Isernia 1943. Quando la morte arrivò inaspettata
Isernia dopo il bombardamento del 10 settembre 1943

Non se lo potevano immaginare, gli abitanti di Isernia, il dramma in agguato la mattina del 10 settembre 1943. L’armistizio era stato reso noto appena due giorni prima e le notizie, spesso contradditorie, avevano fatto nascere nei cittadini l’idea (o la speranza) che la guerra fosse finita.

Ad alimentare il sogno, la posizione della città di Isernia. Lontana dai centri come Napoli e dai porti precedentemente martellati dall’aviazione alleata, non veniva considerata fino ad allora un obiettivo nevralgico per i bombardieri della Raf e dell’Usaaf.

La guerra arriva in Molise: Isernia nel mirino dei bombardieri alleati per colpire la logistica tedesca

Ma la situazione reale, purtroppo, era ben diversa alla fine dell’estate 1943. Dopo la caduta di Mussolini, gli angloamericani avevano accelerato l’aggressione verso la penisola, con intensi bombardamenti su tutto il territorio italiano al fine di sfiancare la popolazione e determinare la resa definitiva. Dal 10 luglio avevano un piede in Sicilia e il 9 settembre erano sbarcati a Salerno. La Campania e il Molise erano entrati così nel mirino dei quadrimotori, allo scopo di preparare l’avanzata lungo la penisola e colpire la logistica tedesca. Il raggio d’azione dei bombardieri copriva nel 1943 gran parte del territorio dell’Italia meridionale, grazie alle basi tunisine conquistate alla fine dell’anno precedente. Isernia fu inclusa nei piani d’attacco per la presenza dello snodo ferroviario e per i ponti stradali che portavano alla linea Gustav, come il viadotto Cardarelli.

34 B-17 sulla città: il raid alleato trasforma il giorno del mercato in un inferno

Così fu che la mattina del 10 settembre 1943 si alzarono in volo 34 Boeing B-17 del 99th Bomb Group dalla base tunisina di Oudna, con obiettivo Isernia e le infrastrutture della zona, mentre la città si preparava al giorno del mercato settimanale dove era prevista una grande affluenza.

Gli aerei si presentarono all’orizzonte alle 10:25 circa. Le sirene non suonarono neppure, ma la cosa più tragica fu che la popolazione, convinta che i bombardieri fossero solo di passaggio verso un altro obiettivo più a Nord, non cercò rifugio. Anzi, salutò i presunti liberatori sventolando i fazzoletti bianchi. Pochi minuti e sull’abitato di Isernia si scatenò l’inferno. Tonnellate di esplosivi contenuti in 348 bombe colpirono in pieno il centro abitato, cadute dalle pance dei B-17 che volavano ad alta quota. L’effetto fu devastante. I morti furono oltre 400, centinaia i feriti anche gravi, mentre l’ospedale cittadino veniva anch’esso parzialmente distrutto complicando ulteriormente le operazioni di soccorso. Gran parte degli edifici del centro erano crollati o inagibili, mentre si scoprì che le infrastrutture, obiettivo del raid, erano rimaste praticamente intatte.

I bombardamenti continuano e Isernia si svuota: il fallimento del «daylight precision bombing» degli Usa

Il bombardamento del 10 settembre aprì la strada allo sfollamento di massa degli abitanti di Isernia, sicuri del fatto che i bombardieri sarebbero ritornati. Cosa che si verificò più volte nei giorni successivi, dato l’insuccesso strategico della prima incursione. Il bombardamento dimostrò il sostanziale fallimento del daylight precision bombing , il bombardamento diurno di precisione vantato dall’Usaaf tramite l’uso del puntatore Norden.

La scia di sangue generata da quello che i piloti Usa.chiamavano milk run, un’azione priva di rischi, non fu considerata nei debriefing, ma solo un tassello di un’operazione che cambiò per sempre il volto di isernia e la memoria collettiva della città molisana.

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