
Auspico che papa Leone XIV voglia «commuovere» il mondo con un Magistero spirituale per questi tempi, forse prioritario rispetto al «sinodalismo». Ma non è suggerimento, è un mio sogno. Confesso che ho da tempo cominciato ad aver paura. Paura di ciò che succederà se non torniamo presto a riconoscere essere essenziali le raccomandazioni della Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo moderno Gaudium et spes (Concilio Vaticano II), che insegna che allontanarsi dalla vita di fede «diminuisce l’uomo», impedendogli di conseguire la propria pienezza.
Non ce ne siamo accorti? Dopo le esperienze vissute dal mondo intero negli ultimi 50 anni e i risultati conseguiti, questa è, secondo me, la riflessione chiave da fare in un Magistero. Magari accompagnandola da qualche raccomandazione che ridimensioni la convinzione che «siamo già tutti salvi» per i meriti del Signore, e non anche i nostri. Questa convinzione, insieme alla scoperta che fare il male rende più che fare bene e visto che siam già tutti salvi, può rafforzare la domanda: perché mai dovremmo fare il bene? Ma c’è di più. Il rischio di degrado comportamentale, oggi, al punto di «indifferenza morale» cui siamo arrivati, preoccupa anche il potere globale. Non dovremmo pertanto meravigliarci nel vederci imposta una soluzione di «Morale-Intelligenza artificiale», o «fede-tecnologica», come viene già chiamata, quale soluzione al bisogno evidente di comportamento «morale». Un altro reset infine, stavolta definitivo? È necessario pertanto fare Magistero.
Ogni epoca ha bisogno un Magistero specifico. In ogni epoca storica si è sempre atteso da parte della autorità morale un insegnamento di Magistero, che fosse «nel tempo», cioè non astratto, ma che fosse anche «fuori dal tempo» , cioè riferito a verità eterne. Se essere nel tempo però significa per taluni riferirsi al «reale» è bene riflettano che «il reale» è fatto dall’uomo, diciamo, con i suoi «limiti e debolezze», non volendo citare il «peccato», ohibò… Come può pertanto il reale diventare riferimento per la pastorale?
Stiamo vivendo i risultati del fallimento delle promesse mai mantenute di quel «nuovo ordine» umano prodotto dal malgestito processo di globalizzazione. Ma stiamo anche vivendo i risultati di un Magistero centrato sugli «effetti» da risolvere e non sulle loro «cause» da conoscersi (aristotelicamente e tomisticamente). Infatti gli effetti sono stati deludenti e le cause si sono aggravate. Abbiamo sentito, e sentiamo ancora, proposte di soluzione riferite al cambio degli strumenti e delle strutture, anziché al cambio del «cuore dell’uomo», come insegnava Benedetto XVI. Inascoltato anche in questo.
Merita fare un cenno a Chiesa ed economia, per spiegarci meglio. Fino a circa una ventina di anni fa la Chiesa non doveva occuparsi e parlare di economia, ma solo piuttosto di morale, personale naturalmente. Poi una dozzina di anni fa, la Chiesa è apparsa mettersi (curiosamente) a occuparsi quasi solo di economia e in modo confondente di morale. Sembrando persino di non voler intervenire per correggere, bensì quasi a supportare, le decisioni di soluzione delle crisi economiche centrate sugli effetti anziché sulle cause. Arrivando però, secondo la mia personale impressione, anche a ottenere una indifferenza generale sul tema morale. E l’indifferenza può essere persino peggiore dell’ateismo.
Le sfide che papa Leone deve affrontare sono pertanto grandi, cruciali per la nostra intera civiltà che aspetta indicazioni. Recentemente un grande potente del mondo ha riconosciuto che non si può governare senza valori di riferimento. Ma ancor prima Benedetto XVI, in Caritas in veritate, aveva già spiegato l’impatto del nichilismo sul comportamento umano, nella sua logica e nelle conseguenze. L’uomo senza riferimenti in valori perde il controllo degli strumenti sofisticati a sua disposizione, che prendono pertanto autonomia morale. Possono farlo?
Io sogno che papa Leone ci commuoverà presto con un Suo Magistero, di questi valori di riferimento, quelli non negoziabili, cominciando magari dalla sacralità della vita umana (un po’ più sacra della Terra…), spiegando anche le conseguenze pratiche-reali della «indifferenza» a questo. Oggi sembrerebbe essere accettato un solo dogma: l’impossibilità di intendere la Verità. Per questo ora è il momento, per l’autorità morale, di spiegare agli uomini che «gli ideali umani si conseguono solo perseguendo ideali divini». Che altro potrebbe fare l’autorità morale oggi verso un mondo vuoto di valori e ideali, deluso, sfiduciato, senza senso della vita, se non spiegare l’indispensabilità di riunire fede e opere?
I cosiddetti tempi dell’attuale pontificato sono totalmente differenti da quelli precedenti, inseriti nella conclusione del fallimento del processo di globalizzazione e cambio di leadership mondiale e crollo del senso morale. Questi tempi vogliono un Magistero nuovo, «commovente», che solo un Santo Papa può dare. Santità, ci commuova con un Magistero che ci ridia speranza di vita eterna. Così «anche i vecchi torneranno a sognare». Come nella profezia di Gioele (Atti 2,17).






