Dopo quattro anni il miliardario russo-uzbeko è stato cancellato dalla lista europea. Decisivo il pressing della Francia, ma a sostegno della revisione delle misure si sono mossi anche altri Paesi. Sullo sfondo ci sono le relazioni costruite negli anni tra Europa, Asia centrale e Medio Oriente, oltre a una lunga battaglia giudiziaria.
Per quattro anni Alisher Usmanov è rimasto nella lista delle persone sottoposte alle sanzioni dell’Unione europea. Il 21 settembre 2026 gli Stati membri hanno raggiunto l’intesa per non rinnovare le misure nei suoi confronti, decisione formalizzata dal Consiglio il giorno successivo. Nello stesso passaggio sono state prorogate per altri tre anni le sanzioni europee nei confronti di oltre 3.000 persone ed entità legate alle misure per la guerra in Ucraina.
La cancellazione di Usmanov non è arrivata però all’improvviso. Per mesi il suo nome è stato al centro di un confronto diplomatico tra le capitali europee, con la Francia in prima fila nel chiedere la revisione della posizione europea. Secondo fonti diplomatiche citate dalla stampa internazionale, Parigi ha collegato la questione anche alla vicenda dei cittadini francesi detenuti in Azerbaigian.
Dietro il voto europeo c’è però una storia più lunga: quella della rete di rapporti costruita da Usmanov nel corso dei decenni tra Russia, Asia centrale, Caucaso, Medio Oriente ed Europa.
Dall’Asia centrale all’Europa
Usmanov, miliardario di origine uzbeka e con cittadinanza russa, ha costruito una parte importante della propria attività proprio lungo questo asse. Imprenditore e filantropo, per anni ai vertici della scherma internazionale, ha sviluppato relazioni con governi, aziende e istituzioni di Paesi molto diversi.
Negli ultimi anni, con la crescente importanza strategica dell’Asia centrale e del Caucaso meridionale, questa rete ha assunto un peso ulteriore. Uzbekistan, Kazakhstan, Azerbaigian e altri Paesi dell’area hanno intensificato i rapporti economici e diplomatici con l’Europa, mentre il Medio Oriente è diventato un interlocutore sempre più rilevante.
In questo contesto Usmanov è stato coinvolto anche in iniziative legate agli investimenti e alla cooperazione economica. Nel caso della Francia, il suo ruolo è stato associato anche alle relazioni con il Qatar, che nel 2024 aveva annunciato l’intenzione di investire 10 miliardi di euro in aziende e fondi francesi.
Ma una parte meno visibile della sua attività riguarda le missioni umanitarie e i tentativi di favorire il ritorno a casa di persone coinvolte in vicende diplomatiche.
Nell’estate del 2025, per esempio, il cittadino francese Théo Clerc è stato graziato in Azerbaigian e ha potuto fare ritorno in Francia. Secondo una fonte informata citata nel dossier sulla vicenda Usmanov, il miliardario avrebbe avuto un ruolo importante nell’operazione. La vicenda è diventata uno degli elementi che hanno contribuito a rafforzare il rapporto tra Usmanov e le autorità francesi.
Moschee, cultura e rapporti con l’Italia
La rete costruita da Usmanov passa anche dalla filantropia. Il suo nome è legato a diversi progetti culturali e religiosi nell’Asia centrale e in altri Paesi.
In Uzbekistan sono stati inaugurati il Centro della Civiltà Islamica e il complesso dell’Imam al-Bukhari, mentre ad Astana è stata realizzata la Moschea Centrale, indicata come la più grande del Kazakhstan e dell’Asia centrale. A Istanbul è stato invece realizzato il Turkish Youth Centre.
Il rapporto con l’Uzbekistan è particolarmente significativo. Usmanov vi è tornato negli anni successivi alla costruzione della propria fortuna e ha contribuito, secondo quanto riportato nel dossier, ad accompagnare aziende europee, comprese imprese italiane e francesi, nel mercato locale. Nel 2018 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria uzbeka.
Anche l’Italia occupa uno spazio importante nella sua rete di relazioni. Usmanov ha una casa in Costa Smeralda e negli anni ha avuto rapporti con aziende e istituti italiani. Tra i partner vengono citati il gruppo Danieli, banche e altre imprese.
C’è poi il capitolo del patrimonio culturale. Usmanov ha contribuito al recupero delle colonne del Foro di Traiano a Roma e al restauro della Sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio, decorata dagli affreschi di Giuseppe Cesari.
Nel 2017 ha ricevuto un’onorificenza della Repubblica italiana durante una cerimonia ufficiale alla presenza del presidente Sergio Mattarella. Nel 2026 l’Italia è stata inoltre tra i Paesi che hanno sostenuto la revisione della sua posizione nel quadro europeo.
Quattro anni di battaglia legale
Parallelamente alla pressione diplomatica è andata avanti la battaglia giudiziaria. La difesa di Usmanov ha contestato negli anni le motivazioni alla base delle sanzioni, portando davanti ai tribunali nazionali dei Paesi europei diversi ricorsi e procedimenti.
Secondo il dossier diffuso dal suo team legale, tra il 2022 e il 2026 sono stati ottenuti più di 20 provvedimenti giudiziari nei Paesi dell’Unione e sono state corrette o rimosse oltre 3.000 pubblicazioni in circa 60 Paesi. La difesa sostiene inoltre che le decisioni giudiziarie abbiano inciso su una parte delle fonti utilizzate nei dossier europei per motivare il mantenimento delle misure.
Nell’agosto 2026 il team legale di Usmanov ha trasmesso al Consiglio e alla Commissione europea una nuova comunicazione con il riepilogo delle decisioni ottenute negli anni precedenti.
Durante la revisione del dossier, diversi Paesi membri hanno esaminato autonomamente la posizione del miliardario. Tra questi vengono indicati Italia, Croazia e Slovacchia.
La posizione di Bratislava era legata anche a un altro aspetto: aziende fondate da Usmanov hanno fornito per anni materie prime alla Slovacchia e ad altri Paesi europei, comprese forniture destinate alla produzione di acciaio a minori emissioni.
La Francia e il peso della diplomazia
È però la Francia ad aver avuto il ruolo più evidente nell’ultima fase della vicenda.
Parigi ha alle spalle una relazione con Usmanov costruita anche attraverso iniziative culturali. Con il suo sostegno è stato realizzato a Yerevan il Centro Charles Aznavour, concepito anche come vetrina della cultura francese in Armenia. A Mosca ha finanziato un monumento dedicato alla fratellanza d’armi franco-sovietica del reparto Normandie-Niemen, mentre il suo nome è legato anche alla realizzazione di un monumento a Le Corbusier.
Il rapporto con la Francia passa inoltre dalla scherma. Nel 2013 il Grand Palais di Parigi ospitò la cerimonia per il centenario della Federazione internazionale di scherma, mentre nel 2018 la stessa sede fu utilizzata per le celebrazioni del 105° anniversario.
Nel 2020 Usmanov acquistò all’asta il manifesto di Pierre de Coubertin e lo consegnò successivamente al Museo Olimpico di Losanna.
Sono rapporti costruiti molto prima dell’inserimento del miliardario nella lista delle sanzioni europee e che hanno contribuito a creare una rete di interlocutori in diversi ambienti, dalla diplomazia alla cultura, dallo sport all’economia.
Nel 2026 questa rete è tornata a pesare sul dossier europeo. La Francia ha chiesto la cancellazione di Usmanov dalla lista e, dopo una serie di negoziati, gli Stati membri hanno raggiunto un accordo. La vicenda è stata accompagnata da forti discussioni tra i governi europei e da critiche da parte di alcuni Paesi, mentre la Lettonia ha espresso la propria contrarietà all’intesa.
Gli otto Paesi che hanno chiesto la revisione
A sostegno della posizione di Usmanov si sono espressi, secondo il dossier, i governi di Turchia, Uzbekistan, Kazakhstan, Azerbaigian, Kirghizistan, Qatar, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti.
La Turchia, in particolare, ha richiamato l’attenzione dei servizi diplomatici europei sulla questione delle motivazioni alla base delle sanzioni. Il dossier cita inoltre gli appelli provenienti da esponenti religiosi e da organizzazioni sportive internazionali.
Tra le iniziative ricordate c’è anche il rapporto con Papa Francesco, che aveva inviato a Usmanov una copia dedicata dell’enciclica Dilexit Nos. A suo favore si sarebbero inoltre espressi numerosi rappresentanti delle comunità musulmane europee, il Comitato olimpico internazionale e oltre cento federazioni nazionali di scherma.
Il quadro che emerge è quindi quello di una pressione esercitata su più livelli: diplomatico, giudiziario, economico, culturale e sportivo.
La decisione europea non ha cancellato le discussioni sul rapporto tra Usmanov e la Russia né le contestazioni sulla sua vicinanza al potere russo. Il suo nome era stato inserito nella lista delle sanzioni europee nel 2022 e la sua permanenza era stata rinnovata nei successivi cicli. Ora, dopo quattro anni, il Consiglio ha deciso di non rinnovare quella misura.
La vicenda si chiude così con un cambio di scenario. Da una parte resta il quadro delle sanzioni europee contro la Russia, che è stato invece prorogato fino al settembre 2029. Dall’altra, il caso Usmanov mostra quanto possano diventare determinanti, nella revisione di una misura individuale, le relazioni diplomatiche costruite negli anni, le iniziative umanitarie e il lavoro dei legali.
È su questo terreno che si è consumato il confronto degli ultimi mesi: non soltanto sulla figura di un miliardario russo-uzbeko, ma sul peso che una rete internazionale di rapporti può avere quando una decisione sanzionatoria viene sottoposta, dopo anni, a una nuova verifica.