Il bengalese accusato di violenza sessuale aggravata ancora gode di protezione, per la gip di Torino che non ha convalidato il suo fermo e, nel frattempo, sta subendo minacce (è scattata la vigilanza dinamica). Però della vittima non ci si preoccupa.
La ragazzina di 13 anni, abusata dal quarantaseienne commesso in un minimarket, oltre a passare un momento terribile, può essere oggetto di ritorsioni da parte della stessa comunità bengalese, per aver denunciato l’aggressione sessuale.
Non sarebbe la prima volta, basta solo pensare all’omertà che per anni ha avvolto gli stupri compiuti da pakistani su giovanissime inglesi e la violenza che si abbatteva su chi osava parlare.
Intanto lo stupratore bengalese di Torino è a piede libero
In ogni caso, l’indagato è libero e sa dove la piccola abita. Accusato di avere abusato della tredicenne e di una donna adulta sabato 28 agosto, se l’è cavata con un «mi dispiace per quello che è accaduto. Non mi era mai successo prima». L’uomo ha solo l’obbligo di firma e ancora non gli è stato revocato il permesso di soggiorno per protezione speciale.
Lo ottenne non appena arrivato a Torino, dopo lo sbarco a Lampedusa nel 2021. È una forma di tutela anche quando non viene riconosciuto lo stato di rifugiato ma, per la Questura, ricorrono le condizioni di possibili persecuzioni se lo straniero venisse rispedito nel Paese di origine.
«Stiamo aspettando l’esito giudiziario per valutare anche se c’è la possibilità di revocargli la protezione speciale», ha già fatto sapere il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
Intanto, il bengalese non può essere espulso né respinto, è protetto, mentre non si arresta l’ondata di odio via social nei confronti del giudice «che ha scarcerato lo stupratore».
Un crescendo di insulti e minacce, tanto che per la gip è scattata la vigilanza dinamica, misura che consiste nel presidio flessibile dell’abitazione, del luogo di lavoro, del tragitto abitualmente compiuto dalla persona da proteggere, a seconda dei profili di rischio.
Una decisione più che motivata, anche se sbaglia un magistrato non può essere preso di mira dagli hater che vogliono il male del loro oggetto di odio.
La situazione della pm che lo ha scarcerato
È stata accusata di appartenere alla «cricca». «Sarebbe curioso sapere chi le ha passato i compiti all’esame da magistrato. Ma forse già si sa…», hanno scritto di lei. I peggiori sono gli attacchi a sfondo sessuale, dall’augurare che il bengalese «vada a violentare i figli della giudice», ad affermazioni vergognose quali: «Aspetto con molta ansia che capiti una situazione del genere a un parente o figlia di qualche giudice e poi non dirò che sono dispiaciuto, ma festeggerò».
Per la gip è stato adottato un provvedimento sacrosanto e la nostra legge ancora protegge con un regime speciale un violentatore straniero, che già aveva molestato la stessa bimba. Ma la ragazzina? Nessuno ha pensato che continua a vivere nello stesso quartiere dove l’indagato ha lavorato?
Mette i brividi pensare alla tredicenne vittima di stupro e alla sua mamma, che ha detto di volere la condanna penale dell’uomo e che si costituirà parte civile con la figlia, oggetto di possibili violenze o ritorsioni.
Certo, un gruppo di bengalesi ha mostrato solidarietà alla piccola. «Questa bambina non è da sola, potrebbe essere mia figlia, mia sorella o la mia nipotina, vogliamo dimostrare che siamo con lei», erano le voci che uscivano dal presidio davanti al municipio di Torino.
Sappiamo, però, di quanto odio anche islamico si nutre la Rete e per una minorenne violentata doveva scattare qualche forma di tutela.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >