È già molto discutibile che la macellazione halal non sia vietata. In altre nazioni lo è. Che denaro pubblico sia investito in macellazione halal, oltretutto senza stordimento, è assolutamente ripugnante. Che Bologna, patria della cultura del maiale, spenda denaro pubblico in carne islamicamente certificata dimostra deficit cognitivi e un nauseante razzismo: perché il bambino islamico deve aver diritto alla carne halal e quello ebreo non ha diritto alla carne kosher?
La carne halal nelle mense scolastiche di Bologna
A Bologna, la carne halal è entrata nelle mense scolastiche con una sperimentazione avviata nell’ottobre 2023 in tre quartieri, rivolta inizialmente a circa 600-800 alunni. Dal settembre 2025 la dieta halal è stata estesa alla refezione scolastica comunale: le famiglie possono richiedere il menù «No carne, sì pesce, sì pollo halal».
Bologna è il caso più esplicito e più avanzato, quello in cui una prescrizione islamica è stata trasformata in un’opzione stabile della mensa pubblica. Non si parla di un generico piatto senza carne, né di un menù vegetariano, né del semplice rifiuto del maiale: si parla di pollo certificato halal, cioè di carne dichiarata lecita secondo le regole alimentari islamiche.
La scuola che ha cacciato il presepe in nome del principio idiota dell’odio anticristiano spacciato per laicità, si inginocchia davanti all’islam. La stessa scelta ha provocato un’interrogazione al Parlamento europeo, nella quale è stata contestata la possibile disparità di trattamento derivante dall’introduzione del menù halal nel sistema scolastico bolognese.
Il dibattito sulla scelta del menù halal
Il cibo non c’entra: è una questione di potere.
La scuola pubblica italiana non deve servire carne halal. La scuola italiana se ne è sempre fregata del fatto che un bambino ebreo potesse voler mangiare cibo kosher, e non si pone il problema di mettere sulla tavola il manzo che gli induisti non possono mangiare.
I bambini ebrei e quelli induisti sono considerati abbastanza intelligenti da limitarsi a mangiare verdura, uova e altri cibi alternativi. Il fatto è che se c’è un musulmano, tutti devono mangiare halal, perché il musulmano non può convivere con gente che mangia altro, nutrendosi di verdura e uova, perché l’islam è sopraffazione per sua stessa ammissione.
Un bambino che non mangia carne può ricevere uova, formaggi, pesce, legumi, verdure, un piatto vegetariano completo, può mangiare benissimo con in quantitativo corretto di proteine: è la sopraffazione che manca.
Che cosa significa carne halal
La carne halal non è semplicemente carne. È carne dichiarata lecita secondo la legge islamica, che ripugna i non islamici sia per motivi igienici, sia per il livello di crudeltà: è vietata ad esempio in Slovenia e permessa in Svezia, Norvegia, Danimarca e Islanda solo dopo stordimento, quindi in quelle nazioni la carne imposta ai bambini italiani a Bologna non sarebbe permessa.
In Italia, per poter essere venduta come halal, deve entrare in una catena di controlli, certificazioni, macelli, fornitori, interpreti autorizzati della norma religiosa. E quando quella carne entra nella scuola, non entra soltanto un alimento: entra il potere di una religione di definire ciò che lo Stato deve acquistare, servire e pagare.
Fiumi di quattrini non arrivano più a macellerie normali, ma finiscono alle macellerie islamiche. A Bologna la cosa è stata detta senza neppure troppo pudore. Il menù scolastico offre la dieta «No carne, sì pesce, sì pollo halal».
Non una dieta vegetariana; non una dieta senza maiale; non un’alternativa neutra per chi non vuole o non può mangiare un determinato alimento: pollo halal, vale a dire carne conforme a un precetto religioso musulmano, certificata come tale, acquistata e messa in circolo dalla macchina amministrativa che ingrasserà le tasche di un macellaio islamico.
La questione del cibo kosher
La domanda è elementare: perché? Perché non c’è nella scuola italiana un solo alimento kosher e nessuno lo ha mai proposto? Il cibo religiosamente corretto o è per tutti o per nessuno, perché altrimenti si capisce che l’inclusione non c’entra un accidente, è solo infame desiderio di sottomissione all’islam e forse, chissà, qualche soldino arrivato a qualcuno dal Qatar. E il buon vecchio antisemitismo che in realtà non è defunto mai.
Perché mai una scuola italiana, mantenuta dalle tasse di cattolici, atei, cristiani, ebrei, induisti, buddisti, musulmani e persone che non vogliono essere classificati, deve procurare un prodotto conforme alla legge islamica? Per quale ragione l’istituzione che dovrebbe insegnare ai bambini l’uguaglianza davanti alla legge deve insegnare, invece, a distinguere fra carne normale e carne dichiarata pura da un’autorità religiosa?
Religione, libertà individuale e scuola pubblica
L’inclusione è la parola idiota con cui i babbei giustificano la loro sottomissione all’islam. Non è il dovere dello Stato di trasformare le credenze di una minoranza e solo di quella in servizi pubblici.
Non è la resa preventiva dell’istituzione davanti a qualunque richiesta venga formulata in nome della religione islamica, e qui si arriva al discorso sul Ramadan. I ragazzi che vogliono rispettare il Ramadan e che pretendono la carne halal sono favorevoli o contrari alla lapidazione delle adultere, al matrimonio con bambine e all’uccisione degli infedeli?
Qualcuno dei loro presidi e dei loro insegnanti ha fatto queste domande? Inclusione significa che nessun bambino viene lasciato senza pranzo. Non significa che la mensa debba diventare la succursale certificata di una confessione. Chi vuole mangiare halal in Italia è libero di farlo. Compra carne halal, cucina carne halal, frequenta ristoranti halal, sceglie negozi halal, organizza la propria vita secondo la propria fede. È la libertà religiosa. Ma la libertà religiosa è la libertà del cittadino, non l’obbligo dello Stato di adottarne i precetti. Non esiste un diritto a far diventare la propria norma di fede un criterio dell’appalto comunale.
Il ruolo della certificazione halal
Il denaro conta, ma non è tutto. Conta anche il riconoscimento. Una certificazione halal vale perché qualcuno la considera necessaria. Se quel qualcuno è il singolo consumatore, è una scelta privata. Se quel qualcuno è un Comune, la questione cambia. Il Comune non compra soltanto un prodotto: dichiara che quel certificato religioso deve avere effetto nella scuola pubblica.
È questo il potere. Il potere di dire: la vostra regola non resta fra voi; entra nella struttura che appartiene a tutti. L’introduzione di carne halal nella mense carcerarie e in quelle scolastiche è uno dei punti di forza dell’islamizzazione dell’Europa, cioè della progressiva sottomissione dell’Europa all’islam.
La carne halal deve essere certificata da Centro islamico culturale d’Italia, che non è un servizio sanitario, non è una Asl né un’autorità veterinaria, ma un potere religioso, un potere di una religione che ammette l’uccisione degli infedeli, la lapidazione delle adultere e il matrimonio di bambine della stessa età, 8 anni, di quella sposata dal profeta Maometto. E ora parliamo di cosa voglia dire halal.
Macellazione halal e benessere animale
L’Europa riconosce gli animali come esseri senzienti. Li riconosce capaci di paura, dolore, stress. La regola generale è lo stordimento prima dell’uccisione. E tuttavia, in nome di un rito, si ammette che quella regola possa essere sospesa.
È una contraddizione enorme: l’animale è senziente quando serve a proclamare una civiltà giuridica avanzata; diventa improvvisamente sacrificabile quando il sacrificio porta un sigillo religioso di una religione sola religione, delle altre non frega niente a nessuno, quella molto aggressiva che prescrive anche l’uccisione degli infedeli ovunque si trovino e la lapidazione delle adultere. Se è lecita la carne halal statale, anche gli altri precetti entrano nel campo del discutibile.
Chi non può mangiare carne, mangi altro. Chi non vuole mangiare carne, mangi altro. Chi segue una prescrizione religiosa sia rispettato, ma non pretenda che la sua prescrizione diventi l’ordine di acquisto dello Stato, altrimenti spacciata per inclusione arriva la sottomissione all’islam. La carne halal è il primo elemento di islamizzazione.
Un ebreo non pretende cibo kosher, se lo procura da solo e nel caso se lo mangia lui. Un musulmano pretende cibo halal e nel giro massimo di dieci anni, Gran Bretagna docet, pretende che tutta la mensa della scuola o del carcere, della Rsa o della caserma mangi halal perché sono fiumi di quattrini alla sua comunità, certo ma. perché questo è un simbolo di sottomissione all’islam.
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