Pedro Sánchez
Pedro Sánchez (Ansa)

È il campione della sinistra. Quando c’è da portare un esempio di che cosa siano in grado di fare i compagni una volta arrivati al governo, da Elly Schlein all’ultimo consigliere comunale del Pd citano sempre lui: Pedro Sánchez.

Non parlano di Mette Frederiksen, la premier danese che va d’accordo con Giorgia Meloni, e neppure dei fallimenti di Olaf Scholz o di Keir Starmer. No, il modello è sempre il premier spagnolo. Con lui alla Moncloa, l’economia crescerebbe come non riesce a fare in Italia, mentre la benzina come per miracolo calerebbe e l’energia verde consentirebbe di guardare al futuro con maggiore ottimismo. Senza poi dimenticare che Sánchez appoggia la causa palestinese e si oppone a Donald Trump. Non è chiaro quali siano i risultati della sua politica estera, ma è abbastanza evidente che alla sinistra basta questo, non che alle dichiarazioni segua qualche cosa di concreto e utile.

Il modello Sánchez alle prese con lo sfratto di un’anziana

Tuttavia, ora la stella polare inseguita da Schlein, Bonelli e Fratoianni è un po’ in affanno a causa dello sfratto di una donna di 87 anni. Maria Carmen Abascal ha un’invalidità del 50% e, nonostante vivesse da 71 anni in un appartamento nel centro di Madrid, ha dovuto lasciarlo dopo che l’immobile è stato comprato da una società.

In calo di consensi, per via degli scandali per corruzione che hanno coinvolto alcuni suoi collaboratori e alcuni familiari, ma anche per la gestione dell’immigrazione clandestina a Ceuta, Sánchez ha pensato bene di cavalcare il caso nel disperato tentativo di recuperare un po’ di popolarità. Così, dopo non aver fatto nulla per costruire case popolari nonostante stia al governo da ben otto anni, il premier socialista ha deciso di intervenire per decreto con misure che di fatto bloccano gli sfratti e introducono multe salate per i proprietari di casa che sfrattano gli inquilini.

Provvedimenti da Stato comunista, che mettono in discussione la proprietà privata, scaricando su chi dà in affitto un’abitazione anni di inefficienza e immobilismo sul fronte abitativo. Che non tutti i partiti della maggioranza fossero d’accordo ad addebitare ai proprietari gli errori di Sánchez e compagni, si sapeva. Forse il premier non immaginava che sarebbero andati fino in fondo, votandogli contro in Parlamento. E probabilmente nessuno poteva ipotizzare che, pur di non mollare la poltrona, il leader del Psoe avrebbe infiammato la piazza, soffiando sul fuoco nella speranza di riuscire a salvare il suo governo.

Espropri e blocco degli affitti: la deriva del «comunismo temperato»

La Spagna in queste ore è una polveriera pronta a esplodere, dove si parla non solo di blocco degli sfratti, ma anche di requisizione degli immobili sfitti e di stangate sui proprietari di casa. È evidente che se, a seguito delle proteste da lui stesso alimentate, Sánchez riuscisse a scamparla, lo scivolamento del Paese verso un comunismo temperato sarebbe compiuto. A Madrid non ci sarebbe un governo nel pieno del proprio mandato, con la vittoria delle elezioni, ma un esecutivo che, grazie a espedienti, proteste di piazza e spregiudicate alleanze, conserva il potere per il potere, passando da un fallimento all’altro.

È questo il modello che insegue la sinistra italiana? A quanto pare sì. Non c’è solo Ilaria Salis a inneggiare alle proteste, auspicando che ciò che sta accadendo in Spagna sia replicato in Italia: ci sono i leader della coalizione che considerano quello di Sánchez un esempio da imitare. Come ha spiegato lo scrittore Ildefonso Falcones, autore de La cattedrale del mare, i movimenti di piazza servono al premier spagnolo per far dimenticare le inchieste di corruzione e la disastrosa gestione dell’assalto a Ceuta di decine di migliaia di clandestini. Ma la ricetta di Sánchez con l’esproprio della proprietà, l’estensione a cinque o dieci anni dei contratti d’affitto e il blocco degli aumenti dei canoni sono politiche che possono soltanto deprimere l’economia. Misure peraltro già adottate in altri Paesi europei, dove hanno dimostrato di non funzionare.

È questo il programma che auspica la sinistra? Curiosamente, dopo averlo a lungo citato come faro per l’intera Europa, Schlein e compagni tacciono. Il modello non splende più come prima e mostrare che cosa stia dietro il luccichio di Sánchez, quanta spregiudicatezza e quanti disastri nasconda, rischia di essere controproducente. Dunque, meglio il silenzio, in attesa di trovare un altro mito o mitomane da inseguire.

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