Studente calcia una bomboletta di gas lacrimogeno durante le proteste in Francia
Uno studente calcia una bomboletta di gas lacrimogeno durante le proteste contro le condizioni delle scuole ad Aubervilliers, a nord di Parigi (Getty Images)

La mobilitazione contro la carenza di insegnanti e i pochi mezzi per la scuola si allarga alle università. Scontri in diverse città, incendi e oltre 600 fermi. Il governo convoca un vertice di crisi.

La protesta degli studenti francesi entra in una nuova fase e in diverse città la tensione è sfociata in episodi di violenza. A Marsiglia, secondo quanto riferito dalla Région Provence-Alpes-Côte d’Azur, il preside del Lycée Victor Hugo, il suo vice, la segretaria generale e un altro responsabile dell’istituto sono stati aggrediti e cosparsi di benzina all’interno della scuola. Nella stessa città, un camion dei pompieri è stato accerchiato e poi incendiato davanti al Lycée Saint-Exupéry.

È l’episodio più grave di una giornata che vede la mobilitazione estendersi in tutta la Francia. Il movimento, partito circa una settimana fa dalle scuole superiori della regione parigina, ha coinvolto ieri 356 licei. Oggi, giovedì 1 ottobre, alle proteste si sono aggiunti anche diversi campus universitari: secondo l’Union étudiante, una trentina di università risultavano bloccate nella mattinata.

La protesta partita dalle scuole

All’origine della mobilitazione ci sono rivendicazioni legate alla scuola pubblica: gli studenti chiedono la sostituzione degli insegnanti assenti, maggiori risorse, la ristrutturazione degli edifici e condizioni di apprendimento migliori. Il movimento è partito soprattutto dalle periferie della regione parigina, in particolare nell’area di Saint-Denis, e si è progressivamente esteso ad altre città.

L’Union syndicale lycéenne ha definito quella di oggi l’«atto due» della mobilitazione, chiamando gli studenti a proseguire i blocchi e annunciando una nuova giornata di azione per il 6 ottobre. Le proteste sono arrivate anche a Strasburgo, Lione, Nizza, Rennes e Lille, con blocchi davanti agli istituti e, in alcuni casi, scontri con la polizia.

A Nantes, secondo i media francesi, un incendio ha interessato il Lycée Nelson Mandela durante la mobilitazione. A Pantin, nella periferia nordorientale di Parigi, si sono verificati altri scontri. A Lille e Strasburgo sono stati segnalati incendi e l’intervento delle forze dell’ordine con gas lacrimogeni.

A Marsiglia l’episodio più grave

La situazione è degenerata soprattutto a Marsiglia. La Région Paca ha riferito dell’aggressione ai quattro responsabili del Lycée Victor Hugo, sostenendo che siano stati anche cosparsi di benzina. La notizia è stata rilanciata dalla stampa francese.

Poco distante, davanti al Lycée Saint-Exupéry, un camion dei vigili del fuoco è stato circondato e incendiato. Gli episodi hanno contribuito ad alzare ulteriormente la tensione mentre le autorità cercano di contenere una mobilitazione che non riguarda più soltanto i licei.

Il governo ha convocato per oggi un vertice interministeriale di crisi. Il premier Sébastien Lecornu presiederà la riunione al ministero dell’Interno, mentre il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha parlato di un’«estensione del movimento» e ha denunciato l’aumento della violenza davanti ad alcuni istituti.

625 fermi e 119 feriti

Il bilancio degli scontri rende l’idea della dimensione raggiunta dalla protesta. Nella sola giornata di mercoledì sono state fermate 625 persone, mentre 83 tra poliziotti e gendarmi sono rimasti feriti. Dall’inizio delle mobilitazioni sono invece 119 gli studenti e i membri del personale scolastico feriti, 34 dei quali appartenenti al personale dell’istruzione.

Parallelamente, l’Inspection générale de la Police nationale, l’organismo che vigila sull’operato della polizia, ha aperto tre indagini dopo il ferimento di studenti durante i blocchi a Sevran, Saint-Ouen-L’Aumône e Tours. Proprio a Tours un ragazzo è stato ricoverato dopo aver riportato una ferita alla testa. Secondo la procura, le lesioni sono compatibili con il colpo di un Lbd, il dispositivo utilizzato dalla polizia francese per lanciare proiettili di difesa.

Il ministro Nuñez ha sostenuto che le forze dell’ordine sono intervenute con «grande proporzionalità». Dall’altra parte, le immagini degli scontri e i ferimenti alimentano il confronto sulla gestione della protesta e sull’impiego della forza da parte della polizia.

Macron contro Mélenchon, il governo prova a disinnescare la protesta

La vicenda ha assunto rapidamente anche una dimensione politica. Il presidente Emmanuel Macron, parlando da Madrid, ha condannato le violenze e ha sostenuto che le rivendicazioni degli studenti non possono giustificare gli atti violenti. Nel mirino del capo dell’Eliseo è finita anche la sinistra radicale, accusata dal governo di alimentare la contestazione.

Jean-Luc Mélenchon, leader di La France Insoumise, ha respinto le accuse e ha scritto su X che gli Insoumis chiedono metodi di lotta non violenti. Il confronto tra governo e sinistra radicale si inserisce in una fase già segnata dall’incertezza politica e dalle tensioni sulla prossima legge di bilancio.

Proprio oggi l’esecutivo di Lecornu presenta il progetto della finanziaria e quello sulla previdenza sociale. Il governo deve cercare di conciliare il risanamento dei conti pubblici con le richieste di maggiori risorse per la scuola, mentre la protesta degli studenti continua ad allargarsi.

Per provare a riportare il confronto sul terreno delle rivendicazioni, il governo ha annunciato anche una piattaforma di concertazione con gli studenti. L’obiettivo è raccogliere le loro richieste e arrivare successivamente a un incontro nazionale con risposte dell’esecutivo. Ma intanto, nelle strade e davanti alle scuole, la protesta continua.

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