Quanti sono i Mario Roggero in Italia? Cioè quanti sono gli italiani finiti in carcere e costretti a risarcire i loro carnefici per aver reagito a una rapina o a un’incursione in casa propria? A dire il vero non molti, ma anche quei pochi bastano e avanzano a far montare la rabbia e l’indignazione in tutte le persone per bene.
Uno dei casi più agghiaccianti è quello di Walter Onichini, un macellaio di Legnaro, in provincia di Padova. Nel 2013 reagì a un furto nella sua abitazione e sparò dal balcone contro tre ladri. Uno di questi, Elson Ndreca, venne colpito al fianco da un proiettile, riportando una perforazione gastrica. Ricoverato in ospedale, il ladro dopo essere stato curato se la diede a gambe e, nonostante una condanna a tre anni e otto mesi di carcere, non scontò un solo giorno di galera perché si rese irreperibile. In compenso, Onichini, cioè la vittima dell’incursione, venne condannato a quattro anni di carcere – pena che ha scontato per un anno e mezzo dietro alle sbarre e per il resto ai domiciliari – e a un risarcimento a favore del bandito di oltre 24.000 euro. Già, perché il delinquente, pur essendosi reso latitante per il giudice dell’esecuzione della pena, non è risultato irreperibile per il giudice che ha dovuto valutare il danno da lui subito a causa della reazione di Onichini. Trovate la faccenda scandalosa? Beh, per completare il quadro dovete sapere che quando i legali hanno presentato la domanda di grazia, nonostante il macellaio avesse già scontato parte della pena, Mattarella respinse la richiesta.
Altra vicenda a dir poco vergognosa, per lo Stato non per la vittima, è quella di Ermes Mattielli, un altro veneto che nel 2006 sorprese due nomadi in procinto di rubare dentro il suo deposito di ferrivecchi. Era notte e il rigattiere sparò diversi colpi con la pistola regolarmente denunciata, ferendo gravemente i ladri. Il tribunale condannò il sessantaduenne a cinque anni e quattro mesi di reclusione e un risarcimento danni di 135.000 euro. Mattielli fu colpito da infarto e morì pochissimi giorni dopo la sentenza definitiva che gli avrebbe spalancato le porte del carcere. Potrei continuare con il caso di Giuseppe Girotto, ovvero con una rapina in gioielleria finita male per i banditi, proprio come con Mario Roggero. L’uomo sparò ai malviventi che avevano appena fatto razzia nel suo negozio e colpì, uccidendolo, uno degli autori del colpo, un giovane di 21 anni. Per i giudici non si trattò di legittima difesa e Girotto fu condannato a 13 anni e quattro mesi di carcere. C’è poi il caso di Antonio Monella, imprenditore che pure sparò, o quello di Francesco Sicignano, ma le storie si somigliano tutte. Ci sono dei rapinatori o dei ladri e poi c’è una vittima che, invece di restare impassibile a farsi aggredire e svuotare le tasche, reagisce, finendo per passare guai più seri di quelli che avrebbe avuto se si fosse lasciato rapinare senza battere ciglio.
Si può accettare una situazione in cui la vittima, per non rischiare di pagare caro, in termini di pena e anche di risarcimenti, sceglie di non difendersi perché lo Stato protegge più i farabutti delle persone per bene? Ovvio che no, e dunque fa bene il centrodestra a proporre una legge che tuteli le persone oneste che non si arrendono alla criminalità.
Aggiungo di più. Mesi fa, indignato per il caso del vicebrigadiere Emanuele Marroccella, carabiniere che per aver fatto il proprio dovere è stato condannato a tre anni di carcere e a pagare 135.000 euro ai familiari del ladro, ho proposto una modifica di legge per impedire che le vittime di una rapina siano costrette a risarcire i propri carnefici o i loro familiari. Il caso Roggero richiama di nuovo l’attenzione sul paradosso dei parenti degli aggressori che si mettono in tasca centinaia di migliaia di euro a spese dell’aggredito, con il risultato che le vittime, oltre a essere cornute, sono pure mazziate. Si può tollerare un simile stato di cose, cioè che qualcuno si arricchisca perché il familiare ha commesso un crimine e nel peggiore dei casi ci ha lasciato la pelle? Si può consentire che la famiglia della vittima vera, cioè di chi ha subito una rapina, venga messa sul lastrico dalle famiglie dei banditi? Io credo di no. E mi stupisce che il legale dei parenti dei rapinatori che assaltarono il negozio di Mario Roggero si lamenti perché, dei 780.000 euro di provvisionale a cui è stato condannato, il gioielliere ne abbia versati al momento solo 300.000, costringendo lui, il difensore, a pignorare la casa del negoziante. E che si aspettava il signor avvocato? Che Roggero stendesse il tappeto rosso agli esattori delle famiglie di chi gli ha rovinato la vita? Per conto mio il governo deve fare al più presto la legge che impedisce di dover risarcire moglie, figli, fratelli e parentume vario di ladri e criminali. È il solo modo per impedire il cortocircuito di una giustizia che premia chi commette reati invece delle persone che li subiscono.
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