Prima di tutto, le esigenze di apprendimento. La scuola è per tutti, ma se conoscono la nostra lingua. «Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano i bambini italiani perché sono minoranza», ha dichiarato la premier Giorgia Meloni.
«Sta per arrivare in Consiglio dei ministri un provvedimento che introduce per legge il numero massimo di stranieri per classe e dispone l’obbligo per i genitori di quelli con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano», ha annunciato.
Le percentuali di stranieri a scuola
Tirano un sospiro di sollievo i genitori di alunni non con «background migratorio», netta minoranza in molte classi; si mettono le mani nei capelli i presidi che non riescono ad applicare una normativa.
In Italia, infatti, esiste già dal 2010 il limite del 30% di studenti stranieri, stabilito dalla circolare ministeriale numero 2 firmata dall’allora ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, ma le scuole chiedono e ottengono le deroghe all’Ufficio scolastico regionale (Usr).
Così accade che all’istituto Giulio Cesare di Mestre oltre il 90% dei bambini iscritti in prima elementare è di origine straniera; che alla primaria Volta di Fiumicello (Brescia) il 75% di studenti sono non italiani; che a Piacenza in alcuni plessi la percentuale arriva a sfiorare il 60%.
La questione, oggi, è trasformare un tetto orientativo in un obbligo di legge, come ha dichiarato la presidente del Consiglio. Ci sono classi con un numero elevato di stranieri, anche perché tutti vogliono portare il figlio nella scuola più vicina a casa e il problema diventa enorme nei Comuni più piccoli.
Le difficoltà a integrarsi
«È difficile trovare una soluzione tecnica. La scuola deve prendere le iscrizioni dei ragazzi del quartiere, soprattutto per le scuole di infanzia e per la primaria», afferma Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp). Ma «se in quella zona è maggioritaria la presenza di stranieri, che facciamo? Li mandiamo via?».
«Già dieci anni fa lo proposi da sindaco di Monfalcone, trovando anche le modalità per attuarlo: serve una base più estesa dal punto di vista territoriale e bisogna potenziare i collegamenti del trasporto pubblico», dichiara Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega. «All’epoca la sinistra si mise di mezzo e bloccò tutto. Mi diedero della razzista. Dieci anni fa eravamo ancora in tempo per gestire il fenomeno. Ora è diventata una vera emergenza».
Il risultato è che su una popolazione scolastica complessiva di poco più di 8 milioni di studenti, i 931.323 alunni (11,6%) con cittadinanza non italiana (Cni) iscritti nelle nostre scuole hanno spesso una distribuzione nelle classi che penalizza i nativi, soprattutto in termini di rallentamento del programma didattico. Ancora troppi stranieri, infatti, non conoscono la nostra lingua e faticano ad apprendere, richiedono tempi e attenzione diversi.
Come integrare al meglio di stranieri a scuola
«L’integrazione richiede anche la conoscenza della lingua italiana e dobbiamo ottimizzare gli strumenti che abbiamo a disposizione. È la grande sfida dei prossimi anni», osserva Andrea Trentini, dirigente scolastico dell’Istituto tecnico Silva Ricci di Legnago, nel Veronese, per molti anni dirigente di istituti comprensivi e anche insegnante nei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia).
Trentini è convinto dell’utilità dell’apprendimento della nostra lingua in un contesto informale qual è la classe, perché con i bambini «si ottengono migliori risultati», ma vanno aumentati i corsi di italiano L2 «frequenza separata al mattino o al pomeriggio» e soprattutto «occorre coinvolgere i genitori, in particolar modo le mamme visto che sono perlopiù i padri, tra gli stranieri, quelli lavorano. Altrimenti il bambino, a casa, continuerà a parlare la sua lingua nativa».
Il nodo della lingua italiana
Ci sono docenti che sottolineano l’urgenza di una scelta politica, per modificare le linee guida attuali, anche se preferiscono non esporsi con interventi in prima persona. Fanno presente che in base al Testo unico sull’immigrazione «i minori stranieri soggetti all’obbligo scolastico vengono iscritti alla classe corrispondente all’età anagrafica».
Tutto sacrosanto, osservano, «ma forse l’iscrizione andrebbe subordinata alla presentazione di un certificato di frequenza di un corso di livello iniziale di apprendimento dell’italiano. Magari integrato dall’attestazione che anche mamma e papà stranieri stanno imparando la nostra lingua». Un obbligo, non solo limitato ai genitori «di quelli con problemi gravi di inserimento scolastico», come starebbe valutando l’esecutivo.
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