Ed ecco che, in un lampo, siamo tornati al dolce clima del referendum: nell’appiccicoso caldo estivo si scatenano tormente con tuoni e fulmini tra il governo e i magistrati. Nuova polemica (o quasi) ma vecchio copione. Nubi nere cominciano ad addensarsi quando il ministro Guido Crosetto scrive su X ciò che pensa riguardo al gioielliere condannato.
«Mario Roggero è in carcere. È stata applicata la legge? Probabilmente si. È giusto? Per me no», dice il ministro. «La legge non è e non può essere sventolata per giustificare l’impossibilità di un magistrato ad analizzare i fatti nella loro totalità, a tenere conto di tutto, anche ciò che non è previsto sia da considerare. È la giurisprudenza, cioè la facoltà dei magistrati di poter interpretare la legge, magari al punto di innovarla. Ci hanno abituato da anni a una giurisprudenza che interpreta le leggi al punto di stravolgerle. È stata una pratica molto in voga per portare avanti battaglie ideologiche o contro alcuni nemici. È una pratica che ha consentito di mandare in libertà dopo pochi anni anche assassini di servitori dello Stato, carabinieri, poliziotti. Per questo secondo me ciò che è accaduto a Roggero è ingiusto, incomprensibile e anche difficile da accettare. Per questo penso vada esperita ogni possibilità perché possa tornare a casa».
Non ha tutti i torti, Crosetto: di sentenze diciamo creative, negli anni, ne abbiamo viste parecchie. E continuiamo di frequente a vedere strane decisioni, soprattutto riguardanti migranti e minoranze, che ci vengono presentate ogni volta come «l’unica decisione possibile in base alla legge», e tuttavia fanno pensare che a volte vi sia un occhio di riguardo per alcune categorie. Di sicuro, per Roggero non ci saranno associazioni di avvocati finanziate da George Soros pronte a sostenere feroci battaglie, e di certo i tribunali non hanno manifestato grande desiderio di comprensione nei confronti del gioielliere, a cui hanno ogni volta confermato condanne pesanti.
Ma a quanto pare la sentenza non basta. Bisogna che Roggero sia punito e pure che tutti se ne stiano in religioso silenzio di obbedienza e approvazione. Crosetto si è reso dunque colpevole di lesa maestà. E si è attirato l’ira funesta dell’Associazione italiana magistrati. Sulla questione è intervenuto Giuseppe Tango, presidente dell’Anm. «Al di là dello specifico caso giudiziario, ovviamente non si può sottovalutare il tema delle aggressioni e delle violenze a danno di commercianti o in abitazioni di privati cittadini», ha detto, «ma questo semmai attiene al profilo della prevenzione dei reati e del controllo del territorio». Certo, come se la magistratura non avesse alcun peso nel contrasto alla criminalità. E le frecciatine al governo non sono certo finite. «Vorrei ricordare», insiste Tango, «che la legge prevede già il sacrosanto istituto della legittima difesa, ma non può tollerare la vendetta privata. Dire il contrario significa minare le fondamenta dello Stato di diritto e questo chi rappresenta le istituzioni dovrebbe saperlo bene».
Segue poi la parte più succosa dell’intervento dell’Anm: «Abbiamo grande rispetto verso il principio di autonomia e indipendenza della magistratura, e non entriamo nel merito delle singole sentenze. Però una cosa vorrei dirla con chiarezza», attacca Tango. «I giudici in tre gradi di giudizio e in modo convergente hanno applicato la legge, come è giusto che sia, perché è questo il ruolo che l’ordinamento assegna loro. Trovo quindi sorprendenti le dichiarazioni di un ministro, che invoca addirittura il potere del giudice di innovarle, compito che spetta unicamente al legislatore, delegittimando al tempo stesso la magistratura con accuse di doppiopesismo tanto odiose quanto generiche».
Liberissimi i magistrati di pensare ciò che vogliono, ci mancherebbe. Ma basterebbe ricordare le decisioni su fine vita e utero in affitto per dimostrare che, quando si vuole, la legge può essere anche forzata in modo da cambiarla senza passare dal Parlamento. Quanto a Roggero, non si capisce perché un ministro non dovrebbe ritenere giusta la richiesta di grazia. Tanto più che, come spiegava ieri lo psichiatra Tonino Cantelmi, il comportamento del gioielliere al momento della tragedia «è stato quello di un uomo traumatizzato, che ha vissuto un nuovo trauma e che in acuto ha reagito sulla base delle riaccendersi di contenuti traumatici rabbiosi. In altri termini», conclude Cantelmi, «potremmo leggere questo caso alla luce della teoria del trauma. Merita la grazia perché è una vittima di traumatismi ingiusti». Tutti questi elementi sono stati adeguatamente considerati in sede di giudizio? Sembra in ogni caso che non abbiano avuto poi molto peso… E allora perché le istituzioni non possono farsi venire qualche dubbio? Sarebbe stato piacevole sentire dall’Anm, una volta tanto, qualche parola se non di comprensione almeno di umana pietà per Roggero. Ma niente. In compenso, rapida reprimenda per Crosetto, la stessa che avanzano anche i magistrati di Unicost, definendo – come prevedibile – irricevibili le parole del ministro.
Ogni volta si ripete che i politici non dovrebbero immischiarsi in faccende riguardanti la giustizia, ma qui sono i professionisti della giustizia a indignarsi se un politico fa il suo mestiere, cioè se auspica soluzioni politiche per un caso la cui complessità non è risolvibile da una sentenza. Il problema sta tutto qui. C’è una decisione del tribunale, è vero, ma anche un problema che va molto oltre l’aula, per altro coinvolgendo emotivamente in profondità la popolazione. Ma qualcuno, invece di provare ad affrontarlo, preferisce rifugiarsi nella polemica. Non sia mai che si perda un’occasione per attaccare il governo nemico…
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