ad Askatasuna. Chi vorrebbe governare l’Italia va a braccetto con i violenti, tentando di rimettere in discussione il progetto di un’opera strategica e mettendo ancora una volta in difficoltà Torino e il Piemonte.
Intanto, dai social dei collettivi partono già i proclami di rivendicazione. Questa manifestazione è la plastica dimostrazione di come la sinistra parlamentare sia sotto scacco delle frange più radicali». Roberto Ravello, capogruppo di FdI in Regione Piemonte, aggiunge: «La manifestazione Torino-Avigliana consegna una fotografia chiarissima del cosiddetto campo largo: a dettare la linea sono Avs, 5 Stelle e una parte del Pd li segue. Dev’essere chiaro: chi vota Pd, vota i signori del no».
Per quanto gli organizzatori della marcia abbiano cercato di evitare scontri, venerdì sera ci sono stati preoccupanti «aperitivi». Un centinaio di antagonisti, dopo appunto «l’apericena No Tav», organizzato al presidio di Traduerivi, si è mosso verso i cantieri scandendo slogan verso i poliziotti, «servi di Sitaf e Telt» (le società impegnate nella costruzione della Tav). Hanno provato ad aggredire le forze dell’ordine, già schierate in tenuta antisommossa, al grido: «Fuori le truppe di occupazione». E ancora: «Aggiriamo la polizia che protegge i fortini della devastazione. Tav uguale mafia». Per fortuna, dopo attimi di acuta tensione, non ci sono stati scontri.
La marcia da Sant’Ambrogio ad Avigliana
Ieri pomeriggio invece la manifestazione si è mossa poco dopo le 14. A organizzarla la comunità montana della Val Susa, che ha schierato sindaci con la fascia tricolore (quasi tutti del Pd) e un migliaio di persone. Dopo l’assalto ai cantieri di fine luglio, con oltre 100 agenti feriti, i No Tav sono tornati a farsi sentire per protestare, stavolta non soltanto contro la Torino-Lione, ma anche contro il raddoppio della linea Torino-Avigliana. In testa al corteo lo storico striscione dei No Tav «C’eravamo, ci siamo, ci saremo. Ora e sempre No Tav», sorretto anche da Chiara Appendino.
È appena il caso di ricordare che Nicoletta Dosio – la pasionaria dei No Tav – dopo la guerriglia del 26 luglio, ha dichiarato: «Attaccare i cantieri è legittima difesa». La Appendino, incoraggiando i manifestanti, ha detto: «Siamo qui con la stessa coerenza di chi 15 anni fa già denunciava i problemi della Tav Torino-Lione. Nel frattempo l’opera è ferma e i costi sono lievitati del 127%. Non possiamo continuare a ripetere gli stessi errori, chiedendo di destinare risorse alla seconda linea della metropolitana di Torino. No a un altro cantiere fantasma». Si scorda il Superbonus costato 180 miliardi, ma fa lo stesso.
Così il campo largo piglia un binario stretto. O forse morto.
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