Per non dare la grazia a Mario Roggero le stanno provando tutte. Dicono che la clemenza non può essere preventiva e che il condannato deve prima pentirsi, dimostrare di aver cambiato vita, e infine, scontare una parte della pena. Tutte balle e per rendersene conto basta guardare alcuni casi del passato, con persone graziate da Sergio Mattarella o da Giorgio Napolitano senza che ricorressero questi requisiti.
Prendete il caso di Joseph L. Romano, un colonnello dell’esercito americano in forza alla base di Aviano che nell’aprile del 2013 fu graziato dal primo presidente della Repubblica comunista.
Il militare era stato condannato a cinque anni di carcere per aver partecipato al rapimento di Abu Omar, un imam egiziano che i servizi segreti del Cairo volevano riportare in patria per estorcergli informazioni riguardo ad alcune organizzazioni fondamentaliste. Un commando di agenti degli Stati Uniti, aiutati da uomini dell’intelligence militare italiana, si incaricò di sequestrare l’uomo e di consegnarlo nelle mani dei suoi torturatori. L’operazione, scoperta dalla Procura di Milano, portò a una serie di condanne, in parte – per gli 007 italiani – coperte dal segreto di Stato imposto dall’allora presidente del Consiglio Romano Prodi. Ma per gli altri, cioè per gli americani, le sentenze diventarono esecutive. Joseph L. Romano dunque rischiava, ma pochi mesi dopo il pronunciamento della Cassazione, che rese definitiva la condanna, ecco arrivare la grazia di Napolitano. Il colonnello americano si è forse pentito di aver contribuito all’esfiltrazione di un uomo su ordine dei servizi segreti egiziani? Non risulta, come non risulta che abbia espiato anche un solo giorno di galera. Dunque, che si fa con Roggero, gli si fanno scontare anche gli anni che non ha avuto l’ufficiale dell’Us Army? Capisco che nel caso del sequestratore a stelle e strisce a volerne la liberazione fu Barack Obama, ma non mi pare una buona ragione per negare la grazia a un semplice gioielliere del cuneese.
Romano, tuttavia, non è il solo ad averla passata liscia. Qualcuno potrebbe obiettare che questa è storia di 13 anni fa, che risale al precedente presidente della Repubblica. Tesi risibile, ma prendiamola per buona e andiamo a casi più recenti, come per esempio quello di Heinrich Oberleiter, uno dei «bravi ragazzi della Valle Aurina», che negli anni Sessanta insieme a diversi complici portò a termine una serie di attentati in Alto Adige. Nel 1961 il gruppo fu protagonista della cosiddetta «notte dei fuochi», con attentati in contemporanea a 37 tralicci dell’alta tensione, un botto plurimo che fece piombare al buio l’intera provincia di Bolzano. Nel 1964 ad Anterselva una bomba telecomandata provocò il ferimento di sei carabinieri e nel 1966 due finanzieri vennero uccisi in un agguato. Oberleiter un giorno venne arrestato, ma riuscì a fuggire, dimenticando però uno zaino, dentro il quale i finanzieri trovarono un rullino fotografico che, una volta sviluppato, consentì loro di arrivare a un testimone e, successivamente, al covo della banda. Conoscendo i tipi con cui avevano a che fare, i poliziotti prima di entrare fecero intervenire gli artificieri, i quali scoprirono che i terroristi, consapevoli di aver lasciato tracce, avevano predisposto una trappola esplosiva che avrebbe fatto strage fra gli uomini delle forze dell’ordine.
Ecco, uno dei componenti del gruppo di fuoco che terrorizzò l’Alto Adige negli anni Sessanta, nel 2021 ha ottenuto da Mattarella la grazia senza aver fatto un solo giorno di prigione e senza neppure essersi pentito. Nelle motivazioni dell’atto di clemenza il Quirinale parla di riconoscimento da parte di Oberleiter dei propri errori, ma non risulta che ci sia sta alcuna abiura delle proprie idee: semplicemente a quasi ottant’anni il bombarolo si era ritirato. E a ogni buon conto il «bravo ragazzo della Valle Aurina» ha trascorso tutta la sua vita da latitante in Austria. Oberleiter non è stato riconosciuto colpevole di omicidio, perché di questo sono stati accusati altri? Sarebbe come dire che Renato Curcio in fondo non ha responsabilità se alla Cascina Spiotta, durante la sparatoria per la liberazione di Vittorio Vallarino Gancia, sequestrato dalle Br, è morto un carabiniere perché il grilletto lo hanno premuto altri. Oberleiter era un terrorista, ma per lui (e anche per l’Austria, che chiedeva di liberarlo dal peso della condanna) si è fatto ciò che non si vuole fare per Roggero, perché un gioielliere di Grinzane Cavour non ha sponsor né a Washington né a Vienna.
Come vedete non ho citato Nicole Minetti, ma anche l’ex igienista dentale non ha trascorso un giorno in galera né ha espiato le proprie colpe ai servizi sociali, ma per lei Mattarella ha usato la clemenza che non vuole usare per Roggero. Tra le scuse per respingere un atto di clemenza nei confronti di un uomo di 72 anni ho sentito citata anche la questione dell’età. Allo scafista Alaa Faraj, condannato a 30 anni per la morte di decine di persone, il capo dello Stato ha concesso la grazia anche in ragione della giovane età. Ho 68 anni e alla lettura della motivazione mi sono chiesto: essere anziani, come Mario Roggero, può costituire un’aggravante? E avere 22 anni può essere considerata un’attenuante quando c’è di mezzo la morte di trenta migranti? È ovvio che, se il presidente della Repubblica vuole, ogni obiezione può essere superata: il periodo di pena scontato, l’età, la gravità dei reati. Come ci è stato spiegato, la grazia è una misura che può venire concessa anche, come è successo nel caso di Joseph Romano, contro il parere della Procura generale. È una facoltà del capo dello Stato che ricorda il perdono di un monarca, il quale può tutto e non deve rendere conto a nessuno. Il problema però è il seguente: Mattarella vuole graziare un povero cristo che non ha santi in paradiso, tipo Barack Obama? Probabilmente no.
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