Pedro Sánchez annuncia le elezioni anticipate in Spagna
Pedro Sánchez annuncia le elezioni anticipate del 29 novembre (Ansa)

La Spagna torna alle urne. Pedro Sánchez ha annunciato questa mattina lo scioglimento delle Cortes e la convocazione delle elezioni politiche anticipate per il 29 novembre, sette mesi prima della scadenza naturale della legislatura. La decisione arriva tre giorni dopo la sconfitta subita dal governo in Parlamento sui due decreti sulla casa e al termine di un fine settimana di consultazioni con ministri, dirigenti del Psoe e altre forze politiche.

Il presidente del governo ha comunicato la decisione con una dichiarazione istituzionale dal palazzo della Moncloa, dopo aver informato il re Felipe VI. Il Consiglio dei ministri è stato convocato in forma straordinaria per avviare formalmente la procedura di scioglimento delle Camere. Il 29 novembre è la prima data utile prevista dai tempi della legge elettorale.

La crisi politica partita dalla casa

Il passaggio decisivo è arrivato venerdì 2 ottobre, quando il Congresso ha respinto i due decreti legge presentati dall’esecutivo per intervenire sulla crisi abitativa. I provvedimenti erano stati approvati dal Consiglio dei ministri pochi giorni prima e contenevano misure sulla protezione degli inquilini vulnerabili, sulla stabilità dei contratti di affitto e sull’aumento dell’offerta di abitazioni accessibili.

A farli cadere sono stati i voti del Partito Popolare, di Vox e dei sette deputati di Junts. Proprio il partito catalano guidato da Carles Puigdemont, che in precedenza aveva sostenuto alcune iniziative del governo, si è rivelato decisivo. Il Congresso ha quindi bocciato il decreto sulla funzione sociale della casa e l’ampliamento dell’offerta di abitazioni a prezzi accessibili.

La sconfitta parlamentare è arrivata mentre la questione abitativa è diventata uno dei principali fronti di protesta nel Paese. Nei giorni successivi alla bocciatura sono scese in piazza migliaia di persone in diverse città spagnole. A Madrid la mobilitazione ha assunto dimensioni particolarmente rilevanti, con il movimento per il diritto alla casa che da giorni mantiene un presidio alla Puerta del Sol.

I decreti erano stati presentati dal governo anche come risposta alle proteste nate dopo lo sfratto di Maricarmen Abascal, una donna di 87 anni residente a Madrid. Da quella vicenda si è sviluppata una mobilitazione nazionale contro il costo degli affitti e la difficoltà di trovare un’abitazione.

Sánchez: «È il momento di scegliere»

Nel suo discorso, Sánchez ha rivendicato il lavoro svolto dal governo di coalizione e ha riconosciuto che la legislatura è stata segnata da difficoltà e tensioni. Ha parlato delle crisi internazionali, delle guerre e dei contrasti politici interni, accusando l’opposizione di aver reso particolarmente difficile l’attività parlamentare.

«Abbiamo dovuto lavorare con un Congresso molto irruento», ha detto il premier, sostenendo di aver affrontato anche «élite economiche e sociali molto potenti che non si presentano alle elezioni ma che vogliono continuare a controllare il nostro Paese».

Il passaggio centrale del discorso è stato però l’appello agli elettori in vista del voto. Sánchez ha presentato le prossime elezioni come una scelta sul futuro politico della Spagna: da una parte, ha detto, la possibilità di «unirsi all’ondata di estrema destra che regredisce laddove governa»; dall’altra quella di dare al Paese «una maggioranza progressista più ampia». Un modello politico che per anni è stato guardato con interesse anche dalla sinistra italiana e che oggi deve fare i conti con una nuova prova elettorale.

Secondo il premier, un nuovo mandato dovrebbe consentire al governo di affrontare le riforme rimaste in sospeso e ridurre le disuguaglianze. Sánchez ha inoltre rivendicato i risultati raggiunti dal suo esecutivo, citando tra gli altri la crescita economica, le energie rinnovabili e l’ampliamento dei diritti sociali.

Il fronte dell’opposizione

La convocazione delle elezioni apre ora una campagna elettorale di 54 giorni. Il principale partito di opposizione è il Partito Popolare guidato da Alberto Núñez Feijóo, che già nelle scorse settimane aveva chiesto a Sánchez di riportare il Paese alle urne. Il Pp ha accolto con favore l’annuncio del premier.

Per governare, tuttavia, il quadro parlamentare resta decisivo. Pp e Vox amministrano già insieme in alcune regioni spagnole, mentre a livello nazionale sarà il risultato delle elezioni a stabilire quali maggioranze saranno possibili.

Sul fronte della sinistra, invece, la convocazione arriva mentre le forze alla sinistra del Psoe stanno ancora cercando un accordo. La coalizione Sumar non ha ancora definito un candidato comune e deve ora accelerare le trattative in vista del voto del 29 novembre.

La casa resta al centro della campagna

La questione abitativa sarà uno dei temi della campagna elettorale. Il governo aveva approvato i due decreti proprio mentre cresceva la protesta contro il costo degli affitti e la difficoltà di accesso alla casa. Le norme sono però state respinte dal Congresso il 2 ottobre.

Dopo la bocciatura, l’esecutivo aveva valutato la possibilità di ripresentare le misure attraverso un nuovo decreto e di sottoporle alla Deputazione permanente del Congresso, che continua a esercitare alcune funzioni anche dopo lo scioglimento delle Camere.

Ora, però, la parola passa agli elettori. Il 29 novembre gli spagnoli saranno chiamati a decidere la nuova composizione del Congresso e, di conseguenza, il prossimo governo del Paese.

Da non perdere

La sinistra ha scoperto la remigrazione
Sinistra a pezzi

La sinistra ha scoperto la remigrazione

Marocchino irregolare commette illeciti in un Comune veneto: il sindaco lo convoca e gli propone di pagargli il rientro in patria. Con qualche centinaio di euro risolto un problema alla comunità. In Emilia tensione fra Lepore e De Pascale (Pd) sul nuovo Cpr.