Conversione, penitenza, sacralità della vita. È il filo che ha legato ieri, a Lourdes, la lunga domenica di Leone XIV: l’incontro mattutino con i vescovi francesi, la Messa nella Prairie davanti a migliaia di pellegrini e malati, la visita pomeridiana all’Accueil Notre-Dame. Proprio qui, dove l’11 febbraio 1858 una «bella signora», che si sarebbe poi definita «l’Immacolata Concezione», apparve a Bernadette Soubirous, il Papa ha ricordato che la felicità ha un orizzonte più largo di quello che vediamo con gli occhi terreni: «Non ti prometto di essere felice in questo mondo, ma nell’altro», disse la Vergine alla ragazza.
A Lourdes la sofferenza diventa speranza
Ogni anno milioni di pellegrini, tra cui decine di migliaia di malati e disabili, arrivano alla Grotta. Non trovano la promessa automatica di una guarigione, ma conforto, fraternità, speranza. «Davanti alle correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana di fronte alla malattia, alla sofferenza o alla vecchiaia», ha detto Leone nell’omelia, «la Grotta di Massabielle si erge come un santuario della speranza cristiana. Qui, nessuna fragilità viene respinta. Le vostre stampelle, le vostre sedie a rotelle, le vostre lacrime nascoste non sono ostacoli: sono il luogo per eccellenza in cui siete pienamente rispettati, accolti e trasfigurati dall’amore infinito di Dio».
La vita eterna, ha aggiunto, «è una promessa solida e certa», ma «spetta a noi accoglierla liberamente», perché «l’unico ostacolo a questo amore è il peccato». Una libertà da spendere in un «sì» a Cristo rinnovato «fino al nostro ultimo respiro: “Adesso e nell’ora della nostra morte…”». La strada non è un’autostrada a quattro corsie, ma quella stretta della conversione. E il Papa ha ripetuto senza timore le parole della Vergine del 24 febbraio 1858: ««Penitenza! Penitenza! Penitenza!». Ripete la parola tre volte… […] Siamo forse lenti a capire? Ci riteniamo troppo facilmente senza peccato?». Una penitenza «non solo per noi stessi», ma «per i peccatori, per un mondo che va male».
La Chiesa, gli abusi e il coraggio di parlare
Una via che vale anzitutto per la Chiesa, chiamata a «guarire dalle ferite profonde, dalle infedeltà e dai dolorosi smarrimenti commessi al suo interno». Lo aveva detto già al mattino ai vescovi, chiedendo di non mollare sugli abusi: «Avete adottato misure coraggiose per farvi fronte, attraverso l’ascolto, la ricerca della verità, la giustizia, il perdono, la riparazione e un impegno risoluto a favore di una cultura della prevenzione». Nel tardo pomeriggio, l’incontro privato con alcune vittime di abusi del clero. E i mosaici dell’ex gesuita «artistar» Marko Rupnik, che sta affrontando accuse di abusi, a Lourdes saranno coperti per sempre.
Ma ai pastori Leone ha chiesto soprattutto di non scoraggiarsi e di non far tacere la voce della Chiesa, che «ha pienamente diritto ad essere presente nel dibattito pubblico in Francia. Anche se non sempre è intesa, è comunque attesa. Anche se non sempre è seguita, particolarmente su questioni essenziali, che toccano i fondamenti della civiltà, nondimeno è necessaria; non ne dubitate!». E ha citato il loro coraggio «durante i recenti dibattiti sul fine-vita». In una Francia segnata da «un’inquietante polarizzazione» e da «un declino della fratellanza», le «false promesse di un mondo in cui Dio sarebbe assente» lasciano il posto a «disillusione e disorientamento». Il programma resta uno: «far conoscere e amare Gesù Cristo, in modo autentico, con passione, ancora e ancora», aiutando i battezzati a «riappropriarsi del proprio patrimonio di fede».
«Ciò che è legale non è necessariamente morale»
Il fine vita è tornato con forza nel pomeriggio, all’Accueil Notre-Dame, tra malati e operatori, dopo la recente approvazione francese della legge sul suicidio assistito. Citando l’Evangelium vitae di Giovanni Paolo II, il Papa ha invocato uno «sguardo contemplativo» che accolga la vita «come un dono». Poi le parole più nette: «Nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità. È proprio in nome di questa dignità inalienabile della persona umana che la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale». Ai medici: «prendersi cura di una persona che soffre, e non eliminarla», perché «la medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata».
Un monito che parla anche all’Italia, dove si invoca una legge, spesso anche in certe parti del mondo cattolico. Un monito per politici sedicenti cattolici, «adulti» e non, e a partiti sedicenti liberali e cristiani, alle redazioni che in questi giorni faticano a trovare parole del Papa con cui smorzare questi giorni francesi, giorni che hanno segnato una sorta di spartiacque nel pontificato di papa Prevost.
Il mistero del dolore e la vita eterna
Dopo il discorso all’Eliseo, davanti a Macron, sulla dignità intrinseca della persona, a Lourdes c’è di più: il mistero del dolore che trova senso nella croce. Nell’omelia Leone aveva invitato i malati a vivere le proprie pene «in questo spirito di offerta per entrare in quel cammino redentore di cui il mondo ha tanto bisogno». La sofferenza non è vana. «Non siete un peso», ha ripetuto all’Accueil, «siete il cuore pulsante della nostra umanità». Altro che scartati. Nessuna «dolce morte» potrà cancellare la prospettiva della vita eterna, quella dell’Ave Maria: «Prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte».
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