Tra immobili sotto sequestro e pignoramenti in vista, per Mario Roggero, il gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo il 28 aprile del 2021, l’iter per il risarcimento dei familiari delle vittime si prospetta come una vera via crucis.
La casa dove abitava insieme alla moglie Mariangela fino a venerdì, quando è entrato in carcere, è già nelle mani dell’autorità giudiziaria insieme a un altro immobile della famiglia. E si attendono i pignoramenti già annunciati dai legali della difesa che battono cassa. Per ben 15 persone. Tra mogli, figli, madri, fratelli e sorelle, e persino il patrigno di una delle vittime, Andrea Spinelli e Giuseppe Mazzarino. A cui si aggiunge anche la richiesta di risarcimento danni da parte del terzo rapinatore, Alessandro Modica, rimasto ferito e già in libertà ma in diritto di risarcimento perché oggetto di «tentato omicidio» da parte del gioielliere.
«Roggero non ha ancora versato nulla. Molto probabilmente partiremo con i pignoramenti, ha diverse proprietà». Così l’avvocato Giuseppe Roberto Caruso, che ha rappresentato la compagna e le figlie di Mazzarino. Sul tasto dei mancati pagamenti batte anche l’avvocato Angelo Panza, che ricorda che ai familiari di Mazzarino dovrebbero andare 115.000 euro: 35.000 euro alla madre e 20.000 euro a testa ai quattro fratelli e sorelle.
«Roggero non l’ha mai pagata», riferisce Panza specificando però che i suoi assistiti non avrebbero alcuna sete di vendetta nei confronti del gioielliere, ma starebbero semplicemente esercitando un loro diritto, tant’è che da quando il tribunale di Asti, nel processo di primo grado nel 2023, ha stabilito la quota della provvisionale per loro, in questi tre anni non avrebbero attivato alcuna procedura di recupero del risarcimento del danno. Fino ad oggi. Nonostante tra le parti civili siano di fatto già stati spartiti 300.000 euro, frutto della vendita di un immobile di particolare valore affettivo per Roggero perché ereditato dalla madre. Dunque una prima tranche della provvisionale di 780.000 euro deliberata con la sentenza di primo grado ed immediatamente esecutiva, un acconto sull’intero risarcimento richiesto dai familiari dei rapinatori uccisi che per ora ammonta a circa 3 milioni e 200.000 euro. E che dovrà, però, essere ridefinito successivamente davanti a un giudice civile.
Restano dunque 480.000 euro. «Per ora Roggero ha pagato quello che ha potuto e onestamente non so come farà a pagare il resto», spiega il professor Sergio Novani, analista processuale che dirige il collegio difensivo di Roggero insieme all’avvocato Stefano Marcolini. «Come si può pensare che riesca a pagare una cifra di 3 milioni di euro o più? Roggero non ha queste capacità economiche e la stessa gioielleria, fondata insieme alla moglie 50 anni fa, ha dovuto affrontare vari momenti di crisi. Parliamo di una famiglia che oggi si trova sotto scacco mortale».
Secondo la difesa di Roggero, le cifre indicate ad oggi sarebbero del tutto esagerate in quanto stabilite al di fuori dei perimetri della legittimità costituzionale.
Il giudice non avrebbe tenuto conto dell’articolo 1227 del Codice civile che prevede che il risarcimento deve essere ridotto in proporzione alla gravità della colpa del danneggiato. «Il familiare di chi muore commettendo un crimine non può avere lo stesso diritto di chi perde la vita in un incidente stradale o mentre è sul luogo di lavoro», spiega Novani, «un principio che è stato sempre ignorato, a partire dalla sentenza di primo grado. Aspettiamo dunque di leggere le motivazioni della sentenza per capire cosa l’alta Corte abbia da dire in proposito».
In ogni caso, l’intenzione è quella di fare ricorso alla Corte europea dei Diritti dell’uomo e i motivi, secondo i legali del gioielliere, sarebbero molteplici. A partire dall’assenza di un giudice popolare il giorno della sentenza di primo grado. Un fatto rispetto al quale non sono mai pervenute le motivazioni. E poi il diverso peso dato al parere del perito del tribunale, colui che di fatto ha stabilito la capacità di intendere e di volere di Roggero e quindi la sua imputabilità. Nonostante il trauma e il disturbo post traumatico da stress dovuto a una precedente rapina avvenuta nel 2015, nel corso della quale era stato picchiato con violenza dai rapinatori che gli avevano fratturato il naso.
Ebbene, per lo stesso perito, quando nel 2021 Roggero esce dal negozio e spara ai rapinatori, sarebbe uscito per difendere la propria famiglia. Stava dunque prevenendo il rientro in gioielleria dei criminali. Eppure, se il giudizio sulla lucidità di Roggero viene ritenuto dirimente, al punto da sgombrare il campo da possibili attenuanti, l’analisi delle intenzioni puramente difensive del gioielliere non viene presa in considerazione in quanto puramente medica e non giuridica.
Abbastanza per rivolgersi alla Corte dei Diritti dell’uomo, spiega Novani: «Non ho paura di dire che, se come analista processuale non sono stato in grado di convincere la Corte di Cassazione che Roggero ha agito per legittima difesa, mi vergogno della mia sconfitta».
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