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2026-01-16
Leone abroga la Pasqua di Bergoglio
Papa Leone XIV (Ansa)
Secondo quanto comunicato dall’agenzia stampa della Cei, il tradizionale rito della «lavanda dei piedi», dopo anni di esilio e di assenza, «ritornerà così a svolgersi» all’interno della «cattedrale del vescovo di Roma». Senza timore di palesare una discontinuità evidente, il Servizio informazione religiosa (Sir) ricorda che papa Francesco, «durante il suo pontificato» era solito celebrare la messa «in Coena Domini» in luoghi da lui ritenuti significativi «in quanto simbolo della sofferenza e della fragilità», come le «carceri o i centri di accoglienza per migranti».
E in effetti, il pontefice venuto «dalla fine del mondo», ha sempre celebrato la liturgia del Giovedì santo, con annessa lavanda dei piedi, all’interno di carceri (anche minorili e femminili), e per due volte in centri di accoglienza per migranti, nel 2015 a Castelnuovo di Porto e nel 2017 a Castel Volturno. L’ultima volta, il 17 aprile 2025, pochi giorni prima di morire, si era recato a Regina Coeli.
Addirittura Bergoglio, in questo suo slancio particolarmente «inclusivo», ha cambiato le norme e le collaudate prassi liturgiche, permettendo per la prima volta nella storia della Chiesa la presenza di donne e di persone non cristiane, tra i 12 fedeli a cui il pontefice lava i piedi. Ripetendo il nobile gesto che fece Gesù con gli apostoli, i quali però erano uomini, cristiani, sacerdoti e vescovi.
Ovviamente Leone XIV come ha detto lui stesso in tante allocuzioni e omelie, e specialmente nell’esortazione apostolica Dilexi te, non vuole minimizzare l’impegno preferenziale della Chiesa «per i poveri e i sofferenti» (Dt, n. 3). Ma desidera inserire il nobile ed evangelico ideale della carità verso i bisognosi, all’interno dell’alveo della missione tradizionale e spirituale della Chiesa, la quale, come disse lo stesso Francesco, «non è una Ong» (Udienza del 18 giugno 2014).
Fermo restando che non è contrario al Vangelo celebrare la messa del Giovedì santo in nessun luogo della terra (nobile o ignobile), dovrebbero riflettere tutti coloro che vedevano nelle scelte di papa Francesco un «progresso», un «frutto dello Spirito santo» o «un punto di non ritorno». No, papa Leone non ha torto nel voler «tornare all’antico», riprendendo ad esempio Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che celebravano le messe del sacro Triduo nelle maestose basiliche dell’Urbe. Perché il linguaggio della «misericordia» deve coniugarsi con quello della «giustizia» e l’immagine della Chiesa «in uscita» verso le «periferie esistenziali» non deve correre il rischio di sembrare un appoggio a chi vuole «servirsi di Cristo» per le sue agende laiche e irreligiose.
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Il prossimo Giovedì santo, il pontefice officerà in Laterano il rituale della lavanda dei piedi, che Francesco celebrava in centri migranti e carceri. L’ultimo a Regina Coeli.Più d’una volta questo giornale ha fatto notare che papa Leone XIV sta intraprendendo un’opera sottile e incisiva - anche a livello culturale - di recupero dei contenuti, dei linguaggi e dei simboli della tradizione cattolica. Così, ieri, la Prefettura della Casa pontificia, che si occupa del calendario degli incontri e degli appuntamenti del Papa, ha annunciato che il pontefice, il 2 aprile prossimo, celebrerà la messa «in Coena Domini», in occasione del Giovedì santo e dell’inizio del Triduo pasquale, «nella basilica di San Giovanni in Laterano».Secondo quanto comunicato dall’agenzia stampa della Cei, il tradizionale rito della «lavanda dei piedi», dopo anni di esilio e di assenza, «ritornerà così a svolgersi» all’interno della «cattedrale del vescovo di Roma». Senza timore di palesare una discontinuità evidente, il Servizio informazione religiosa (Sir) ricorda che papa Francesco, «durante il suo pontificato» era solito celebrare la messa «in Coena Domini» in luoghi da lui ritenuti significativi «in quanto simbolo della sofferenza e della fragilità», come le «carceri o i centri di accoglienza per migranti».E in effetti, il pontefice venuto «dalla fine del mondo», ha sempre celebrato la liturgia del Giovedì santo, con annessa lavanda dei piedi, all’interno di carceri (anche minorili e femminili), e per due volte in centri di accoglienza per migranti, nel 2015 a Castelnuovo di Porto e nel 2017 a Castel Volturno. L’ultima volta, il 17 aprile 2025, pochi giorni prima di morire, si era recato a Regina Coeli.Addirittura Bergoglio, in questo suo slancio particolarmente «inclusivo», ha cambiato le norme e le collaudate prassi liturgiche, permettendo per la prima volta nella storia della Chiesa la presenza di donne e di persone non cristiane, tra i 12 fedeli a cui il pontefice lava i piedi. Ripetendo il nobile gesto che fece Gesù con gli apostoli, i quali però erano uomini, cristiani, sacerdoti e vescovi.Ovviamente Leone XIV come ha detto lui stesso in tante allocuzioni e omelie, e specialmente nell’esortazione apostolica Dilexi te, non vuole minimizzare l’impegno preferenziale della Chiesa «per i poveri e i sofferenti» (Dt, n. 3). Ma desidera inserire il nobile ed evangelico ideale della carità verso i bisognosi, all’interno dell’alveo della missione tradizionale e spirituale della Chiesa, la quale, come disse lo stesso Francesco, «non è una Ong» (Udienza del 18 giugno 2014).Fermo restando che non è contrario al Vangelo celebrare la messa del Giovedì santo in nessun luogo della terra (nobile o ignobile), dovrebbero riflettere tutti coloro che vedevano nelle scelte di papa Francesco un «progresso», un «frutto dello Spirito santo» o «un punto di non ritorno». No, papa Leone non ha torto nel voler «tornare all’antico», riprendendo ad esempio Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che celebravano le messe del sacro Triduo nelle maestose basiliche dell’Urbe. Perché il linguaggio della «misericordia» deve coniugarsi con quello della «giustizia» e l’immagine della Chiesa «in uscita» verso le «periferie esistenziali» non deve correre il rischio di sembrare un appoggio a chi vuole «servirsi di Cristo» per le sue agende laiche e irreligiose.
In occasione della Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali che ricorre ogni 17 gennaio, oltre alla versione in italiano, il numero 3660 – in edicola (e su Panini.it) da mercoledì 14 gennaio – è disponibile in Emilia-Romagna, Liguria, Calabria e Valle d'Aosta in 4 versioni speciali, con la storia Paperino lucidatore a domicilio, scritta da Vito Stabile per i disegni di Francesco D'Ippolito, tradotta in bolognese, genovese, catanzarese e francoprovenzale valdostano. Le copie con la storia in dialetto saranno distribuite unicamente nelle edicole della zona regionale di competenza linguistica, mentre nelle altre regioni verrà distribuita la versione in italiano. Sarà però possibile trovare tutte le versioni in fumetteria, su Panini.it, e dal proprio edicolante su Primaedicola.it.
Per declinare Paperino lucidatore a domicilio in bolognese, genovese, catanzarese e francoprovenzale valdostano, Panini Comics si è avvalsa nuovamente della collaborazione di Riccardo Regis – Professore ordinario di Linguistica italiana dell'Università degli Studi di Torino, esperto di dialettologia italiana – che ha coordinato un team di linguisti composto da Daniele Vitali e Roberto Serra (bolognese), Stefano Lusito (genovese), Michele Cosentino (catanzarese) e Fabio Armand (francoprovenzale valdostano).
«Quando un anno fa varammo l' “Operazione dialetti“ non avevamo la minima idea di quello che sarebbe accaduto. Eravamo partiti dal semplice proposito di valorizzare su Topolino la straordinaria varietà linguistica del nostro Paese. La complessità dell'impresa spaventava. Abbiamo lavorato per mesi dietro le quinte e chiesto supporto ad alcuni tra i più riconosciuti esperti in materia. Il successo è stato debordante. Siamo stati assediati dalle richieste di chi non era riuscito ad accaparrarsi la propria copia. Siamo dovuti correre ai ripari andando in ristampa. L'iniziativa è diventata un esempio concreto e paradigmatico di come a volte il fumetto e la cultura pop in genere, col loro linguaggio diretto e immediato e la loro facilità di dialogare coi giovani possano diventare importanti vettori di trasmissione del nostro patrimonio culturale», racconta il direttore editoriale di Topolino Alex Bertani.
La versione valdostana di Paperino lucidatore a domicilio (Disney)
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L’attivista Eva Vlaardingerbroek racconta il bando imposto dal governo Starmer, denuncia la repressione della libertà di espressione e avverte l’Europa: immigrazione, sicurezza e controllo statale stanno cambiando il volto delle nostre democrazie.