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Papa Leone XIV (Ansa)

Grillismo addio, almeno in Vaticano. Nel giorno del suo compleanno (ieri ne ha compiuti 71) papa Leone XIV ha deciso di fare lui un regalo ai cardinali e ha cancellato il motu proprio di papa Francesco che decurtava del 10% gli emolumenti agli alti prelati, entrato in vigore nel marzo 2021 per far fronte «all’eccezionale sfida del Covid».

Fine dell’austerità vaticana: stop ai tagli e agli effetti della spending review

Ora quei tagli «possono essere superati, nella certezza che le istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano proseguiranno, con strumenti diversi, nell’impegno di garantire la sostenibilità economica». Questo il contenuto del nuovo motu proprio con il quale viene dismesso il precedente anche alla luce di una situazione economica nuovamente sotto controllo, che permette alle finanze vaticane di supportare l’uscita dall’emergenza.

Un nuovo gesto che rafforza il percorso di riequilibrio del messaggio del pontefice, con la prudenza e il sottotono imposti dal Metodo Prevost, stella polare di una Chiesa che tenta fra mille difficoltà di mettersi alle spalle la stagione degli annunci, delle interviste a chicchessia e del progressismo spinto in nome di un’adesione acritica alle istanze populiste e ipermoderniste.

Per nulla preoccupato dalle (scontate) critiche esterne per la scelta finanziaria, Leone XIV ha abrogato l’articolo 1 della lettera apostolica denominata «Un futuro sostenibile», convinto che a fare la differenza sia il messaggio cristiano e non le mode del momento.

Leone XIV cancella i tagli di Francesco: stipendi pieni ai cardinali

Così, a far data primo settembre, riconsegna gli stipendi pieni ai cardinali (oggi dai 4 ai 5.000 euro lordi). Analoga decisione riguarda tutti i dipendenti vaticani, quelli del Governatorato, i capi e i segretari dei Dicasteri (emolumenti tagliati dell’8%), porporati e chierici (3%) tranne i livelli più bassi.

Concluso allo stesso modo il blocco degli scatti biennali di anzianità, con l’avvertenza in chiave liberale e non socialista. «Vengono fatti salvi in via definitiva gli effetti prodotti nel periodo della sua vigenza, ivi compresi gli effetti prodotti dalla sospensione della maturazione degli scatti biennali di anzianità, che rimane definitivamente acquisita».

Ciò che è perso (nei cinque anni nei quali la legge era in vigore) è perso. Postilla necessaria, che mostra il rigore degli economisti della Santa Sede rispetto al lassismo di certe decisioni sul pubblico impiego con restituzione degli arretrati.

Ultimo esempio la battaglia dei magistrati, ai quali altri giudici stanno permettendo a colpi di sentenze di ottenere risarcimenti per adeguamenti passati, valutati unilateralmente «troppo bassi». Oltre le mura leonine non ci sono né Anm né Cgil.

Il Papa ha firmato il provvedimento dopo avere ottenuto il parere favorevole della segreteria per l’Economia e dopo «avere esaminato con cura ogni cosa», come viene riferito dalle sacre stanze.

Insomma si poteva andare oltre l’emergenza, aggravata dalla pandemia ma anche dal disavanzo che caratterizzava da diversi anni la gestione economica del Vaticano e che ha inciso negativamente su tutte le fonti di ricavo. Allora la spending review si era resa necessaria per evitare il licenziamento dei dipendenti, in particolare di quelli laici con famiglie a carico.

Anni duri, al culmine dei quali il papato più pauperista della modernità si è ritrovato con i forzieri vuoti. Sia per azzardi imprenditoriali, sia per la contrazione delle offerte di fedeli disillusi da annunci contraddittori, talvolta punitivi nei confronti di chi crede.

Dal deficit all’avanzo: il Vaticano risana i suoi bilanci

Nel 2022 il bilancio era in rosso di 83 milioni, nel 2023 il deficit era sceso a 51,2, comunque numeri da allarme rosso. Era l’epoca discutibile dei messaggi equivoci, di cardinal bolletta (Konrad Krajewski, poi rispedito in Polonia) che riattivava la luce nel palazzo occupato di Roma, trasformato in centro sociale.

Era il periodo dei cardinali che supportavano con finanziamenti l’Ong Mediterranea, di fatto mantenendo antichi rivoluzionari riciclati come Luca Casarini, poi invitato – neanche fosse San Giuseppe – a fare passerella alla conferenza episcopale con il presidente cardinal Matteo Zuppi che pendeva dalle sue labbra.

Tempi bui, il piatto piangeva. Poi qualche donazione, l’intervento delle banche, una migliore gestione degli ospedali e degli immobili, il controllo meno lasco delle spese avevano invertito la tendenza.

Ior, immobili e donazioni: la svolta economica sostiene Leone XIV

E nel 2024 ecco la svolta, con un avanzo primario di 1,6 milioni. Una base di ripartenza confermata lo scorso anno, con lo Ior che ha raggiunto un utile netto di 51,2 milioni, dei quali 24,3 sono destinati al Papa. L’Obolo di San Pietro ha destinato ai più bisognosi 13,3 milioni con 252 progetti in 74 Paesi del mondo.

Già lo scorso anno le restrizioni economiche erano state parzialmente modificate con l’abrogazione dell’articolo 3. «Ora possono essere superate», ha sottolineato il pontefice. Così Leone ha voluto dare un segnale di ottimismo, determinato dagli effetti dell’archiviazione in atto (ma senza scossoni) della lunga stagione delle eccentricità sudamericane.

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