Continua la strenua difesa della fantastica storia della battaglia navale, che è carina e sembra una sceneggiatura di un film con Harrison Ford. Il consigliere regionale di Forza Italia Pietro Vignali aveva presentato un’interrogazione scritta alla giunta dell’Emilia-Romagna chiedendo quali iniziative intendesse intraprendere per favorire piena verità, memoria storica e accesso alla documentazione sulla strage di Ustica, della quale ho scritto l’altro giorno.
Nell’interrogazione, Vignali ricordava che Parlamento, governo, processo penale e perizie tecniche hanno accertato che il DC-9 esplose per una bomba collocata nella toilette di bordo. In settimana è arrivata la risposta scritta dell’assessore Gessica Allegni. Ed è una risposta, a dir poco, stupefacente. Scrive l’assessore: «Corre l’obbligo in primo luogo rilevare che quanto si legge nel preambolo dell’interrogazione e viene richiamato nel primo punto della richiesta alla Giunta, riguardo alla natura, alla dinamica ed alla causa della strage del DC-9, diverge inspiegabilmente da quanto l’evoluzione della vicenda processuale in sede civile e risarcitoria e la cospicua documentazione raccolta e analizzata dimostrano essere stata l’accertata causa della tragica morte di 81 persone, tra passeggeri ed uomini dell’equipaggio, vale a dire l’abbattimento dell’aereo da parte di un missile nell’ambito di uno scenario di guerra». E ancora: «Il riferimento alla bomba a bordo, dovuto non si sa bene se ad una errata interpretazione degli atti processuali o, peggio, ad una volontà di provocazione, non può che essere giudicato molto grave e venire da parte nostra stigmatizzato in maniera netta».
È possibile che l’assessore non sappia che la sentenza penale passata in giudicato ha accertato l’esplosione di una bomba a bordo e ha bollato l’ipotesi della battaglia aerea come «fantascienza»? È possibile che l’assessore non sappia, oppure faccia finta di non sapere, che nel processo civile la sentenza fa stato soltanto tra le parti? Ed è possibile che non ricordi che, nel processo civile da lei citato, l’Avvocatura dello Stato, vincitrice in primo grado, fu successivamente estromessa su richiesta della controparte perché costituitasi tardivamente in appello? Cosicché, rimasta tecnicamente in campo soltanto l’ipotesi del missile, la sentenza finale poté definirla soltanto «più probabile che non». Questo è il nodo. Una cosa è una sentenza civile risarcitoria, con le sue parti, le sue regole e il suo diverso criterio di valutazione probatoria. Altra cosa è una sentenza penale definitiva, con l’accertamento pieno richiesto dal processo penale. Confondere i due piani significa confondere il lettore, deformare le risultanze giudiziarie e trasformare la memoria storica in una narrazione amministrativa. Ed è grave. Anzi, gravissimo, che lo faccia un assessore regionale, cioè un pubblico ufficiale chiamato a maneggiare le parole con il rispetto dovuto alle vittime, ai loro familiari e alla verità processuale.
La storia della strage di Ustica è troppo dolorosa per essere consegnata agli slogan. Ottantuno persone morirono. Non si onora la loro memoria ripetendo come verità definitiva una ricostruzione controversa, né trattando come «provocazione» il richiamo a ciò che è stato accertato in sede penale.
Per capirci con semplicità: sarebbe come continuare a scrivere che Enzo Tortora era uno spacciatore di droga perché fu arrestato con quell’accusa, omettendo di dire che alla fine del processo fu assolto con formula piena. Non si può scegliere un pezzo della vicenda, ignorare quello che non piace e poi pretendere di aver fatto storia. Quella non è memoria. È manipolazione. E di manipolazione su decine di morti ne è già stata fatta abbastanza. Di menzogne ne sono già state dette a sufficienza. Di omissioni ne sono già state fatte abbastanza. La verità è come un leone.
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