Sono trascorse più di sei settimane dall’invasione di Ceuta e nessuno dei marocchini arrivati illegalmente è stato espulso, fatta eccezione di 300 persone sorprese a delinquere nell’enclave.
Altro che Spagna rapida nel far tornare la normalità, rispedendo indietro chi aveva violato i confini, come continuano a far credere la segretaria del Pd, Elly Schlein, e il leader del M5s, Giuseppe Conte, accusando il governo Meloni di ingiustificata sospensione di Schengen con Madrid. Nemmeno il premier iberico, Pedro Sánchez, può più fingere sulle zero espulsioni.
Mentre i controlli per i viaggiatori provenienti dall’Italia rimangono in vigore fino al 21 settembre (in attesa di quello che farà Roma), fonti della Moncloa confermano che, nei primi 45 giorni dall’inizio della crisi, almeno 1.800 persone sono state registrate e hanno un fascicolo aperto, ma «nessuno dei migranti è stato rimpatriato o ha ottenuto asilo», riporta Cadena Ser, la stazione radio generalista più ascoltata di Spagna.
La polizia fa sapere che vengono aperti in media dai 70 agli 80 casi al giorno, il ministero dell’Interno sostiene che tutto sta procedendo «a un ritmo ragionevole», che il processo è «complesso e rigoroso», però siamo ancora a zero rimpatri.
Stallo sulle espulsioni e strutture al limite
In Marocco, oltre ai 48.300 che secondo i dati forniti da ministro Fernando Grande-Marlaska ripassarono il confine volontariamente all’indomani dell’assalto all’enclave, dal 10 agosto hanno fatto ritorno a casa autonomamente solo 5.300 migranti. «Abbiamo già casi di persone che sono stati completati e che quindi possono essere rimpatriate. E questo è l’obiettivo a cui il governo sta lavorando», ha dichiarato il ministro della Politica territoriale, Ángel Víctor Torres. Al momento, però, nessuno è stato allontanato, questo è il bilancio. L’espulsione ha riguardato, come detto, unicamente 300 nordafricani colpevoli di reati.
È stato annunciato un aumento del personale per accelerare le procedure, ma con questi ritmi l’esasperazione degli abitanti della città autonoma diventerà sempre meno gestibile. Dovranno ancora convivere per mesi con irregolari, attualmente in strutture che ne ospitano 4.300, oltre ai 2.000 posti per minori stranieri non accompagnati.
È stato garantito che a breve si arriverà ad accogliere 6.000 migranti, però molti restano ancora per strada. Il governo di Ceuta ha stimato che circa 13.000 tra adulti e minori siano tuttora presenti in città. Le strutture di accoglienza temporanea non garantiscono sicurezza né normalità per gli spagnoli che vivono nell’enclave. Basti pensare che nonostante le accese proteste di genitori e insegnanti, uno dei centri è situato di fronte alla scuola materna Nuestra Señora de África.
Degrado urbano e allarme sanitario a Ceuta
La polizia sgombera gli insediamenti abusivi sulle spiagge di Benítez e di Trampolín, ma dopo poche ore risorgono le baracche, assieme a bancarelle di cibo e bevande. Le squadre di pulizia comunali raccolgono più di 500 chilogrammi di spazzatura al giorno e l’azienda idrica municipale di Ceuta, Acemsa, ha messo in guardia sui rischi per la salute pubblica derivati dagli scarichi degli insediamenti di migranti in prossimità dell’impianto di desalinizzazione.
Il Sindacato unificato di polizia (Sup) ha richiesto di sospendere per motivi di sicurezza l’installazione di un campo di 16.000 metri quadrati destinato a ospitare un migliaio di immigrati nel porto di Ceuta. «Bisogna valutare quale intervento di polizia sarebbe necessario in caso di possibili risse o disordini all’interno dell’operazione, assembramenti di persone nelle sue vicinanze, tentativi di accesso ad aree riservate del porto o di avvicinamento alle zone di imbarco e ai traghetti», avverte.
Incendi e disordini sono quasi all’ordine del giorno, la preoccupazione non è da poco. Anche per il dilagare di malattie infettive. Dopo i casi di scabbia e tubercolosi, è stato segnalato un focolaio di varicella con già cinque migranti ricoverati. «Tutti i casi riguardano persone non vaccinate»», ha tenuto a precisare su X il segretario di Stato per la Salute, Javier Padilla. Non è una consolazione per gli abitanti di Ceuta, che già si trovano con ospedali e pronto soccorso occupati a fronteggiare i problemi di salute di chi è arrivato al Marocco.
Il nodo delle regolarizzazioni di massa
Il primo ministro ripete che «chi non ha diritto all’asilo verrà rimpatriato», intanto ha consentito che 500.000 migranti senza documenti ottengano un permesso di soggiorno e di lavoro, nonché un numero di previdenza sociale e una tessera sanitaria.
Il governo afferma che gli stranieri che beneficiano di questa procedura vengono per «lavorare» e «contribuire al Paese», ma ad agosto gli iscritti marocchini alla previdenza sociale erano poco più di 407.000, circa 15.000 in meno rispetto a maggio. Sono bastati pochi mesi per mostrare il fallimento dell’operazione regolarizzazione di massa.
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