Le telecamere lo hanno lasciato venerdì pomeriggio mentre entrava nel carcere di Bollate, nel Milanese, accompagnato con cura dalle guardie attraverso la porta di vetro blindato che separa la vita di un uomo libero da quella di un recluso.
Ora, chi racconta delle sue prime ore da carcerato, lo descrive come deciso a resistere, intenzionato a far sapere di stare bene e capace di reagire con determinazione dopo i primi, inevitabili momenti di commozione.
Mario Roggero è stato sistemato in una stanza detentiva a due posti e divide lo spazio con un detenuto più anziano di lui, ristretto per traffico internazionale di stupefacenti. La cella ha un bagno interno con doccia, come quasi tutte le camere dell’istituto di Bollate, ristrutturato a più riprese negli ultimi anni con grande attenzione agli spazi di vita. Un carcere con numeri moderati per quanto riguarda il sovraffollamento e dove anche il caldo, sia pure presente, non sembra essere infernale.
Quando Roggero ha varcato la soglia dell’istituto tutti, secondo i racconti, lo hanno accolto non solo con il rispetto che certo si deve a tutti i detenuti, ma con una deferenza sottile che passa attraverso piccoli gesti, quasi invisibili, di vicinanza e solidarietà umana. Impossibile, infatti, non rendersi conto che la sua storia sembra più simile alla sceneggiatura di un film drammatico che alla realtà: una persona perbene finita dietro alle sbarre a 72 anni per una vicenda che, certamente, non si è andato a cercare.
Con i suoi interlocutori, Mario si è mostrato positivo: li ha ricevuti in una stanza destinata agli incontri, vestito in modo semplice, con i suoi abiti di sempre (una polo, pantaloni leggeri e scarpe da tennis), sorridendo cordialmente e raccontando soprattutto le cose positive di quelle prime ore di vita da recluso. «Ho dormito bene», «Mi trattano bene», «Mi sto abituando agli orari», frasi adatte a far sentire a proprio agio chi le ascolta.
Il primo a fare visita, ieri mattina, al gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e nove mesi di carcere per l’omicidio di due rapinatori e il ferimento di un terzo durante una rapina nella sua gioielleria di Grinzane Cavour, nel Cuneese, è stato il vicepremier e segretario Lega, Matteo Salvini, accompagnato da una delegazione di giovani leghisti: «Roggero sta bene e ci tiene a farlo sapere, come ci tiene a ringraziare tutti gli italiani che gli hanno fatto sentire la loro vicinanza. Questo lo rende più forte in queste ore complicate», ha dichiarato dopo l’incontro durato oltre un’ora.
«Quando ci siamo abbracciati, all’inizio e alla fine, l’abbraccio è stato lungo. Ovviamente la prima notte in carcere di un uomo che per 72 anni ha lavorato, un marito, un padre, un nonno di otto nipoti non è semplicissima, però abbiamo parlato più di un’ora di tutto, di quello che è successo e di quello che speriamo succeda da qui ai prossimi mesi».
Un colloquio durante il quale, tra le altre cose, Roggero ha smentito un episodio risalente al 2005, riportato nei giorni scorsi da una parte della stampa, secondo cui avrebbe aggredito l’allora fidanzato della figlia che, durante una lite, l’aveva maltrattata. «Sicuramente ritiene di essere vittima di un’ingiustizia, di una pena eccessiva e io ritengo che abbia ragione», ha ribadito Salvini, «come Lega stiamo esaminando tutti i profili legali e, se fosse possibile candidarlo come rappresentante degli italiani che lavorano, che vengono aggrediti e che si difendono, io sarei orgoglioso di poterlo candidare».
In ogni caso «bisogna ragionare su come far sì che passi in un carcere il meno tempo possibile» ma «noi non facciamo pressione su nessuno e non ci sono attacchi nei confronti di nessuno. La moglie ha chiesto la grazia e ha fatto bene: sono convinto che possa essere presa in considerazione liberamente, nei tempi e nei modi che vorrà, dal presidente della Repubblica, che è l’unico che può decidere», ha concluso il vicepremier.
«Una delle cose che fa più sorridere Mario sono gli orari in cui si va a pranzo e a cena, perché sono da ospedale, tipo alle 11 il pranzo e alle 17 la cena, ma al netto di quelli si sta ambientando», ha invece riferito Stefano Marcolini, uno dei difensori, «e probabilmente conquisterà operatori e detenuti». L’avvocato, che ha escluso per ora la possibilità di misure alternative al carcere, si è detto fiducioso sul tema della grazia, ricordando tuttavia che i tempi «non sono brevi» per un’istruttoria simile. «Venerdì, all’ingresso del carcere, Roggero si è rivolto in modo forse un pochino diretto» al capo dello Stato, «però ha anche detto tante altre cose che umanamente mi hanno fatto sorridere», ha concluso Marcolini.
Anche Ciro Maschio, deputato Fdi e presidente della commissione Giustizia si è recato in visita ieri a Bollate: «Non tocca a noi valutare la richiesta di grazia, quello che, invece, possiamo fare è modificare la normativa sulla legittima difesa: non è accettabile che chi subisce un danno perché stupra o rapina possa essere risarcito. Stiamo cambiando questa norma con il nuovo decreto Sicurezza, mentre continuiamo a far sentire a Roggero la solidarietà nostra, assieme a quella di milioni di cittadini anche attraverso la raccolta firme organizzata per lui».
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