Liberté, egalité, fraternité, ma soprattutto laïcité. L’involuzione materialistica della Francia repubblicana, incapace di arginare l’islamizzazione, funziona però benissimo con il cattolicesimo. Tanto che il presidente, per schivare le critiche da cui fu sommerso nel 2023, quando assisté alla liturgia officiata da papa Francesco allo stadio Vélodrome di Marsiglia, cioè in un luogo pubblico anziché in una chiesa, stavolta non parteciperà a nessuna delle messe di Leone XIV, in visita Oltralpe da venerdì a lunedì prossimi.
L’Eliseo ci ha tenuto a negare attriti con il Vaticano, che aveva rifiutato la proposta iniziale di Emmanuel Macron: un incontro a margine della celebrazione a Notre-Dame, per presentare al pontefice «gli artefici della ricostruzione» della cattedrale. E, soprattutto, per vantarsene al cospetto del vicario di Cristo. Parigi, ieri, ha confermato che quel faccia a faccia «non poteva avvenire», per «motivi di agenda» del Papa.
Difficile, però, non ricordare il clamoroso precedente: nel dicembre 2024, Jorge Mario Bergoglio declinò proprio l’invito alla cerimonia di riapertura di Notre-Dame, che Macron aveva voluto strumentalizzare politicamente, sentendosi – dissero ambienti vicini all’allora pontefice – «tirato per la veste bianca». A ulteriore beffa, Francesco preferì una visita pastorale nella Corsica indipendentista, costringendo monsieur le président a volare ad Ajaccio per potergli almeno stringere la mano.
I rapporti tra Macron e il Vaticano
Qualche giorno fa, il quotidiano La Croix aveva riferito che il diniego vaticano andava ricollegato al sostegno, da parte di Macron, alla legge sull’eutanasia e il suicidio assistito, che è stata approvata a metà luglio e da lui promulgata un mese dopo.
Ieri, fonti dell’Eliseo hanno minimizzato l’episodio, spiegando che il protocollo ufficiale prevede di proporre agli ospiti un «pacchetto» completo e che, caso per caso, l’agenda di marcia viene «adattata». Rimane la massima «fiducia» verso la Santa Sede, con la quale le tappe del viaggio sono state concordate «serenamente» e senza «nessuna tensione».
In realtà, sarebbe più dignitoso, per il presidente francese, se il rifiuto di assistere alle messe di Leone fosse una ripicca per l’incomprensione su Notre-Dame. È ridicola, invece, l’idea del tributo da pagare ai laicisti militanti, da parte di un leader che, per paura delle periferie monopolizzate dai musulmani, si è prestato più volte alla propaganda pro Pal.
È facile fare i forti con i deboli: di cattolici piccati per i sistematici oltraggi alla loro fede, al punto di trasformarsi in una minaccia per l’ordine pubblico, in giro non se ne vedono.
Al di là delle Alpi, invece, dovrebbero sapere bene quali conseguenze possono derivare dal minimo disturbo recato agli islamici: i vignettisti di Charlie Hebdo furono massacrati senza complimenti da tre fanatici di Maometto, che era stato preso di mira dal periodico, con l’abituale ferocia riservata a qualsiasi bersaglio satirico.
Il programma della visita di Leone XIV
In sua vece, comunque, alla funzione in Place de la Concorde, Macron manderà il premier, Sebastien Lecornu, e la première dame, Brigitte. La coppia presidenziale accoglierà il Papa al suo arrivo all’aeroporto di Orly e, poi, lo riceverà all’Eliseo. Dopodiché, il capo dei galletti, di nascita e di vanità, si metterà sotto i riflettori a Metz, lunedì, introducendo il discorso di Robert Francis Prevost sull’Europa. All’evento sono stati invitati anche gli altri 26 capi di Stato e di governo dell’Ue.
A Parigi, il dispositivo di sicurezza sarà imponente: droni, sistemi antidrone, tiratori scelti. Sarà interdetta la navigazione della Senna. E alla faccia della laïcité, si prevedono numeri da capogiro: 600.000 persone tra Place de la Concorde, gli Champs-Élysées, Place Charles-de-Gaulle-Etoile e l’Avenue de la Grande Armée.
Altre 250.000 si raduneranno, venerdì, lungo il percorso della papamobile, che durerà circa un’ora, subito dopo il passaggio del pontefice all’Unesco, fino ai vespri nella cattedrale. Allo Stade de France di Saint-Denis sono attesi 80.000 giovani. Ad Argenteuil, Leone sarà il primo Papa a contemplare la reliquia della tunica confezionata senza cuciture, che, secondo la tradizione, sarebbe stata indossata da Gesù poche ore prima della Passione.
L’ultima volta di un Papa nella capitale transalpina fu nel 2008: era Benedetto XVI. Coincidenza: nel primo viaggio in Francia da sacerdote, nel 1954, Joseph Ratzinger aveva seguito le orme di Sant’Agostino, il punto di riferimento spirituale di Leone XIV.
La laicità francese e la presenza del Papa
L’arcivescovo di Parigi, monsignor Laurent Ulrich, ci ha tenuto a sottolineare che la celebrazione in Place de la Concorde non viola il principio di laicità, «a cui i francesi sono fortemente legati», perché la Repubblica «consente l’espressione pubblica di tutti i culti».
È raggelante che lo si debba ribadire in una nazione occidentale, in cui, nonostante la secolarizzazione, il 77% della popolazione ha ricevuto il battesimo, anche se i praticanti sono una piccola quota. Secondo l’indagine Ifop pubblicata a febbraio 2026, il 43% dei francesi adulti è cattolico, il 37,5% è agnostico e il 7% musulmano.
Tra coloro che dichiarano un’affiliazione religiosa, il 58% si proclama cattolico e il 20% islamico. Decidendo di disertare le messe di Prevost, dunque, Macron si è genuflesso alle minoranze più rumorose e aggressive. Liberté, egalité, mannaggia a te.
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