monica esposito
Monica Esposito (Ansa)

Nemmeno di fronte a un minuto di silenzio, alla possibilità di ricavare un momento di raccoglimento e di ricordo verso una vittima di una grave violenza, il Pd è riuscito a scalfire le proprie convinzioni per paura di non agevolare gli avversari o chissà cos’altro. Così, per dire no, si è rifugiato nella più scontata delle motivazioni: il regolamento.

I fatti ci portano a Fiorano Modenese, terra di ceramiche e di motori, luogo dove le Ferrari della vicina Maranello provano le vetture: da quelle parti ancora si ricordano di quando – e come – giravano campioni del calibro di Niki Lauda e Michael Schumacher. Ecco, forse qualcuno adesso si dovrà ricordare di una storia che in qualche modo ha a che fare coi motori e con il colore rosso, però nel senso della vergogna.

Già, perché la maggioranza di centrosinistra di Fiorano Modenese si è trincerata dietro il regolamento per negare un minuto di silenzio in ricordo della signora Monica Esposito, la donna morta dopo due mesi e mezzo di tribolazioni e agonia, per essere stata travolta domenica 16 maggio da Salim El Koudri, nato in Italia e di origini marocchine, il quale alla guida di una Citroën C3 aveva imboccato la via Emilia in quel di Modena lanciandosi a forte velocità contro i pedoni, travolgendone diversi prima di schiantarsi contro la vetrina di un negozio di abbigliamento. Otto le persone ferite, quattro in modo grave tra cui la signora Monica Esposito, rimasta schiacciata tra l’auto e la vetrina, una condizione apparsa immediatamente grave. E infatti, dopo il primo intervento in cui le amputarono le gambe, lo strazio non ebbe fine se non con il decesso della signora, avvenuto dopo 67 giorni in terapia intensiva.

Una morte che aveva scioccato la comunità della sua Nonantola, paese dove viveva e dove il Comune ha deciso il lutto cittadino con bandiere a mezz’asta listate a nero e la sospensione degli eventi pubblici. A Nonantola come a Modena dove addirittura il giorno dopo la morte della signora Esposito il vescovo don Erio Castellucci e il sindaco Massimo Mezzetti hanno raccolto la cittadinanza in una veglia di preghiera alla quale avevano partecipato anche i tre figli della vittima.

Lo stesso era accaduto a Sassuolo, dove il consiglio comunale ha aperto l’ultima seduta alla vigilia dei funerali con un minuto di silenzio letto dal presidente Filippo Simeone, davanti all’intera aula. Così come in consiglio regionale dell’Emilia-Romagna, Fratelli d’Italia aveva chiesto e ottenuto lo stesso gesto non appena giunta la notizia della morte.

Per questo motivo sorprende e lascia sbigottiti l’atteggiamento della maggioranza nel comune di Fiorano Modenese, dove alla richiesta dell’opposizione di dedicare un minuto di raccoglimento, il governo cittadino di orientamento Pd ha risposto che la richiesta non era giunta nei tempi previsti dal regolamento, pertanto il ricordo sarebbe stato autorizzato nella prima seduta utile, cioè a settembre.

Cosa costava autorizzarlo seguendo la legge universale del buon senso? Perché negare un momento di ricordo di una signora che comunque è stata vittima di un delirio? Davvero il Pd di Fiorano Modenese ha avuto paura che qualcuno ricordasse la dinamica dell’attentato? Cioè che, dopo lo schianto, El Koudri era sceso dall’auto e aveva tentato la fuga a piedi, ferendo con un coltello un passante che aveva provato a fermarlo, prima di essere bloccato da altri cittadini? Davvero una scelta sconfortante negare il minuto di silenzio; per cui, se fossi nella Schlein e in Bonaccini – emiliani, una di adozione, l’altro di nascita – chiederei scusa per conto dei «rossi» di Fiorano Modenese.

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