Senza atteggiarsi a martire, senza innescare referendum mediatici, senza chiamare a raccolta l’Usigrai e i colleghi in nome della libertà di stampa, Pietrangelo Buttafuoco si è accordato con Radio InBlu e nelle prossime settimane porterà il suo Lupus in fabula nell’emittente radiofonica dei vescovi.
Qualche giorno fa, dalla storica sede regionale veneta della Rai, quel Palazzo Labia da anni sottoutilizzato e ora messo in vendita, è andata in onda l’ultima puntata – dedicata al Milione e Marco Polo, venezianità in purezza – dopo che Nicola Rao, direttore di Rai Radio 1, ha definito il programma «troppo di nicchia» e «destinato ad altro» i dieci minuti dalle 6.50 del mattino.
Una scelta che sa molto di rappresaglia perché il presidente della Fondazione Biennale di Venezia non ha chinato il capo di fronte alla richiesta di mantenere chiuse le porte al Padiglione russo di Arte contemporanea di proprietà di Mosca.
La vicenda è arcinota ai nostri lettori e non è il caso di tornarci. Più interessante è che, saputo della cancellazione della rubrica nella tv di Stato, il direttore di Tv2000 e Radio InBlu, Vincenzo Morgante, con l’avallo dei massimi vertici della Conferenza episcopale italiana, si è fatto avanti per proporla nella sua radio dove, evidentemente, Lupus in fabula non è ritenuto di nicchia.
Un’offerta dall’elevato valore simbolico.
La Chiesa italiana sta con l’islamico Buttafuoco. Lo confermano anche le lettere e gli interventi del presidente della Biennale che compaiono su Avvenire, il giornale della Cei, sia sulla natura e il destino dell’«istituzione culturale più importante del mondo», come l’ha definita nella serata conclusiva della Mostra del cinema, sia, da ultimo, sulla proposta del filosofo Eugenio Mazzarella di candidare al Premio Nobel per la pace i bambini di Gaza.
Il legame con la Chiesa italiana
Infine, sempre a proposito del rapporto con la Cei, particolarmente intensa è stata all’ultima Mostra cinematografica, la collaborazione con la Fondazione Ente dello spettacolo.
Se non una vera e propria alleanza, tra la Biennale e la Chiesa italiana è in atto una collaborazione molto fattiva. Nei suoi due anni e mezzo di presidenza, Buttafuoco ha sviluppato un’attenzione privilegiata ai temi della spiritualità e della bellezza in dialogo con le istituzioni ecclesiastiche. L’inizio di questo rapporto è il 28 aprile 2024 con la visita di Francesco al Padiglione della Santa Sede allestito nella Casa di detenzione femminile della Giudecca.
Era la prima volta di un Papa alla Biennale. Ad accoglierlo, oltre alle autorità locali, c’erano ovviamente Buttafuoco e il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, tra i quali era già vivo uno scambio di idee che sarebbe sfociato in alcuni eventi rivolti alla cittadinanza.
Primo dei quali il Progetto speciale dell’Archivio storico dedicato al teologo e mistico domenicano Johannes Eckhart (noto come Meister Eckhart), intitolato Expositio sancti evangeli secundum Johannem (Commento al vangelo di Giovanni), cinque serate nel marzo 2025 che hanno avuto tra i relatori il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero della cultura e dell’educazione della Santa Sede, e lo stesso patriarca di Venezia.
Il rapporto tra Biennale e Chiesa italiana
Nel maggio di quest’anno, insieme con il rettore dello Iuav Benno Albrecht e la delegazione della Fondazione Venezia per la Ricerca sulla pace, il presidente della Biennale ha incontrato il Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin per parlare del progetto di riunire a Venezia i premi Nobel per la pace viventi. Il 6 ottobre prossimo, l’arcivescovo Moraglia terrà a Ca’ Giustinian, sede della Biennale, una lectio su San Francesco riletto con i versi di Dante Alighieri.
A seguire, come anticipazione di un evento dedicato al cinquantenario della storica edizione del 1977 dedicata al Dissenso, la Biennale della Parola si concentrerà sulla figura di Pavel Florenskij, «martire tra i martiri di Russia, un faro assoluto del sentimento cristiano, massimo tra i filosofi e gli scienziati, ucciso dal Kgb a Leningrado nel 1937 in considerazione della sua testimonianza di verità, sorgente oggi della più limpida presenza della parola sinceramente libera», ha scritto sul Foglio Buttafuoco, annunciando cinque serate (16-20 novembre) di riflessioni e performance teatrali che sono molto più che una semplice compensazione della riapertura del Padiglione russo, gestito dal governo di Mosca.
La Biennale come spazio di ricerca e libertà
L’istituzione veneziana si propone come hub internazionale di ricerca culturale, di recupero delle testimonianze della cristianità e di affermazione della libertà espressiva, favorito dal rilancio, dopo 53 anni, della Rivista della Biennale e dalla realizzazione della nuova sede dell’Archivio storico all’Arsenale.
Nelle stanze vaticane c’è approvazione. Quest’estate, non troppo a sorpresa, Buttafuoco ha ricevuto la telefonata del presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli Bernhard Scholz che lo invitava al Meeting di Rimini nel giorno della visita di Leone XIV.
Non è stato specificato se l’iniziativa della prossima pubblicazione della Biennale di un testo di rilettura del De Musica di Sant’Agostino a cura del musicologo Michele Tadini e di Giovanni Lindo Ferretti nasca da quell’incontro, ma è lecito pensarlo.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >