Report, vince il soviet: Di Pasquale conduttrice
Claudia Di Pasquale (Imagoeconomica)

Alla fine ha vinto il «soviet»: Claudia Di Pasquale affiancherà Daniele Piervincenzi alla conduzione di Report. Prima di questa scelta, il passo indietro di Giulia Presutti, «nella speranza di aiutare in questo modo la trasmissione che mi ha formata e alla quale ho avuto l’onore di contribuire». Una notizia diffusa in tarda serata, seguita da forti preoccupazioni in Rai.

Come si è passati da Presutti a Di Pasquale

Del resto, la Presutti era la giornalista su cui Paolo Corsini aveva puntato parecchio. Aveva un curriculum di tutto rispetto ed era dal 2017 a Report. Tutto, sulla carta, era perfetto. Poi gli articoli contro di lei pubblicati dal Domani e il fuoco amico dalla sua stessa redazione. E la pressione, difficile da reggere, del «soviet» che, molto probabilmente, le avrebbe reso la vita un inferno. Passo indietro dunque. E nuovo giro di nomi, ancora una volta interni alla redazione.

Un accordo andava trovato perché Report doveva partire, questo è sempre stato uno degli obiettivi della dirigenza Rai, con puntualità: l’8 novembre. E così, ecco che viene scelto il nome della Di Pasquale. «Lei è veramente una garanzia, gode della stima di tutti. Rigorosa, precisa, secchiona, onesta, giusta», così la descrivono dalla redazione di Report. E pure molto legata a Sigfrido Ranucci, almeno in passato. «Una sua protetta», ci dicono. Questo solo il tempo lo dirà. Certo, in passato era così. Ma ora le cose sono cambiate.

E lo dimostra anche il fatto che, diffusa la notizia, l’ex conduttore di Report ha preferito inizialmente parlare altro: l’uscita di Geppi Cucciari dalla Rai. Nessun commento. Nessuna parola. Solo la ripresa di un’Ansa. Singolare per chi, in questi mesi, ha sempre commentato le notizie che lo riguardavano o che avevano a che fare con la sua ex trasmissione. Solo dopo qualche ora, ecco il commento affidato alle agenzie: «Di Pasquale è una grandissima professionista. È rigorosa, tosta e indipendente. Sono felicissimo per lei. Sarebbe stata una delle mie scelte preferite all’interno di una normale dialettica aziendale se Corsini me l’avesse chiesto. Fortunatamente non lo ha fatto, altrimenti non l’avrebbe mai nominata».

Di Pasquale come nuova conduttrice di Report

Nel pomeriggio, uscita la notizia di un battibecco tra Salvo Sottile e due inviati di Report (Luca Bertazzoni e Bernardo Iovene), Ranucci aveva commentato: «La mia squadra è sempre la mia squadra. Spalle d’acciaio e schiena dritta che non si piega neppure di fronte all’arroganza e le miserie di chi si sente protetto dal potere. E per proteggersi meglio ha pure bloccato i commenti sotto i suoi post». La sua squadra, per la cronaca, aveva definito Sottile «pezzo di merda», per poi invitarlo ad andare in un paese molto noto in quanto venduto.

La scelta della Di Pasquale era quasi obbligata. Bisognava optare per una donna (del resto, lo stesso direttore approfondimento Rai, Paolo Corsini, aveva detto che la sua «prima preoccupazione è stata l’attenzione al genere e cercherò di mantenere questo tipo di attenzione») e che fosse un’interna della quale la redazione di Report potesse fidarsi. E così è stato. «Ho preso atto della scelta di Giulia Presutti, che comprendo umanamente. Una giovane e valida giornalista alla quale è andata la fiducia dell’azienda che rinnovo convintamente. Claudia Di Pasquale è una collega interna alla redazione del programma Report, di grande esperienza. Un grosso in bocca al lupo a lei e Daniele Piervincenzi e a tutta la squadra di Report per la sfida che ci attende», ha detto Corsini.

Il futuro di Report dopo Ranucci

Sandro Ruotolo, responsabile informazione nella segreteria nazionale del Pd e fratello di Guido, che presentò Valter Lavitola a Ranucci, ha invece esultato: «Report c’è. E soprattutto Report resta Report: stessa redazione, stesso gruppo di lavoro, stesso progetto editoriale. Giornalismo d’inchiesta nel servizio pubblico. È la conclusione positiva di un’estate nella quale si era provato a cambiare tutto: fuori Sigfrido Ranucci, due nuovi conduttori, fino all’ipotesi di sostituire i giornalisti della redazione che avessero deciso di lasciare. Quel disegno è saltato».

E, dopo un elenco delle novità sulla trasmissione, il commento: «La cosa fondamentale, però, è un’altra: la redazione di Report resta al suo posto e deve conservare piena autonomia nella scelta dei servizi e delle inchieste. Ha perso chi pensava di normalizzare Report e renderlo inoffensivo alla vigilia delle elezioni politiche». Ora, val la pena notare che coloro che avrebbero potuto, se lo avessero davvero voluto, normalizzare il programma d’inchiesta sono coloro che, in realtà, si sono sforzati di trovare la quadra con la redazione. E che sono stati minacciati di dimissioni in blocco.

Perché nessuno ha mai pensato di normalizzare Report. Non era quello l’obiettivo della dirigenza Rai, che voleva salvare Report da Ranucci (ormai bruciato dalla bomba piazzata dal suo «amico fraterno» e dalle notizie che sono emerse in seguito su di lui) e dal suo modo di fare giornalismo. Spesso simile al cecchinaggio politico. Ora si apre una nuova pagina per la trasmissione e, soprattutto, per i suoi giornalisti. Che hanno accolto la notizia della Di Pasquale con una grande festa. Lontano da Sigfrido, dimenticato da quella squadra che lui aveva definito come «sua» solamente poche ore prima. L’era Ranucci è finita. Andate in pace. O almeno si spera.

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