C’è attesa, gioia, trepidazione, perfino «hype», tra gli studenti dell’università di Roma La Sapienza per la visita che farà loro oggi papa Leone XIV. Alle ore 10.20, confermano media vaticani, il Santo Padre varcherà le porte dell’ateneo che, con 125.000 iscritti, è quello col maggior numero di studenti d’Europa.
Una volta arrivato il pontefice farà, come primo passaggio, una preghiera silenziosa. Poi incontrerà il rettore, Antonella Polimeni e terrà un discorso alle autorità accademiche. Di qui l’entusiasmo di molti giovani ai quali si unisce quello del cappellano della Sapienza, don Gabriele Vecchione. «Mi piace molto che i ragazzi della Sapienza abbiano la possibilità di sentire la sua voce, di vedere la sua persona», ha dichiarato, ricordando che «qua si gioca il futuro dell’umanità, perché qua vengono formati i cuori delle giovani generazioni». «Siamo molto contenti e onorati che il Papa abbia scelto questo posto», ha aggiunto don Vecchione.
In effetti, La Sapienza è cara al Papa, a ogni Papa. Parliamo infatti d’un ateneo che, fondato proprio da un pontefice - da Bonifacio VIII nel 1303 - ha solide basi cristiane; almeno in teoria. In pratica, è impossibile non ripensare a un episodio che, a distanza di anni, resta ancora doloroso. Il riferimento è a quanto accadde nel gennaio 2008 quando, dopo essere stato invitato dalle autorità accademiche stesse, fu resa impossibile la visita di papa Benedetto XVI. A ostacolare, fino a sabotarlo, quell’evento fu una tensione innescata prima da un intervento del fisico Marcello Cini sul Manifesto, in cui, poi da una lettera di contrarietà alla visita di 67 docenti della facoltà di Fisica, rilanciata da Repubblica. Alla fine Ratzinger rinunciò e La Sapienza non fece bella figura, quanto ad apertura mentale. Diciotto anni dopo però tutto pare cambiato: e la visita di Leone XIV dovrebbe segnare una ricucitura dopo i fatti nel 2008. Vedremo.
A proposito di fratture da ricomporre, sul fronte della Chiesa pare assai in salita una ricucitura: quella con la Fraternità sacerdotale San Pio X. Che, ha fatto sapere il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinal Víctor Manuel Fernández, se andasse avanti con le proprie «autonomine» di vescovi rischierebbe un punto di non ritorno. «Le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità sacerdotale San Pio X non hanno il corrispondente mandato pontificio», ha detto: «Questo gesto costituirà “un atto scismatico” e “l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa”». Vedremo gli sviluppi degli eventi, tenendo presente che da parte di papa Leone XIV segnali di apertura verso il mondo tradizionalista in senso lato già ci sono stati. Eloquente resta l’iniziativa di Prevost il quale, lo scorso marzo, ha - in un messaggio ai vescovi francesi in assemblea plenaria a Lourdes, firmato dal cardinale Pietro Parolin - aveva parlato di «generosa inclusione» dei fedeli legati alla Messa in latino. Un’inclusione ora ardua da raggiungere col mondo lefebvriano.







