Dove papa Francesco vedeva il buco dell’ozono, papa Leone vede il Creato minacciato dalle guerre. Se il predecessore indicava nell’uomo il responsabile del riscaldamento globale (più o meno come Luca Mercalli), il successore guarda oltre e riabbraccia la dottrina preoccupandosi «dell’intera famiglia umana».
Questione di prospettiva e di binocoli dell’anima, ma la differenza delle priorità comincia a balzare all’occhio. Quelle di Leone XIV sono contenute nel messaggio redatto in vista dell’XI Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, in programma il primo settembre. E confluiscono in due parole-chiave: Dio e Pace.
«La guerra infligge ferite che danneggiano l’intero tessuto vitale, colpendo non solo le singole persone e le comunità, ma anche la loro più ampia rete di relazioni con l’intera famiglia umana, e la loro armonia con il Creato», sottolinea il pontefice. «La guerra rivela un fallimento profondo nel vivere a immagine e somiglianza di Dio, nel rispettare la vita e nel prendersi cura della terra che ci è affidata. Non è solo un fallimento politico, ma anche morale e spirituale. Radicata in desideri distorti e in un uso sbagliato della libertà e del potere umani la guerra si erge a contro-testimonianza del Vangelo della pace».
Papa Leone ha a cuore il Creato ma non insegue Greta Thurnberg (anche perché è scomparsa dai radar, malinconicamente fuori moda). Piange per i migranti morti in mare ma non finanzia equivoche Ong. Difende la sacralità della persona ma non forza il catechismo con aperture puramente formali al genderfluid. E con la nobile arte del sottotono raddrizza la barra della Chiesa verso rotte eminentemente divine. Senza indulgenze, senza sconti. Anzi ricordando a Donald Trump, a Vladimir Putin, all’Europa guerrafondaia di Ursula Von der Leyen, a Israele e all’Iran che «i veri strumenti per costruire la pace non sono le armi di distruzione, ma piuttosto la verità, il dialogo, la pazienza, la bontà, la giustizia, la misericordia, la comprensione, la cura e l’amore».
Priorità chiarissime in piena adesione al dogma, senza tirare per la tunica gli evangelisti per buttarla in politica. La pace su tutte, scandita anche ieri nel colloquio con il presidente libanese Joseph Aoun. Una pace non solo evocata ma cercata, vissuta, autoimposta a costo di immani sacrifici. Il messaggio del Santo Padre prosegue così: «I conflitti che tormentano l’umanità sono per molti versi espressione esteriore di contrasti e divisioni interiori. Quando il cuore è traviato, le relazioni ne soffrono e le strutture che costruiamo cominciano a riflettere tale disordine. Le crisi richiedono, oltre che responsabilità, anche una conversione del cuore, che fruttifichi in una più profonda fedeltà a Dio, in amore reciproco e in rispetto per il dono del Creato». Ora sta parlando ai leader del mondo, sembra guardarli negli occhi con umile determinazione mentre rimarca che «è il cuore umano il luogo in cui si svolgono le lotte più profonde e in cui si rivela la nostra condizione decaduta».
Per la cura del Creato non bastano il fotovoltaico e la salvezza delle nutrie, non è l’ecologia lo scopo primario del Vaticano. Ed è molto interessante notare la differenza culturale nell’approccio al termine identitario del cristianesimo, che va dalla creazione del mondo alla cappella Sistina. Il Creato di papa Leone non si ferma alla ionosfera, va molto più sù, alla ricerca dell’anima dell’Uomo al cospetto di Dio. Dove il corpo si fonde con la mente e il cuore, dove il pensiero si fa metafisica. Papa Francesco aveva cominciato il suo santo cammino nel pontificato indicando nell’ecologia e nella salvezza del pianeta l’obiettivo principale dei cattolici. Lo aveva fatto con l’enciclica «Laudato sì», la prima totalmente sua, poiché la precedente «Lumen fidei» era stata iniziata da Benedetto XVI e con quest’ultimo condivisa. Papa Leone vede nel Creato la perfetta costruzione di Dio con l’uomo al centro. Ma un uomo virtuoso, equilibratore, custode dell’etica, che rischia di distruggere il mondo con la guerra.
Come per richiamare un ponte culturale con il passato, il pontefice conclude il messaggio citando proprio papa Joseph Ratzinger: «Per costruire una società pacifica non dobbiamo solo riformare le strutture, ma anche rinnovare i nostri cuori». E aggiunge: «Le cause più radicali di conflitto e lo sfruttamento del Creato sono conseguenze di una crisi etica e culturale che include la perdita del senso del limite, il desiderio di dominio, la ricerca di profitto immediato e l’incapacità di riconoscere la dignità che Dio ha donato a ogni persona umana».
Lo scopo di papa Leone non è moltiplicare i follower o evangelizzare gli atei (che comunque continuerebbero a entrare in chiesa solo per stupirsi o rinfrescarsi) ma arrivare al cuore dei fedeli parlando di Dio. Poi ha anche lui l’orto biologico, è nei giardini vaticani accanto al monastero Mater Ecclesiae, con fagiolini e pomodori. Ma coltivare le anime è più importante.
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