La stampa chiude un occhio su Sala ma adesso il sindaco deve chiarire
Il sindaco di Milano Beppe Sala (Ansa)

A più 24 ore dall’intervento di Giuseppe Sala a Palazzo Marino, sulla vicenda che coinvolge il sindaco, il suo Trust Inter, Finalter ed Engineering, uno dei principali gruppi informatici italiani e fornitore del Comune di Milano e di alcune società partecipate, continuano a mancare risposte.

Da Palazzo Marino non è ancora arrivato un quadro completo dei rapporti con Engineering: quali lavori siano stati svolti, da quali uffici o società siano stati commissionati, in quali anni e per quali importi. Ma anche sul fronte mediatico il caso resta sottotraccia. Il Corriere della Sera, che ha portato alla luce i quasi 2 milioni di euro pagati da Engineering a Finalter e gli accertamenti della Procura di Milano, ieri ha confinato la vicenda nelle pagine locali. Lo stesso hanno fatto Libero, Il Giornale e Repubblica.

Eppure Sala, in consiglio comunale, non si è limitato a difendersi. Ha denunciato «l’evidente intreccio tra media e politica» e ha sostenuto che la storia non avrebbe avuto spazio senza la possibilità di mettere «la mia faccina lì e buttarmi la croce addosso». Il Corriere, almeno finora, non ha replicato. Non ha rivendicato il lavoro giornalistico che ha portato alla luce i rapporti fra Finalter ed Engineering e non ha risposto all’attacco del sindaco.

Di certo il punto dal quale tutto è partito resta intatto. La Procura di Milano e la Guardia di finanza stanno compiendo accertamenti sui quasi 2 milioni versati da Engineering a Finalter per consulenze. Sono state acquisite fatture ed e-mail. Saranno quei documenti a chiarire quali prestazioni siano state commissionate, chi le abbia svolte e quali risultati siano stati consegnati.

La domanda è una: che cosa ha fatto Finalter per ricevere quasi 2 milioni da Engineering? La società di via Borgonuovo opera come holding e società di consulenza ed è guidata dal 2022 dall’amministratore delegato Giorgio Carmelo Mezzadri. Engineering, invece, è un gruppo da circa 14.000 dipendenti e 1,76 miliardi di ricavi, con quasi 464 milioni di costi per consulenze e assistenza tecnica.

Nel frattempo, ieri la vicenda è arrivata in commissione Partecipate-Ambiente. Il consigliere di Fdi Enrico Marcora ha chiesto al presidente di A2A, Roberto Tasca, quali contratti fossero stati affidati a Engineering, per quali importi e con quali procedure.

Tasca ha richiamato l’articolo 92 del Testo unico della finanza: «Non possiamo diffondere informazioni privilegiate ad alcuni azionisti perché violeremmo una norma di legge». Ha poi ritenuto corretto il riferimento agli oltre 15 milioni di euro di forniture di Engineering per il Comune e società come Metropolitana Milanese e A2A, precisando però che A2A non è una municipalizzata, ma una società per azioni privata e quotata. La distinzione societaria può essere fondata, ma la domanda resta senza risposta: quali lavori ha svolto Engineering per A2A, quanto sono costati e come sono stati affidati? Sala ha sostenuto che gran parte degli acquisti sarebbe avvenuta tramite Consip, ma questo chiarisce il canale, non l’oggetto e il valore dei singoli contratti.

Il caso riguarda direttamente Sala perché il Trust Inter detiene il 20 per cento di Finalter, mentre l’80 per cento fa capo a Cinque G di Elena Talenti. Pietro Galli, già al fianco del sindaco in Expo e nominato nel cda di Atm, siede sia in Finalter sia in Engineering: la società che pagava e quella che incassava, dunque, avevano un collegamento diretto.

Nel 2020 Finalter investì inoltre 1,2 milioni in un veicolo legato alla proprietà di Engineering, operazione che Galli avrebbe finanziato con denaro proprio, senza informare Sala. Il sindaco sostiene di non avere mai conosciuto l’attività della società né ricevuto benefici, ma ha ora incaricato il trustee Filippo Zabban – lo stesso notaio del rogito per la vendita di San Siro – di cedere la quota per 10.000 euro.

Resta poi il punto più opaco: l’atto istitutivo del trust. Se il 20 per cento di Finalter è stato realmente conferito nel trust, quella partecipazione non dovrebbe più essere nella disponibilità diretta di Sala. E, trattandosi di un blind trust, il disponente non dovrebbe più intervenire nella gestione né ricevere informazioni sul bene di cui si è spossessato. Eppure Sala ha chiesto al trustee di venderla, come se ne disponesse ancora.

Chi è allora il beneficiario del trust? A chi spettano gli eventuali utili prodotti da Finalter e l’incremento di valore della partecipazione? Chi li riceverà quando il trust sarà sciolto? E, se l’atto prevede un guardiano o protector, chi ricopre quella funzione e quali controlli esercita sul trustee?

È interessante ricordare quello che Sala dichiarava già nel dicembre 2015. Intervistato da Altreconomia dopo la costituzione di Finalter, spiegò che il suo eventuale coinvolgimento nella società sarebbe dipeso «dall’evoluzione della mia candidatura a sindaco». Alla domanda sugli effetti dell’elezione sulla partecipazione, rispose ancora che sarebbero dipesi «dal futuro della candidatura».

Il problema, dunque, non è nato dieci anni dopo. Sala aveva già riconosciuto che l’ingresso a Palazzo Marino avrebbe imposto una scelta. Dopo l’elezione non vendette la quota: la affidò al trust. Ma la cessione è arrivata soltanto oggi.

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