L’imprenditore francese della lana che anticipò la «Rerum novarum»

Un lanificio nella Val-des-Bois in Francia. È qui che, tra gli sconvolgimenti sociali ed economici provocati dalla rivoluzione industriale, negli anni Settanta dell’Ottocento prendono forma le intuizioni di Léon Harmel, industriale cattolico che mette la dignità della persona al centro dell’impresa.

Papa Leone XIV alla mostra del Meeting di Rimini

La sua vicenda mostra come la dottrina sociale della Chiesa non nasca solo dall’elaborazione di princìpi, ma anche dall’esperienza concreta e dalla prassi. A ricostruire questo percorso, che dall’opera dell’industriale francese arriva fino a Leone XIV, è la mostra del Meeting di Rimini «Léon Harmel, la profezia di un’impresa», promossa dalla Fondazione Costruiamo il Futuro e dalla Compagnia delle Opere. Si può visitare in Piazza C1 con prenotazione sull’app del Meeting. E domani a varcare la soglia della mostra sarà il pontefice.

Leone XIII e la «Rerum novarum»

Prevost, due giorni dopo essere stato eletto, ha spiegato ai cardinali la scelta del nome Leone XIV: «Leone XIII, con la storica enciclica Rerum novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’Intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro».

Il riferimento a Pecci porta così indirettamente a Léon Harmel: proprio a lui, Leone XIII si ispirò nell’elaborazione della Rerum novarum del 1891. Sconosciuto ai più, ma non a don Luigi Giussani. Nelle sue lezioni all’Università Cattolica, trattando l’enciclica che «anticipava i tempi», aveva ricordato la figura di Léon Harmel come colui che aveva messo in pratica la dottrina sociale.

Léon Harmel fonda le corporazioni cristiane

Vissuto tra il 1829 e il 1915, Harmel guarda con inquietudine alle condizioni di vita degli operai. La povertà gli appare come «la ferita orribile che divora la società». In lui la fede non rimane legata alla sola dimensione devozionale, ma diventa il motore della sua azione, tanto nella sfera pubblica quanto in quella privata. Una visione che si traduce nella «corporazione cristiana», intesa come un’associazione sia religiosa sia economica che mette insieme imprenditori e operai.

È una concezione che si distacca dal modello del liberalismo affermatosi in Francia con la legge Le Chapelier, che aveva cancellato i corpi intermedi e proibito i sindacati. Harmel, invece, coinvolge direttamente gli operai nelle risposte ai loro bisogni. Questa fiducia lo rende un precursore del principio di sussidiarietà.

Il consiglio aziendale garantisce il giusto salario

Si allontana così dal paternalismo caritatevole di parte dell’imprenditoria cattolica: «Il bene dell’operaio, per mezzo dell’operaio e con lui, mai senza di lui e a maggior ragione mai malgrado lui». Da questa impostazione, Harmel mette in campo misure impensabili al tempo: villette a schiera con piccoli orti per i dipendenti, assegni familiari, assistenza sanitaria, pensioni, cooperative di consumo, banche popolari e scuole attorno alla fabbrica. Sostiene inoltre l’organizzazione sindacale e la partecipazione dei lavoratori agli utili.

L’alleanza tra capitale e lavoro trova una delle sue massime espressioni nel Consiglio di fabbrica, istituito nel 1883. Operai e proprietà siedono nello stesso organismo e i lavoratori contribuiscono alle decisioni che riguardano l’azienda. Tra i temi affrontati c’è anche il salario che, per Harmel, deve garantire una vita dignitosa. Nel Catechismo del padrone, l’industriale francese rivendica il «salario giusto» come questione di giustizia e di legge naturale: «La Legge di Dio obbliga il padrone a fare di più di quanto esige la regola della domanda e dell’offerta». Harmel anticipa inoltre alcune tutele che entreranno, successivamente, nella legislazione sul lavoro.

I pellegrinaggi operai che ispirarono la Rerum novarum

A conoscere bene l’opera dell’industriale francese è, appunto, Leone XIII. I due si incontrano sei anni prima della pubblicazione della Rerum novarum: nel 1885 Harmel organizza a Roma il primo pellegrinaggio del mondo del lavoro, con un centinaio di industriali e circa duecento esponenti del clero. «Tornate con gli operai», lo esorta il Papa.

Due anni dopo Harmel torna nella Capitale con 2.000 persone. È allora che Leone XIII afferma: «Bisogna che i Léon Harmel si moltiplichino». Il movimento cresce rapidamente: 20.000 pellegrini nel 1891, l’anno della Rerum novarum. Il cardinale Langénieux ricorderà: «Il Papa ci ha permesso di dichiarare solennemente che l’enciclica era il ringraziamento per i pellegrinaggi degli operai francesi».

L’enciclica di Papa Leone XIV che attualizza i valori sociali

La mostra arriva così fino alla Magnifica humanitas di Leone XIV, firmata il 15 maggio 2026, nel 135° anniversario della Rerum novarum. Di fronte alla «questione sociale» di oggi, l’enciclica riprende e attualizza quella stessa riflessione, misurandosi con le trasformazioni del presente. Tre i nuclei che, nella mostra, segnano la continuità di questo percorso: la dignità della persona, il lavoro e la sussidiarietà. È il filo che dalla fabbrica di Harmel arriva fino a oggi.

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