Business immigrazione, imbarcano milioni sfruttando i clandestini
Getty Images

Si potrebbe immaginarla come una start up del business accoglienza. Più evoluta e raffinata di quella originale (che in fin dei conti punta tutto sull’assistenza di base), la rete economica a cui partecipa attivamente la Società italiana per la medicina delle migrazioni (Simm), un’associazione di promozione sociale (Aps) prende linfa, per la maggior parte, dall’utilizzo dei fondi europei destinati all’Italia per realizzare progetti dedicati ai richiedenti asilo.

E non si parla di bruscolini, ma di centinaia di milioni di euro (il Fondo asilo migrazione e integrazione, il Fami) per il periodo 2021/27 ha stanziato 512.623.000 euro per il nostro Paese) che arrivano dall’Europa, transitano attraverso gli enti regionali, poi da quelli locali fino a trasformarsi in progetti di «alto livello», che vengono affidati, sui territori, alle realtà disponibili. Fra queste anche la Simm, che a sua volta, grazie a questi proventi, eroga contratti di collaborazione per medici e professionisti.

Chi è coinvolto nell’inchiesta sui medici pro immigrazione

Niente di illecito, intendiamoci bene, e nemmeno di riprovevole, se non fosse che tra i medici perquisiti, perché coinvolti nella maxi inchiesta per i falsi certificati anti Cpr, per la quale i pm contestano l’associazione a delinquere, ci sono diversi membri della Simm tra cui l’infettivologo Nicola Cocco, a oggi unico indagato.

Secondo l’ipotesi investigativa chi falsificava i certificati «lavorava» per evitare i centri di rimpatrio (e dunque il rimpatrio) ai richiedenti asilo. Che, in ultima analisi, risultano essere l’oggetto stesso del business. Rovesciando l’equazione, infatti, il risultato suona così: meno migranti sul territorio, meno progetti dedicati a loro, meno fondi europei da spartirsi.

Le partecipazioni della Simm ai progetti finanziati dal Fami sono tutte in chiaro sul sito Web della società stessa. Come per esempio quella al progetto «Spir Net.2», dal valore complessivo di 2 milioni di euro, finanziato con fondi Fami, che si pone un obiettivo altisonante: «Potenziare il sistema di tutela della salute di richiedenti e titolari di protezione Internazionale in condizione di vulnerabilità, presenti nei centri di accoglienza del territorio regionale attraverso lo sviluppo e il consolidamento di un modello di governance multilivello e intersettoriale».

Altro che posti letto per ospitare gli sbarcati. Qui si lavora a un livello superiore, entrando attraverso attività di formazione e di coprogettazione nelle pieghe organizzative della gestione dei richiedenti asilo.

Il ruolo della Simm

Tra i partner del progetto, oltre alle Ausl Venete e il Centro nazionale per la salute globale dell’Istituto superiore di sanità, figura l’Ats Gea, cioè una associazione temporanea di scopo formata da una coop sociale e la Società italiana medicina delle migrazioni, nata proprio per partecipare alle attività finanziate da «Spir Net.2» che ha una durata triennale ed è partito a Venezia lo scorso settembre dove si è tenuto, in pompa magna il kick off meeting.

Anche le azioni «pratiche» da mettere in campo sono auliche: «Promozione e definizione di un modello di governance intersettoriale e multilivello», «rafforzamento delle competenze dei professionisti», «tutela degli operatori per prevenire lo stress lavoro-correlato» e addirittura la «promozione di azioni di rafforzamento di health literacy e capacità di orienteering per i richiedenti asilo».

Per fornire professionalità all’altezza della sfida, Simm ha aperto un bando per «selezionare di una figura di esperto per supporto alle attività di rendicontazione e monitoraggio» prevedendo per l’incarico un corrispettivo complessivo di 12.000 euro lordi.

Poco tempo prima, la stessa Simm cercava, per un altro progetto, chiamato «Al Himaya – Liberi dalla violenza» finalizzato al «potenziamento e la qualificazione della risposta alla violenza sui minorenni stranieri a Catania, Messina, Palermo, Ragusa, Trapani» e sempre finanziato con fondi Fami, tre medici pediatri per incarichi di 28 ore per ciascun professionista, remunerate con 100 euro lordi per ora.

Insomma, un business da milioni di euro

E, ancora, la Simm fa parte del mastodontico «Progetto Walo» dedicato alla «Formazione per il supporto e la presa in carico di minori stranieri vulnerabili», finanziato, ancora una volta dal Fami 2021-2027. In questo caso la società, in collaborazione con l’Aou Meyer Irccs, si occuperà di «contribuire al rafforzamento delle competenze dei vari soggetti che rivestono un ruolo centrale nella prevenzione della vulnerabilità psicosociale dei minori stranieri nel contesto scolastico» e della «relativa presa in carico, grazie alla messa in rete dei servizi educativi, psico-sociali e sanitari».

Ovviamente i tratta soltanto di esempi, che nulla hanno a che vedere con l’inchiesta in corso e che non rappresentano in modo esaustivo le attività della Simm, impegnata da anni anche nell’ambito della formazione come ente formatore autonomo, tanto da aver ottenuto (e poi volontariamente rinunciato) al riconoscimento di provider nazionale Ecm per la formazione delle assistenti sociali

Comunque sia, la società, già mesi fa, sulla vicenda dei certificati aveva preso una posizione netta: «I fatti accaduti il 12 febbraio 2026 presso l’ospedale di Ravenna – con la perquisizione del reparto di Malattie infettive e l’indagine a carico di sei medici – segnano un grave attacco alla professione medica, alla sua deontologia e alla cura delle persone», ribadiva la Simm dalle pagine del proprio sito appellandosi all’articolo 32 della Costituzione.

Da non perdere

Modello Sánchez: 1.800 pratiche, 0 rimpatri
Cronache dell'invasione

Modello Sánchez: 1.800 pratiche, 0 rimpatri

Crolla la balla delle espulsioni record dall’exclave iberica sotto assedio da luglio: dei migranti che bivaccano, nessuno ha avuto il foglio di via. Per il governo locale, ci sono ancora 13.000 irregolari. E dopo scabbia e tubercolosi, scoppia un focolaio di varicella.

Basta mezze misure, è il tempo della collera
Cronache dell'invasione

Basta mezze misure, è il tempo della collera

L’invasione tollerata, i crimini degli immigrati minimizzati dai giudici, la genuflessione dei cristiani all’islam: tutto sembra avvenire nell’indifferenza. Chi resta calmo quando la società viene smontata non è santo ma complice. Una speranza c’è: la rabbia che monta.