Il premier Pedro Sánchez si prende del tempo (forse solo il fine settimana) per decidere se e quando indire nuove elezioni politiche dopo che Pp, Vox e Junts hanno respinto la convalida dei due decreti reali sull’edilizia abitativa, approvati martedì dal Consiglio dei ministri.
La Gazzetta Ufficiale dello Stato (Boe) ne ha già pubblicato l’abrogazione. Il primo, che contiene la maggior parte delle proposte e prevede il divieto di sfratto fino al 2028, è stato affossato con 178 contrari, 172 a favore e nessuna astensione.
Il secondo, che stabilisce il rinnovo automatico dei contratti di locazione e anche un indennizzo da corrispondere ai locatari in caso di mancato rinnovo, sempre nella sessione plenaria straordinaria di venerdì del Congresso, ha ricevuto 184 voti contrari, 166 a favore e nessuna astensione.
La bocciatura dei decreti sulla casa
Dopo il no al pacchetto legislativo, la data più probabile per il ritorno alle urne potrebbe essere il 29 novembre o il 6 dicembre. Per lo scioglimento delle Cortes bisognerà attendere, però, la decisione del capo del governo, che quando non sa che pesci pigliare sceglie la pausa meditativa.
Era accaduto anche il 24 aprile 2024, quando annunciò «5 giorni di riflessione» per valutare se dimettersi o no, dopo che era stata aperta un’indagine contro sua moglie. Begoña Gómez, era accusata di traffico di influenze e appropriazione indebita di fondi pubblici (dopo due anni di indagini la first lady iberica andrà a processo).
Junts rompe con Sánchez
La sconfitta dell’esecutivo in plenaria è il risultato del crollo della maggioranza che teneva in piedi il governo, soprattutto dell’alleato secessionista Junts. Ricordiamo che alle politiche del 2023, i socialisti arrivarono secondi ma riuscirono a evitare un governo del Partito popolare con l’appoggio esterno dei regionalisti.
Il partito indipendentista catalano di centrodestra guidato da Carles Puigdemont aveva annunciato il suo no ai decreti, irritato perché Madrid non aveva preso in considerazione molte delle loro richieste e rifiutato di presentare una nuova proposta.
Míriam Nogueras, portavoce di Junts, non aveva dubbi: «Questi due reali decreti provocheranno l’effetto contrario a quello che intendono», ha detto, affermando che dalla loro pubblicazione «più di 4.000 alloggi sono stati ritirati dal mercato. Dicono che vogliono proteggere le persone vulnerabili, ma quello che fanno è trasferire il costo di questa protezione a un’altra famiglia».
Il caso della nonna sfrattata
Due erano i decreti, nel timore che il sostegno parlamentare potesse essere diverso e almeno qualche cosa si salvasse, ma non è servito.
Il pacchetto legislativo è caduto, forse anche il governo Sánchez. Il cosiddetto «decreto Maricarmen», proposto dall’esecutivo in risposta al caso della signora di 87 anni, Maricarmen Abascal, sfrattata mercoledì 23 settembre dalla casa di Madrid dove viveva da 71 anni, ma dove adesso è tornata con un nuovo contratto di otto anni e l’affitto non superiore il 30% del suo reddito, rappresentava per il premier l’occasione per recuperare un po’ di consensi.
La crisi politica del governo
I guai giudiziari in famiglia (fratello e moglie dentro e fuori dai tribunali), la crisi migratoria di Ceuta gestita malissimo mentre si ostinava a proseguire le vacanze estive, hanno dato una mazzata a una popolarità da mesi in vistoso calo.
La vicenda dell’anziana, che abita in un appartamento di 140 metri a due passi dal Parco del Retiro (una delle zone più costose di Madrid, pagando 500 euro e rifiutando alloggi di edilizia economica), aveva provocato forte proteste tra i cittadini e all’esecutivo è sembrato ottimo pretesto per denunciare sfratti, senza però aumentare il numero degli alloggi disponibili.
Fino all’ultimo, Sánchez ha tentato di convincere i deputati a votare a favore, anche con la minaccia del voto anticipato: «Fate la cosa giusta, perché se non la farete la storia vi giudicherà prima di quanto pensiate e con maggiore severità di quanto possiate immaginare». I decreti non sono passati e fuori dal Congresso centinaia di manifestanti hanno intonato slogan contro Pp, Vox, Junts, anche se qualche striscione attaccava pure Sumar e Psoe.
Feijóo: «Solo calcoli elettorali»
Sánchez può decidere di andare al voto anticipato illudendosi che un tema di forte impatto sociale, come quello della casa, lo agevoli in campagna elettorale, ma le opposizioni da tempo denunciano i fallimenti della sua linea di governo.
Alberto Núñez Feijóo, leader del Pp, ieri ha dichiarato: «L’approvazione o il rifiuto di questi decreti si è basato esclusivamente su calcoli elettorali». Non si sarebbe pensato all’interesse dei cittadini, solo «ai sondaggi».
In plenaria «non è stato votato alcun decreto per aiutare Maricarmen o chiunque altro; è stata addotta una scusa per cercare di aiutare Pedro Sánchez». Mostrando dati ufficiali, Feijóo è riuscito a sbugiardare l’operato del premier: «I suoi anni a Moncloa sono stati gli anni in cui è stata costruita la minore quantità di edilizia popolare in democrazia».
Abascal chiede elezioni immediate
Nel richiedere «elezioni pulite e trasparenti, ora», il leader di Vox Santiago Abascal ha affidato a un post su X il suo pensiero: «La crisi della casa si risolve solo affrontando anche la politica migratoria criminale consistente nell’inserire 5 milioni di persone in 5 anni in Spagna, quando non ci sono né case, né ospedali né lavoro per loro (il 44% degli immigrati in età lavorativa non è iscritto alla Seguridad Social)».
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